Oggi sappiamo quanto i problemi che attanagliano la Pubblica Amministrazione finiscono con l’avere un peso ed una incidenza importante in ogni aspetto della vita quotidiana sociale. E ciò perché la Pubblica Amministrazione è quella istituzione che per eccellenza è preposta alla governance, ai pubblic affairs, alla gestione della res pubblica. Di conseguenza è importantissimo che essa sia trasparente, accessibile ed efficiente verso l’esterno ma per ottenere questi risultati è importantissimo che essa sia sostenibile e vivibile all’interno. Questi risultati si ottengono con una maggiore attenzione alle competenze, alle abilità, alla preparazione, formazione e motivazione del personale. Insomma il vero nervo scoperto della Pubblica Amministrazione è l’esercito di quanti lavorano per essa. Una Pubblica Amministrazione di qualità richiede dipendenti di qualità e motivati, ognuno con una propria mission ben strutturata ed interiorizzata, aliena alla declassificazione, derubricazione dall’impianto organico del personale preposto, sia esso di ogni ordine, grado o livello. e soprattutto al ‘demansionamento’ di cui oggi tanto si parla.
La regolamentazione del personale pubblico è un annoso problema riguardante circa tre milioni di dipendenti su tutto il territorio italiano. La funzionalità di questo grossissimo apparato non è cosa semplice. Ogni nicchia, ogni settore, subisce le influenze della contrattazione generale ma poi è soggetta al recepimento che della normativa fa la dirigenza propria: ciò vale sia per la sanità, la scuola, i trasporti – i servizi insomma – sia gli Enti locali (Regioni, Comuni, ecc…). Un mare di parcellizzazioni sindacali che disorienterebbe chiunque.
Al di là, quindi, del fatto che si evidenzia la necessità di rendere la normativa che regolamenta il settore pubblico più omogenea e di facile comprensione, è ancora più importante che all’interno di ogni settore vi sia una chiarezza d’intenti e di scopi tale da rendere facilmente raggiungibile l’obiettivo, che poi interessa alla società, ossia quello dell’efficienza ed efficacia dei servizi resi dalla Pubblica Amministrazione alla cittadinanza.

L’empasse che si trova a vivere il settore delle Regioni (come quasi tutti i settori pubblici) è spesso – e nella maggioranza dei casi – provocato da una eccessiva presenza di personale non ben destinato a scopi precisi, che il più delle volte, con il passar del tempo, diventa o obsoleto o funzionale solo al sistema dello spoil system e/o aggancio al “potere politico” di turno, senza nessun riconoscimento meritorio, né per la persona stessa, né per l’attività da svolgere, né per la qualità dell’azione su cui va ad incidere, e contribuendo, anzi, al blocco interno delle nuove assunzioni o delle nuove forme organizzative da implementare.

Per questo motivo il governo ha puntato molte chance delle propria efficacia sulla riforma della pubblica amministrazione.

Oltre il focus principale sulla ‘trasparenza’ sia delle azioni amministrative, sia dell’organizzazione stessa dell’intero apparato, la riforma veramente epocale è stata date dalle nuove tecnologie con gli Open Data e i software aperti. Ma da una ricerca condotta da ForumPa – il Forum permanente della Pubblica Amministrazione – risulta che le Regioni, ad esempio, rubricate tra gli Enti Locali, non corrispondono pienamente agli obiettivi di trasparenza e condivisione dei dati aperti e dei software di gestione, sia tra i vari settori delle amministrazioni stesse, sia con i cittadini.

La Campania manco a dirlo è ultima. Risulta, dalla ricerca, che a fronte di un 91% di adempimenti di open data del Piemonte, la Campania registra un 77,61%. Dietro la Basilicata, molto dietro persino al Molise – regioni piccole e che dovrebbero avere minore disponibilità di risorse e capitale umano.

La tabella che segue mostra i dati della ricerca condotta da ForumPa sull’adempimento dei dati obbligatoriamente da pubblicare da parte delle Regioni. Nella colonna ‘Numero PA’ si evidenziano i numeri delle Amministrazioni che hanno pubblicato dati. Nella colonna ‘Totale PA’ si evidenziano il numero delle Pubbliche Amministrazioni presenti nella Regione di riferimento.

TABELLA

Scrive Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FORUM PA , in prefazione alla ricerca:

Di tutte le riforme della PA che si sono succedute, da quella di Remo Gaspari che produsse la famosa legge 241/90 sulla trasparenza a quelle di Sacconi, Cassese, Bassanini, Frattini, Brunetta quella che è disegnata dalla legge delega arrivata alla Camera dopo un lungo e complesso iter al Senato e detta “Legge Madia” è quella che probabilmente ha più probabilità di incidere sui numeri delle amministrazioni pubbliche. Inciderà sui numeri fondamentali dati dai costi per le strutture e per il personale non solo perché è forse la più impegnativa in termini di decreti legislativi delegati che partorirà, ma anche perché essi andranno a toccare alcune aree della macchina amministrativa che per ora erano sfuggite a precedenti tentativi di razionalizzazione.

Complessivamente le amministrazioni hanno risposto agli obblighi imposti dai decreti legislativi 33 e 39 del 2013, ma con grande difficoltà interpretativa e spesso con adempimenti solo formali. Le cause additate dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per questo parziale insuccesso sono: oscurità e sovrabbondanza legislativa (più cose sono state normate ‘n’ volte); peso eccessivo degli adempimenti in capo alle amministrazioni (nomina di responsabili, piani, rapporti, ecc.) spesso solo formali.
L’ANAC ha predisposto anche un controllo da parte degli Organismi Indipendenti di valutazione e ad una prima analisi di quell’84% di amministrazioni che in media pubblicano i dati un ulteriore 16% ha dati insufficienti o di bassa qualità, portando quindi il grado di compliance al 71%