giovedì, Ottobre 28, 2021
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Quali obiettivi per il governo Monti

Quali sono gli obiettivi che realisticamente il governo potrebbe porsi nell’arco dei prossimi 6–12 mesi in tema di agenda digitale? I temi che meriterebbe attenzione e interventi sono ovviamente molti. Alcuni ricadono sotto capitoli più ampi come il sostegno alla ricerca e all’innovazione. Altri, probabilmente richiedono tempi di attuazione molto lunghi. Nello spirito dell’agenda digitale, è auspicabile che il governo imposti azioni chiave che, al di là dell’orizzonte temporale che avrà a disposizione, incamminino il paese su un percorso di innovazione e modernizzazione. Alcune di queste misure sono state già annunciate e messe in cantiere. Altre sono oggetto di proposte di legge come quella degli onorevoli Gentiloni e Rao. Credo che i punti nodali sui quali intervenire siano 5:

  1. Una strategia e un piano esecutivo per banda larga e per le NGN. In questi anni si sono succeduti prima il piano Caio e poi il tavolo Romani. Peraltro, non siamo ancora in grado di offrire una connessione in banda larga ADSL a molti cittadini e imprese. È un obiettivi che il governo si è posto e che deve essere affrontato e risolto una volta per tutte in tempi certi. In parallelo, è vitale che si concordi e con gli operatori una strategia condivisa per lo sviluppo delle NGN la cui attuazione deve partire il più presto possibile per poi svilupparsi compiutamente nel corso dei prossimi mesi e anni.
  2. Una fiscalità che promuova il digitale. È vitale che la tassazione (per esempio l’IVA sui prodotti editoriali) favorisca il digitale rispetto al cartaceo o al mezzo convenzionale. Deve esserci una convenienza diffusa, driver mirati che promuovano la culture e le tecnologie digitali.
  3. Regole e norme per Open Data e Open Services. È essenziale che vengano definite regole e norme tecniche affinché le pubbliche amministrazioni e le società pubbliche rendano disponibili le informazioni e i servizi in proprio possesso come open data e, molto più importante, come open service (tipicamente web services). È questo il passaggio chiave per realizzare servizi evoluti e abilitare la creazione di smartcity, smart community e smart society.
  4. Una regolazione e valutazione delle amministrazioni che promuova il digitale. È vitale che l’amministrazione passi al digitale. Non siamo all’anno zero, ma spesso quanto disponibile è frammentato, poco usabile e usato. È necessario rianalizzare i processi delle PA per verificare dove i processi si interrompono. Non basta fissare date per il passaggio al digitale: è vitale definire tutti i parametri di valutazione e di controllo dei funzionari e delle amministrazioni in funzione di una promozione dei servizi digitali. Per esempio, per motivare il passaggio al digitale si dovrebbe vincolare pagamenti o autorizzazioni al fatto che le informazioni vengano prodotte e trasmesse in  forma digitale, oppure premiare i funzionari e le strutture pubbliche in funzione della quantità di atti e procedure gestire in modo digitale. È solo intervenendo sui driver di funzionamento e di valutazione che si può pensare di innescare processi virtuosi di miglioramento.
  5. Un progetto di medio-lungo periodo e un modello di governance dell’innovazione che vada oltre gli orizzonti di questa o quella maggioranza. La formula della cabina di regia e la distribuzione stessa delle competenze tra i diversi ministeri sono ancora (necessariamente) figlie del modello di governance antecedente questo governo. Mancano ancora una ownership forte dei processi di innovazione digitale, capace di costruire un visione strategica forte, dotata di strutture operative che abbiano risorse e mandato per operare sul medio-lungo periodo su progetti di rilevanza strategica, e con un piano di investimenti certo e rivisto periodicamente che possa alimentare il processo di innovazione del paese.

È soprattutto questo ultimo punto che costituisce uno snodo essenziale per il governo Monti. Il dono più bello che su questi temi il governo può lasciare al paese è una nuova capacità di comprensione, analisi, visione strategica e attuazione di quei processi che sono sempre più vitali per garantire un futuro migliore alle nostre imprese, ai cittadini, ai giovani.

di Alfonso Fuggetta per Nova24 – Il Sole 24 Ore

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1 commento

  1. Vorrei se possibile aggiungere solo un punto: il problema del mercato del lavoro e’ stato affrontato fino ad ora alla garibaldina con agenzie che lanciano newsletter senza un sensologico e facendo piu’ spamming che altro. La Riforma Fornero deve utilizzare la rivoluzione digitale per creare un sistema virtuoso di segnalazione per i lavoratori in mobilita’ dotandoli di strumenti interattivi che permettano di seguire il lavoratore, erogare corsi e proporre progetti e lavori specifici fino a far diventare lo stato di Mobilita’ del lavoratore uno stato di Aggiornamento delle conoscenze certificato dallo stesso Stato ed equiparabile a titoli di studio per trovare un lavoro.

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