OpenGeoData School: primo resoconto e considerazioni

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OpenGeoData School. Foto di Roberta Dho
OpenGeoData School. Foto di Roberta Dho

Durante i mesi estivi, nel Forum dei soci di SGI si è aperto uno scambio di opinioni circa la scelta dei temi da proporre in occasione delle iniziative che stiamo prevedendo, per testimoniare il primo lustro di vita della nostra associazione. All’interno di questa discussione, alcuni soci si sono interrogati rispetto all’attenzione che il nostro sodalizio pone, o dovrebbe porre, nei riguardi dei cittadini e dei loro bisogni in tema di innovazione.

Non è raro, nelle comunità ristrette (e SGI non è –ancora – un movimento di massa 🙂 ), iniziare un percorso animati da un sincero desiderio di diffondere le visioni condivise dai suoi promotori, salvo poi accorgersi che il dialogo, anche involontariamente, rimane circoscritto tra pochi “adepti”.

Tali riflessioni agostane –sintetizzabili intorno alla domanda “Chi parla con i cittadini?” sono state molto utili nell’ultimo periodo di preparazione del primo incontro della OpenGeoData SchoolMappe esperienziali per l’innovazione territoriale e il turismo”.

Ora che il corso è iniziato e abbiamo raccolto un primo riscontro lusinghiero da parte dei partecipanti –seppur preliminare (le attività termineranno a fine novembre)-, possiamo portare qualche argomento attorno alla risposta che quella domanda sollecita.

I frequentatori di questo sito avranno forse dato uno sguardo nei mesi scorsi alla pagina dedicata all’iniziativa (prima Summer School, poi semplicemente School). Il corso mira a trasferire -a chiunque lo desideri- le capacità per iniziare a lavorare con open geo-data: dalla raccolta, all’interazione con OpenStreetMap, all’organizzazione per poi renderli fruibili con un geo-CMS (Bertalan Ivan, Mappiamo). Questo percorso didattico d’impronta tecnica è stato arricchito con esperienze di #walkabout (Carlo Infante, UrbanExperience), format che, come ci ha fatto osservare Bertalan “consente di mappare con le parole il territorio, rendendo l’utente parte integrante del racconto georeferenziato”. Qui l’efficace e coinvolgente racconto del primo incontro, svoltosi nel weekend 23-25 settembre.

In generale, il percorso formativo è per tutti: tutti quelli che abbiano uno smartphone e lo utilizzino normalmente per svagarsi sui social, organizzarsi un viaggio, documentarsi ecc.

Dovendo indirizzare la proposta per categorie di soggetti, abbiamo evidenziato le seguenti:

  • promotori del territorio (operatori turistici, dell’accoglienza e della ristorazione; operatori delle pubbliche istituzioni, delle associazioni e organizzazioni di categoria);
  • insegnanti, comunicatori e giornalisti che con il loro operato vogliano portare in questi luoghi la cultura dell’innovazione territoriale;
  • studenti e neo laureati in materie tecniche e umanistiche che vogliano sviluppare la propria attività professionale in sintonia con lo sviluppo della comunità intelligente entro cui operano.

Chiuse le iscrizioni, abbiamo raccolto l’adesione di: due professioniste acquesi del settore turistico; un responsabile acquisti e innovazione di un’azienda metalmeccanica dell’astigiano, ma anche socio di un’associazione locale attiva nella promozione del territorio; un’autrice televisiva e impegnata nella pratica di philosophy for children & community; un Geografo iscritto al dottorato in Business & Management dell’Università di Torino; un’insegnante di Diritto ed Economia in un istituto professionale di Imperia (ma iscritta anche al corso di Scienze della Comunicazione a Savona); due giovani architette, collaboratrici dell’associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato (soggetto gestore del sito UNESCO); un’allieva dell’Istituto di Agraria di Casale; un’imprenditrice nel settore Web (contenuti, formazione, tecnologie).

Dieci persone, che ci hanno trasmesso il loro entusiasmo per l’iniziativa, si sono coinvolte fin da subito nell’atmosfera informale del corso –ma diciamolo- anche impegnativa, poiché gli argomenti proposti gli erano del tutto nuovi. Persone che sono entrate in sintonia tra di loro e hanno creato immediatamente una squadra unita e motivata.

Sebbene l’OpenGeoData School riguardi un campione microscopico “di cittadini”, possiamo considerare iniziative come questa, esempi di percorso formativo per accrescere le competenze digitali dei cittadini, che creano un ponte verso quanto elaborano gli esperti?

Finora ho raccolto queste considerazioni.

