Tizio Dei Tizi è un professore ordinario in una prestigiosa università pubblica del Nord Italia. Ha 68 anni ed è stato da poco nominato preside di facoltà. Tra circa 7 anni andrà in pensione, ma ha già trovato il modo di assicurarsi alcuni incarichi accademici anche dopo i 75 anni.

Lui non usa il computer, nemmeno per la posta elettronica o per scrivere brevi lettere; e comunque non saprebbe nemmeno inserire la carta nella stampante. Non ha mai imparato, troppo preso in questioni ben più importanti ed intellettualmente più elevate che imparare certe cose da comuni mortali.

Poi, in fondo, qual è il problema? Nessuno; tanto c’è la segretaria di dipartimento che si presta a scrivere sotto dettatura qualsiasi cosa, o addirittura a trascrivere interi articoli, documenti e delibere scritti a penna dal professore.

E’ lei ad avere le password della posta elettronica del professore e a gestire in sua vece ogni comunicazione. Il che significa che ogni volta che arriva un messaggio la segretaria lo stampa e lo porta di persona sulla scrivania del professore che può leggerlo con tutta calma e poi buttarlo nel grosso e sempre pieno bidone della carta da buttare. E se il messaggio richiede una certa urgenza, allora lei si preoccupa di telefonare al professore per leggergli a voce il messaggio, e ovviamente lo chiama sul cellulare perchè lui non può mica permettersi di essere sempre in istituto; in fondo ha anche uno studio professionale da mandare avanti… A volte lui stesso si confonde tra lo studio e l’istituto, perchè in studio a volte ci sono i dottorandi e gli assegnisti che lavorano su pratiche di consulenza professionale, mentre in istituto ci sono i praticanti dello studio che lavorano sugli atti dell’ultimo convengo e impaginano le bozze delle locandine.

Ma tornando alla questione dell’uso del computer… ci si chiede: è ancora accettabile? L’uso del computer a livello minimo (posta elettronica, navigazione e videoscrittura) è ormai nell’uso comune da più di 15 anni. Quindi benchè sia comprensibile una certa difficoltà da parte dei più anziani ad avvicinarsi alle nuove tecnologie, non è accettabile un loro arroccamento conservatore e snob verso la tecnologia, che cela solo pigrizia, rigidità mentale e ritrosia a sporcarsi le mani.

Quello che mi viene da chiedere, specie in un periodo di austerity come questo, è quanti soldi vanno sprecati per sostenere l’attività di questo autorevole (???) esponente del mondo scientifico italiano che ho qui chiamato Tizio Dei Tizi? Ore di lavoro di una segretaria che da segretaria di dipartimento diventa sostanzialmente una segretaria personale; carta e inchiostro per stampare comunicazioni che non è necessario stampare; telefonate su numeri privati che si potrebbero evitare; brutte commistioni tra collaboratori privati e “mano d’opera intellettuale” pagata invece con fondi di ricerca (e che quindi dovrebbe occuparsi di progetti di ricerca e non di attività di consulenza per uno studio professionale). E’ davvero ora di finirla.

Se togliamo la questione dell’uso di dottorandi e assegnisti di ricerca a scopi privati (che è in effetti la cosa più vomitevole) e rimaniamo sull’aspetto della sola ritrosia verso l’uso delle tecnologie, si potrebbe fare lo stesso ragionamento per il mondo della giustizia e della pubblica amministrazione in generale. Quanti giudici e quanti dirigenti sono nelle stesse condizioni? Quante le risorse sprecate a causa del loro “ah io il computer non lo uso”?

Ora, la soluzione semplicistica sarebbe il classico “tutti a casa e largo ai giovani” (che a me non scandalizza nemmeno molto). Ma ce ne potrebbero essere alcune intermedie e meno destabilizzanti socialmente.

Ad esempio, proviamo ad imporre per legge il superamento di un’idoneità di informatica base A TUTTI, anche a chi sta nei piani alti (bisogna iniziare a capire e a far capire che in questo momento storico nessuno è intoccabile). Chi non la supera o non intende sostenerla, subisce automaticamente un congruo decurtamento dello stipendio. Con le somme così risparmiate si potranno pagare le risorse (umane e tecniche) per colmare il ritardo tecnologico di questa gente.

Non possiamo più permetterci di giustificare nè di sottovalutare.

(ispirato ad una storia vera. anzi, a troppe storie vere)

Tratto da: http://aliprandi.blogspot.com/2012/02/la-ritrosia-verso-la-tecnologia-un-vero.html


Articolo precedenteLa lezione di Steve Jobs: una riflessione italiana
Articolo successivoProposte per emendare il dl semplificazioni