domenica, Ottobre 24, 2021
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Nuovo Governo, vecchia innovazione, anzi nessuna!

Appena annunciato il nuovo Governo il primo pensiero va alla lettera che abbiamo inviato al Presidente Monti chiedendogli un ministro dell’Innovazione e all’Agenda Digitale… non solo non ci ha ascoltati, ma non c’è neppure un ministro alla Funzione Pubblica: la Pubblica Amministrazione va in naftalina fino a nuovo ordine?

Peccato… speravo di averne viste già abbastanza di “occasioni perdute”!

Ma non ci arrendiamo e lavoriamo ancora più sodo per gli Stati Generali dell’Innovazione, adesso più che mai c’è bisogno di noi!

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14 Commenti

  1. Utopici governi tecnici.
    nell’antica, antichissima Roma, nei momenti critici si nominava un Dittatore con poteri decisionali ed esecutivi pieni.
    Facendo finta di copiare quella assolutamente non replicabile iniziativa, in tempi moderni si fanno “Governi Tecnici” o “di emergenza” o comunque li si voglia chiamare. Ma questi Governi, è bene chiarirlo, decidono solo quello che il Parlamento vuole ed infatti sono soggetti alla sua fiducia.
    Cosa succede? I provvedimenti semplici e di piccolo cabotaggio sono votati da tutti. I punti critici ed i provvedimenti ostici, ai quali sono alternativamente ostili le vecchie maggioranze ed opposizione, non vengono affrontati. Ancorchè lo studio e le soluzioni proposte per i temi sgradevoli siano formulate al massimo della sapienza scientifica.
    Una piccola protezione per il Governo Tecnico poteva essere l’inclusione di alti esponenti delle avverse fazionii, e questa sarbbe stata una minima garanzia di corresponsabilità nelle decisioni. Con pretestuose ragione le opooste fazioni hanno voluto il Governo vergine dai politici per potersi garantire di non perdere la faccia accettando regole sino al giorno prima ostate con caparbia determinazione.
    Non sono un promotore del caosa tutti i costi, ma tento di essere un promotore di tesi di basso livelo pratico.
    C’è qualcuno che sappia spiegarmi dove è l’errore di questo mio punto di vista…..politicamente e realisticamente parlando.

    • Secondo me dobbiamo guardare con attenzione/partecipare attivamente alle mosse di Corrado Passera “superministro alla crescita”. Se ho capito bene è nelle sue mani il budget per investimento relativo alla banda larga per la costruzione di una rete di nuova generazione! E noi ben sappiamo che senza una adeguata infrastruttura sarà difficile sviluppare “l’economia della conoscenza”!!!

  2. Io invece non sono d’accordo. Perché mi pare presto per un giudizio (facciamo passare almeno 24 ore… :-)), e poi perché la presenza o l’assenza di un ministero non cambia nulla.

    I ministeri che abbiamo visto in questi anni, propaganda senza soldi e autorevolezza, guidati da politici senza nessuna competenza, a cosa sono serviti? Non è istituendo il Ministero dell’Innovazione che si fa innovazione.

    Preferisco Governi con pochi ministeri, ma molti mezzi, ottenuti risparmiando e accorpando. E competenze abbastanza ampie da far funzionare la macchina amministrativa. La parcellizzazione delle competenze ha creato molte poltrone utili alla politica, ma inutili a decidere (e incidere).

    Se poi un Presidente del Consiglio non trova il tempo per risponderci (magari perché lavora e non perché fa feste con prostitute minorenni), sta a noi acquistare visibilità e consenso, tali da portarlo a rispondere alle nostre sollecitazioni.

    Del resto, l’appuntamento del 25 e 26 serve anche a questo, no? A portare all’attenzione di tutti gli Italiani, compreso il Presidente del Consiglio, l’utilità dell’innovazione. O almeno, speriamo sarà il primo passo in questa direzione.

    Ciao.

  3. Io trovo che l’ostacolo principale sulla strada dell’innovazione come la concepiscono gli utopisti sociali contemporanei (ai quali in teoria sono favorevole) sia proprio la parola “innovazione”. Nell’inflazione pubblicitaria del frusto termine “innovazione” si condensa l’utopismo, quell’appesantire la progettualità fino a bloccarla dirottando enormi energie dall’azione alla comunicazione. Non sarebbe tempo di rendersi conto che “innovazione” ormai è un contenitore vuoto, una parola inerte per l’etica, per la civiltà, per la stessa tecnica che come sanno anche i bambini oggi è in stato di rivoluzione perpetua e perciò è sempre più retrò e fuori sync chiamare rivoluzionaria? Una parola neutra anche alle emozioni, che non dice più nulla alla gente. Credo che le chances di creare una sorta mobilitazione civile intorno all’innovazione, sic et simpliciter, a forza di apologie, quasi fosse una divinità a cui bruciare incensi, diminuiscano ogni giorno che passa. Per quanto ne so, l’innovazione vera parla da sé senza parole e fa innamorare ed è così che cambia la vita delle persone e dei popoli.

  4. Non sono per nulla d’accordo con le critiche a Monti dopo due giorni dall’insediamento, come molti fanno in questi giorni. Ricordiamoci la situazione in cui si trova l’Italia e dell’enorme lavoro che Monti e il suo governo sono chiamati a fare. Da quali iniziative comincereste voi? Io dalle misure economiche e dalle iniziative per favorire la crescita, quindi, per forza di cose, dalle infrastrutture informatiche e dagli investimenti sul digitale, tra le prime … Diamogli tempo. Io sono ottimista.

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