Perché su Foia e Cad è importante mobilitarsi

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La pubblicazione dei provvedimenti su Foia e Cad approvati in esame preliminare dal governo il 20 gennaio credo ci spingano, come associazione, ad una posizione di critica, come sempre costruttiva ma anche, stavolta, dura. E questo nonostante il decreto di modifica sul Cad contenga elementi innovativi e positivi (in particolar modo, ma non solo, sull’identità digitale, su diversi aspetti della conservazione, sul maggior peso attribuito ad Agid) e il fatto che il Foia sia entrato nell’agenda di governo (anche se rischia di esserlo solo nominalmente).

Il punto chiave, a mio avviso, è che con questi testi (per fortuna ancora passibili di modifiche, per nulla però scontate) e con il processo seguito per elaborarli, si mina alla base, e nella sostanza, ai principi dell’amministrazione aperta, la cui attuazione si allontana così in modo forse irrimediabile nel breve periodo. E questo perché (ad esempio, prendo solo alcuni punti):

  • nonostante si stesse trattando di temi socialmente rilevanti, e la richiesta espressa da diverse associazioni, il processo di elaborazione è stato chiuso alla partecipazione (e se ne vedono i risultati, anche con errori ancora presenti);
  • le relazioni illustrative non spiegano le decisioni prese, ma cercano di presentarle evitando i punti più controversi (vedi le abrogazioni del nuovo Cad, come quella dell’articolo 50-bis sulla continuità operativa);
  • con la formula del silenzio-diniego, il decreto “sul Foia”, oltre che rendere molto improbabile l’accesso, afferma il principio per cui l’amministrazione non deve motivare le proprie decisioni, se non su richiesta espressa e a costo di lunghi procedimenti giudiziari;
  • la governance che è definita nel nuovo Cad non prevede alcuna partecipazione o collaborazione della società civile che non sia estemporanea. Neanche nella forma di una consultazione multistakeholder;
  • identificando il difensore civico con il dirigente responsabile dell’ufficio “per la transizione al digitale” di fatto il nuovo Cad disconosce l’importanza della terzietà nella valutazione dei reclami tra cittadino e amministrazione;
  • nel nuovo Cad si indeboliscono i punti relativi al software open source, al riuso, si chiude di fatto il capitolo delle comunità intelligenti senza aprire nuove prospettive.

Per questo credo che l’impegno debba essere massimo puntando, soprattutto, a far uscire questi temi dall’area degli specialisti e degli addetti ai lavori, fuori dalla nicchia del digitale. Si parla di trasparenza, di partecipazione di cittadinanza, è affare di tutti. E solo con questa consapevolezza possiamo far cambiare questi testi e (ri)mettere l’Italia sul percorso dell’Open Government.

 

Notaqui si può collaborare per suggerire le modifiche al decreto sul Cad e qui la posizione che abbiamo preso come Foia4Italy.