Position Paper Open Talk: Geo-ICT e risorse, competenze del territorio

La rivoluzione digitale ha ampliato e potenziato i mezzi di comunicazione a nostra disposizione: l’evoluzione repentina del Web, ad esempio, ha avuto un impatto significativo sui social network. Le tecnologie dell’informazione geografica hanno messo a disposizione strumenti che modificano il modo di interagire delle persone, tra loro e con ciò che le circonda: non adoperiamo più le mappe computerizzate soltanto per cercare dove siamo… “comunichiamo” alla mappa dove ci troviamo!

Mentre il rapido sviluppo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (in inglese Information and Communication Technology, ICT) sta cambiando la società e il comportamento umano, la capacità delle persone di comprendere le modalità d’uso dei nuovi dispositivi e dei servizi disponibili, e di come sfruttarne le potenzialità, devono essere migliorate.

Per un numero ancora troppo elevato di individui, anche professionisti, tecnici e persone che ricoprono ruoli di responsabilità nella società, l’uso di Internet e del Web 2.0 è ancora un ostacolo, un handicap. Internet è identificato come uno strumento per la ricerca di informazioni e non come infrastruttura per il Web 2.0, fruibile per l’interazione e la collaborazione tra utilizzatori -creatori essi stessi di contenuti- anche attraverso il dialogo sui social media.

Il position paper propone alcuni argomenti utili per un uso consapevole delle informazioni geografiche digitali e delle Geo-ICT, nel contesto di un loro impiego in risposta a richieste di innovazione espresse da un territorio e dalla sua comunità.

Le iniziative dedicate all’informazione geografica digitale più innovative corrispondono alla strategia adottata per sostenere la nascita di una società “abilitata all’uso dei dati geospaziali”[1].

A livello locale, una comunità “intelligente” risponde a tale attributo nel suo significato più ampio se le soluzioni ICT adottate per migliorare la vita di quella collettività contribuiscono contemporaneamente alla formazione di cittadini e imprese abilitati all’uso dei dati geospaziali, consentendo loro l’accesso e l’utilizzo dei dati territoriali (Roche et al. 2012[2]). Lo sviluppo di una società “abilitata” all’utilizzo dei dati territoriali non deve soltanto essere limitata alla sfera della governance e delle problematiche amministrative, per esempio urbanistiche o della gestione del catasto. Non vi è limite agli ambiti di applicazione consentiti dalle tecnologie dell’informazione geografica, intrinsecamente legate alle evoluzioni del mercato (per es. i modelli di business introdotti da Google, Apple, Facebook, ecc.), ad altre tecnologie emergenti (Web semantico, Internet delle cose, cloud compunting, ecc.), ai fenomeni sociali emersi in Rete (cartografia partecipata, crowdsourcing, …), alle trasformazioni della pubblica amministrazione (open government e open data).

Una comunità, per essere considerata coerente al concetto dell’abilitazione all’uso dei dati territoriali, deve in primo luogo ritenere le informazioni geospaziali un bene  comune  e  renderle  disponibili  per stimolare l’innovazione.

Per questo fine, devono essere rispettate almeno tre condizioni.

Prima di tutto, i cittadini devono poter usufruire di dati geospaziali, avendo anche la possibilità di acquisire un’istruzione adeguata, cioè necessitano di competenza geo-informativa, ossia devono acquisire la capacità di  riconoscere  un  bisogno informativo comprensivo della componentegeografica:  ricercare,  valutare, utilizzare queste informazioni in modo consapevole per creare nuova conoscenza. In secondo luogo, l’attivazione dell’uso di queste risorse informative richiede un ambiente favorevole per la sua condivisione: questo è lo scopo fondamentale dei progetti per la creazione delle infrastrutture dedicate ai dati geografici digitali. Infine, per ottenere condizioni favorevoli all’utilizzo dei dati geospaziali, è essenziale che tali infrastrutture adottino norme e regole condivise a livello globale.

Va inoltre rispettata un’altra condizione, riguardante le infrastrutture dedicate ai dati geografici: per far sì che queste contribuiscano a creare una collettività abilitata all’uso dei dati geospaziali, occorre assegnare ai suoi utenti un ruolo centrale: un’infrastruttura di dati geospaziali progettata e gestita adottando una visione user-centric, ovvero focalizzata sulla comprensione dei bisogni degli individui e del loro punto di vista rispetto all’uso dei dati territoriali, accresce la capacità pratica degli utenti all’utilizzo di queste informazioni, diffondendo un clima di soddisfazione, quindi promuove la loro idoneità rispetto all’uso della componente geospaziale.

Occorre quindi che si affermi la consapevolezza e un consenso diffuso sulla necessità di infrastrutture orientate ai servizi, su cui cittadini e imprese possano fare affidamento per  avere accesso alle informazioni geografiche e ai servizi basati sulla localizzazione. Esse allora possono fornire una più diretta e rapida possibilità di accesso ai dati e di aggiornamento degli stessi, oltre a rendere disponibili servizi per dispositivi mobile, applicazioni in realtà virtuale e aumentata, ecc.

La comunità abilitata all’uso dell’informazione geografica è consapevole dei cambiamenti indotti dalla disponibilità del dato geografico digitale, mutamenti che riguardano non solo il modo di produrre i dati ma anche il loro impiego, legato al continuo evolvere delle esigenze della società. Esigenze che s’intrecciano con le nuove forme di produttività, della wikinomics, un’economia basata sui principi collaborativi piuttosto che competitivi. Scenari in cui s’innescano i processi evolutivi della PA (open government), del settore privato (modello del bene comune), dei cittadini tutti (politica partecipativa).

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[1] Traduzione dell’espressione inglese “spatially enabled”, cioè società conforme al concetto dello Spatial Enablement.
L’essenza di questo concetto, introdotto nell’ambito delle geo-scienze, può essere descritto in termini di attitudine e capacità di un soggetto a realizzare i propri obiettivi attraverso l’uso dell’informazione territoriale. Il concetto Spatial Enablement si riferisce quindi sia all’accesso e all’integrazione dei dati territoriali con altri tipi di dati, sia al contributo che dal loro utilizzo si riesce a ottenere per migliorare le prestazioni di un processo o di un servizio. Questo concetto è applicabile a molte entità: dati, persone, servizi, organizzazioni, mercati, nonché governi e società.

[2] S. Roche, N. Nabian, K. Kloeckl, C. Ratti. Are ‘Smart Cities’ Smart Enough? Global Geospatial Conference 2012: Spatially Enabling Government, Industry and Citizens, Québec City, Canada, 14-17 May 2012.  http://www.gsdi.org/gsdiconf/gsdi13/papers/182.pdf

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