martedì, Ottobre 19, 2021
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Necessario il ritiro del DDL Intercettazioni: troppo alto il rischio per la libertà d’espressione e d’informazione nelle reti telematiche

Comunicato stampa

L’associazione statigeneralinnovazione.it esprime la sua decisa contrarietà al cosiddetto DDL intercettazioni e ne chiede il ritiro; sostiene inoltre Wikipedia nella sua battaglia per la salvaguardia della propria libertà e indipendenza.

Il governo e la maggioranza hanno deciso di far slittare la discussione su questo contestato “DDL Intercettazioni”, che rischia di minare la possibilità di informazione anche da parte dei media e di indagine da parte della magistratura.

Il DDL contiene un comma, il 29, col quale di fatto si nega la libertà di espressione sulla rete anche ai normali cittadini e che, se in vigore, provocherebbe anche la chiusura di siti come quello di Wikipedia. Abbiamo accolto con favore l’emendamento del Comitato dei Nove che riduce il danno del comma 29, riconducendo l’obbligo di rettifica alle sole testate registrate. Si tratta però solo di una riduzione del danno, che permane, e comunque di un emendamento che non c’è certezza sia approvato al termine della discussione parlamentare.

Lo slittamento è una buona notizia, ma rimane sempre in predicato la possibilità di riavviare il percorso parlamentare del decreto dal punto in cui è oggi, con il rischio, che l’associazione statigeneralinnovazione.it reputa insostenibile, di approvare il comma 29 originario e pregiudicare la libertà di espressione dei cittadini.

Per questa ragione chiediamo con forza il ritiro del decreto.

Gli Stati Generali dell’Innovazione

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3 Commenti

  1. A PROPOSITO DELL’ART. 29 DEL DDL INTRECETTAZIONI.
    Uno spunto di discussione su quanto scritto, ripetuto, commentato ed affermato sul famoso art.29 del DDL Intercettazioni.
    La mia interpretazione, che vorrei commentata o confutata da giuristi specialisti, discende da una lettura banale dell’articolo di legge e da una visione che ritengo relaistica del mondo normale, in rete o no.
    ATTILIO A. ROMITA
    Mail: attilio.romita@gmail.com

    LA NOTIZIA: (tratta da un blog)
    Il ddl intercettazioni all’esame della Camera ripropone l’obbligo di rettifica per i siti web non facendo distinzione tra siti professionali, d’informazione e semplici blog.
    Il comma 29 dell’art. 3 del Dd sulle intercettazioni prevede ancora che “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.
    La mancata rettifica nel termine, comporterebbe, per il blogger una sanzione pecuniaria sino a 12 mila euro.
    La norma oltre che sciocca è anche pericolosa per la libertà di espressione sul web non tanto per i contenuti immessi direttamente dai bloggers o per gli articoli immessi nelle testate telematiche quanto per i commenti espressi dai singoli lettori che, probabilmente non vedremo più.

    IL MIO COMMENTO E SPUNTO DI DISCUSSIONE.
    Il mio punto di vista è di molto difforme dalla vulgata dei commenti fatti da tante persone, addette ai lavori o no, protestatori di professione o professionisti impegnati.
    PRIMA CONSIDERAZIONE: E’ cognizione comune che una notizia in rete ha una velocità di diffusione e di penetrazione molto maggiore rispetto a qualsiasi altro mezzo di comunicazione.
    SECONDA CONSIDERAZIONE: E’ cognizione comune che non tutte le notizie e commenti pubblicati in rete possono essere considerati, vista la tanto difforme provenienza, esatti e perfettamente aderenti la realtà.
    TERZA CONSIDERAZIONE: E’ tradizione del web, riaffermata e rivendicata da tutti i blog, una completa libertà di espressione e, soprattutto, di pubblicazione senza filtri di quanto i partecipanti ad un blog inviano.

    Sulla base di queste considerazioni, vediamo cosa avviene oggi nel caso di una notizia falsa che potrebbe ledere la dignità o gli interessi di qualcuno.

