[Road to #scopriamolecarte 9 giugno] Piero Dominici: le sfide dell’ipercomplessità

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Volentieri, pubblichiamo l’abstract di un altro dei nostri keynote speaker del 9 giugno: Piero Dominici, docente di Comunicazione Pubblica presso l’Università di Perugia.

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Le sfide della ipercomplessità… Per un’innovazione inclusiva

«La società interconnessa è una società ipercomplessa, in cui il trattamento e l’elaborazione delle informazioni e della conoscenza sono ormai divenute le risorse principali; un tipo di società in cui alla crescita esponenziale delle opportunità di connessione e di trasmissione delle informazioni, che costituiscono dei fattori fondamentali di sviluppo economico e sociale, non corrisponde ancora un analogo aumento delle opportunità di comunicazione, da noi intesa come processo sociale di condivisione della conoscenza che implica pariteticità e reciprocità (inclusione). La tecnologia, i social networks e, più in generale, la rivoluzione digitale, pur avendo determinato un cambio di paradigma, creando le condizioni strutturali per l’interdipendenza (e l’efficienza) dei sistemi e delle organizzazioni e intensificando i flussi immateriali tra gli attori sociali, non sono tuttora in grado di garantire che le reti di interazione create generino relazioni, fino in fondo, comunicative, basate cioè su rapporti simmetrici e di reale condivisione. In altre parole, la Rete crea un nuovo ecosistema della comunicazione ma, pur ridefinendo lo spazio del sapere, non può garantire, in sé e per sé, orizzontalità o relazioni più simmetriche. La differenza, ancora una volta, è nelle persone e negli utilizzi che si fanno della tecnologia, al di là dei tanti interessi in gioco».

Partendo da questi presupposti “forti”, non è possibile non rilevare come le sfide della (iper)complessità siano sostanzialmente sfide che coinvolgono direttamente le istituzioni educative e formative e che riguardano da vicino l’educazione stessa e i processi educativi, le forme della cittadinanza e l’inclusione, la conoscenza e la democrazia. Come ribadito più volte negli anni, occorre ripensare l’educazione e la formazione per definire le condizioni sociali e culturali di un’innovazione inclusiva, di un’innovazione che non può essere per pochi. Educazione, Scuola e Istruzione non di qualità (concetto che andrebbe sciolto) creano le condizioni strutturali per una società esclusiva e diseguale, non in grado di garantire neanche le condizioni di eguaglianza delle opportunità di partenza. Germi della “questione culturale” e di quella che ho chiamato la “società asimmetrica”, sempre più segnata da disuguaglianze e nuove asimmetrie. E’ necessario, in tal senso, lavorare a fondo nelle scuole e nelle università e, ad un livello non meno strategico, sulla formazione continua e sistematica di tutti gli attori coinvolti, consapevoli  che  il futuro è di chi riuscirà a ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico (Dominici 1998 e sgg.), di chi riuscirà a ridefinire e ripensare la relazione complessa tra naturale e artificiale; di chi saprà coniugare (non separare) conoscenze e competenze; di chi saprà coniugare, di più, fondere le “due culture” (umanistica e scientifica) sia a livello di educazione e formazione, che di definizione di profili e competenze professionali. Facendo attenzione alle “illusioni della civiltà ipertecnologica” (razionalità, efficienza, controllo totale, protezione, sicurezza etc.), alle continue tentazioni delle vie brevi, delle soluzioni semplici, delle strade giù percorse e, per questo, rassicuranti che spesso nascondono soltanto interessi economici e di potere. Questa, la definizione che ho proposto in passato: “Innovare significa destabilizzare”. Ma occorre, prima di tutto, educare e formare criticamente le persone a pensare con la loro testa, a saper riconoscere l’ipercomplessità, a vedere gli “oggetti” come “sistemi” (e non viceversa)**. Rischi vs. opportunità: da sempre, una questione di conoscenza e di gestione della conoscenza (Dominici 1998, 2003). #CitaregliAutori