  1. Il cittadino, lo dice la parola stessa (direbbe Ferrini, il comico), sente il bisogno di conoscere i propri luoghi, di riconoscersi in essi e prova piacere nel condividere con altri (vicini e lontani) le qualità dei propri luoghi.
  2. La Rete non funziona secondo il modello spazio-temporale. Concettualizzare un mondo il cui funzionamento non ha bisogno di spazio e di tempo, è un’operazione straordinariamente difficile, poiché, non solo siamo ancora privi di modelli cui riferirci, ma siamo anche inevitabilmente influenzati da idee precostituite. L’attualità ci fornisce esempi: il referendum per l’uscita del Regno Unito dalla UE (Brexit) è un caso emblematico di come il fenomeno della globalizzazione sia stato interpretato facendo riferimento al modello culturale dello stato moderno centralizzato, come ha posto in evidenza il geografo Franco Farinelli1.
  3. Vivere nell’era della Rivoluzione Digitale implica la presa d’atto che “nulla è più come prima”. Siamo invitati ad accettare nuovi paradigmi e ricercare nuovi modelli per comprendere la realtà e i fenomeni della nostra epoca. L’avvento della Rete ci ha fatto riscoprire che la Terra è un globo e l’umanità abita la superficie sferica del Pianeta. La cultura di epoca moderna è stata costruita sulla base della riduzione del globo terrestre a una mappa, cioè una rappresentazione secondo una logica spaziale della superficie sferica della Terra, e quindi della sua organizzazione.
  4. E’ urgente il superamento della concezione di un mondo ancora cartografico, quando non esistono più sinistra e destra, alto e basso. E’ necessario essere partecipi di un cambiamento culturale che ricostruisca la relazione con i luoghi, in una dimensione che rifletta la globalità vera, cioè prendendo atto che la Terra è sferica: e la superficie della sfera non ha centro. La nostra responsabilità è quella di contribuire a ri-immaginarci in una nuova relazione fra luoghi e il nostro ethos, non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche come senso di responsabilità verso la comunità nostra e quella mondiale.
  5. La risposta rispetto al nuovo modello geografico che la globalizzazione sottende riguarda l’appropriazione delle capacità cognitive e strumentali per muoverci in spazi ibridi, in cui non solo persone ma anche dispositivi e oggetti oscillano tra luoghi fisici e luoghi della Rete; in cui le dimensioni spaziale e temporale assumono nuovi valori, non più soltanto quello legato alla descrizione del territorio, delle sue caratteristiche naturali e delle attività antropiche.
  6. Capacità che ci consentano di stare a nostro agio nella “società informazionale”2, plasmatasi grazie alle nuove condizioni tecnologiche della nostra epoca, in cui sviluppo, elaborazione e trasmissione delle informazioni diventano fonti basilari di produttività e potere. Organizzazione sociale che ha visto emergere network globali integrati: uno spazio dei flussi, cui si affianca però, parallelamente, uno spazio dei luoghi, che si forma seguendo una logica culturale centrata sul primato dell’esperienza, privilegiando e valorizzando il rapporto con lo spazio circostante.
  7. Appropriazione quindi della capacità di utilizzo dei nuovi media, grazie all’impegno per un’alfabetizzazione digitale, che dia la possibilità ai singoli e alla comunità di partecipare in modo attivo a una società sempre più digitalizzata. Per quanto esposto sopra, un’alfabetizzazione anche geo-digitale: con la quale s’intenda non soltanto l’insegnamento e l’apprendimento delle conoscenze di base per l’uso delle tecnologie ma, soprattutto, l’acquisizione di una conoscenza consapevole del loro impiego nel lavoro e nella vita quotidiana.Tale consapevolezza, non può escludere la necessità di possedere, unitamente all’abilità nell’uso della tecnologia, anche capacità riguardanti la particolare forma dell’intelligenza, appunto spaziale3, associata alla rappresentazione nella nostra mente del mondo esterno.
  8. In altri termini, le iniziative di formazione/alfabetizzazione digitale relative ai temi geografici devono accrescere e migliorare le capacità spaziali, approfittando delle nuove funzionalità rese disponibili dalla tecnologia. Esse devono essere orientate verso l’alfabetizzazione spaziale: accrescere sia l’abilità nell’uso competente e confidente delle mappe e la capacità di creare rappresentazioni cartografiche per mezzo degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, sia la capacità di pensare in termini spaziali per affrontare situazioni e problemi nell’ambito della vita quotidiana, all’interno della società e del mondo che ci circonda.

Abbiamo l’impressione di essere solo all’inizio di un sentiero che potrebbe condurci verso nuove esperienze, con ricadute inaspettate. Quanto sapremo imparare da questa esperienza didattica, e ci insegneranno i neo-soci (benvenuti!) della OpenGeoData School, potrà aiutarci nel miglioramento delle iniziative per promuovere un’alfabetizzazione digitale, che inglobi anche le competenze geo-digitali, indispensabili per agire consapevolmente nella “società ipercomplessa”.

L’idea di abbinare l’apprendimento di strumenti per lavorare con gli open geo-data ad un processo geografico -“la mappatura con le parole del territorio”- ci potrebbe portare lontano: un buon antidoto contro la formazione di nicchie di autoreferenzialità, evocate in premessa a questo resoconto.

Mentre produrrà prototipi di mappe esperienziali del territorio langarolo e monferrino, cosa impedisce a questa micro-comunità di avere intuizioni trasferibili –ad esempio- nell’ambito dello sviluppo delle attività previste dal protocollo d’intesa con l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASViS), piuttosto che quelle riguardanti l’accordo di rete Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School (DiCultHer)?

Intuizioni che, fertilizzate in tali contesti e in altri ancora, potrebbero influire positivamente anche nell’individuazione dei profili professionali relativi all’informazione geografica, e al riconoscimento delle abilità e competenze necessarie al professionista GI del nostro tempo.


  1. Brexit è il ritorno dei luoghi contro lo spazio moderno”, Intervista a Franco Farinelli, LA CITTÀ – DI RADIO 3, 24 giugno 2016. Disponibile qui
  2. Quale definita dal sociologo Manuel Castells, vedi as es.: Lo spazio dei flussi. Conversazione con Géraldine Pflieger, in “Dialoghi Internazionali – Città nel mondo, n.° 7 2008, Bruno Mondadori. Disponibile qui 
  3. Con riferimento alla definizione di intelligenza spaziale stabilita nell’ambito delle scienze cognitive: la complessa capacità di orientarsi nello spazio, utilizzarlo, ma anche concettualizzarlo e rappresentarlo.