    PRIMO TEMPO: Il blogger TIZIO scrive un post, su “Pincopallo in rete”, del tipo: “L’imprenditore CAIO è un ladro, stupratore e sfruttatore di minori” e non importa se la notizia è vera e falsa.
    SECONDO TEMPO:Il signor CAIO, sentendosi insultato, scrive un post su “Pincopallo in rete” e suqualsiasi altro sito lui vuole: “Blogger TIZIO è uno sporco falsario che parla di cose che non conosce ed io somo considerato anche un benefattore dell’umanità”.
    TERZO TEMPO:Sia il post di Tizio che il post di CAIO sono pubblicati su “pincopallo in rete” esattamente allo stesso modo in quanto questo sito dichiara di non fare monitpraggio preventivo su i post che arrivano.
    COMMENTI CONCLUSIVI.
    1. L’art.29 prevede che notizia e smentita abbiano la stessa dignità, e questo già avviene anche ora quasi automaticamente e questo articolo soltanto ribadisce un concetto.
    2. La rete ed il web sono un mondo nuovo che come accade normalmente hanno avuto un primo periodo in cui vigevano le “leggi di frontiera”, ma che, vista la attuale diffusione universale, è giusto che rientrino nelle “leggi universali del vivere comune”.
    3. La rete ed il web, se non vogliamo considerare un luogo pubblico, devono essere almeno considerati come un luogo aperto al pubblico e come tale soggette ad una legge “normale”.
    4. Forse sarebbe utile che tutti i post fossero firmati o, ed avviene già ora, che fossero immessi da “utenti registrati” e che queste registrazioni possano essere rese disponibili su ordine del Magistrato. E tutto ciò non lederebbe la libertà di nessuno.

    CONCLUSIONE.
    Tutta la bagarre scatenata a tutti i livelli contro l’art.29 è solo inutile vocio senza alcun valore ed al massimo indica una assoluta incapacità di andare oltre la lettura delle prime due parole di una qualsiasi cosa scritta e di voler trarre conclusioni che nel migliore dei casi possono essere qualificate come pretestuose intendendo la protesta, basata o solo altisonante, come pretesto per farsi conoscere.

    • Non sono daccordo, forse sono anche io un protestatore di professione.
      La legge vigente già assoggetta la mia libertà di espressione, ovunque (quindi anche sul web), a delle regole. Io, sotto la mia responsabilità, posso pubblicare uan qualsiasi notizia e poi rispondo della sua fondatezza, e se per caso ne deriva un danno a qualcuno io sono passibile di essere citato per danni.
      Ovviamente, sono passibile nel momento in cui sono identificabile. Lo stesso problema si ha quando si diffondono i contenuti di lettere anonime, a mezzo stampa o a mezzo blog non fa differenza: se un giornalista pubblica il contenuto di una lettera anonima, specificando che si tratta del contenuto di una lettera anonima, questa può contenere qualsiasi cosa. Non compete al giornalista verificare la fondatezza di quel contenuto, solo specificare la fonte. Purtroppo, anni e anni di mala informazione ci hanno abituato a dare un credito esagerato alle lettere anonime (perché il concetto di lettera anonima può essere facilmente applicato a tante notizie pubblicate sui media), e tutti ci dimentichiamo che una lettera anonima è qualcosa di cui nessuno si assume la responsabilità.
      Allora, da cosa nasce il bisogno di questa nuova norma? Mancano le leggi? Vengono male applicate? E’ un problema di vuoto legislativo o di incapacità civica a valutare e soppesare le cose per quel che sono? Non so, fai tu: a me sembra che la preoccupazione di introdurre nuove norme in un contesto come quello italiano non riguardi la necessità di colmare dei vuoti, ma di tappare delle bocche in modo intimidatorio: rischio tot mila euro di multa se non ritiro un mio pensiero che qualcuno ritiene offensivo nei suoi confronti. Ma per dirimere queste controversie mi pare ci sia già una legislazione ed una giurisprudenza, o sbaglio? Qui non sarebbe un giudice a stabilire la validità di un diritto di rettifica, ma il potenziale offeso, a torto o a ragione. Mi sembra una vera forzatura.
      Poi, fai tu, so bene che non si può essere daccordo su tutto.

  2. A Danilo.
    Non sono riuscito ad interpretare completamente la tua risposta.
    Provo qualche precisazione.
    E’ vero non occorrono nuove leggi per il web perchè il web 2.0 soltanto perchè è autonomamente democratico e libero, se tu dici male di me, io ti posso rispondere e chi legge deciderà dove è la verità.
    Solo per la precisione, io non credo che si possa pubblicare impunemente una lettera anonima offensiva e, se questo è vero, tutto il tuo ragionamento mi sembra che caschi.

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