Inventare per imparare: incontro con Sylvia Lybow Martinez

400
Incontro con Lisa Petrides

Grazie alla cortesia della Ambasciata USA a Roma abbiamo avuto il piacere di incontrare privatamente la d.ssa Sylvia Libow Martinez lo scorso 9 Marzo e conversare informalmente con lei per quasi due ore.

Sylvia Libow Martinez, co-autrice del libro “Invent to Learn” e co-fondatrice dell’associazione “Generation Yes”; è un personaggio di spicco del movimento dei Makers negli USA ed è impegnata da anni nella diffusione di questo approccio culturale nell’insegnamento presso le scuole statunitensi e non solo.

“È stato veramente un incontro piacevole che ci ha offerto uno spaccato a 360° del mondo della scuola statunitense e dei suoi successi e fallimenti lungo la via del rinnovamento. Condivido pienamente l’approccio umanistico e multidisciplinare di Sylvia all’insegnamento delle discipline scientifiche”. Così ha commentato Fulvio Ananasso, Presidente di SGI, presente all’incontro.

Sulla stessa linea di pensiero il Segretario Paolo Russo: “Abbiamo imparato che i problemi sono un po’ gli stessi in tutto il mondo. Si cade facilmente nella tentazione di modernizzare la scuola, semplicemente aggiungendo al curriculum le materie più attuali, ma senza preoccuparsi di integrarle con l’esistente secondo un modello culturale coerente. La scuola e soprattutto gli studenti non hanno bisogno di nuovi silos. E con la velocità del cambiamento nell’era digitale non è neanche più un metodo sostenibile”.

Per Marco Calvo “la scuola italiana e statunitense sono decisamente mondi diversi, ma proprio per questo forse potrebbe essere interessante capire i motivi per cui da noi funzionano alcune cose e da loro altre. La mia sensazione è che alcuni problemi che attribuiamo ai nostri politici siano in realtà globali, e che in alcune nazioni più ricche dell’Italia possano paradossalmente essere anche più evidenti”.

“Quello che mi porto a casa da questo incontro” – commenta Paola Santoro – “è sicuramente l’urgenza di agire tenendo conto della complessità del sistema scuola/università/famiglie/territorio. Ciò che manca, a mio avviso è la capacità di attribuire un significato a questa tecnologia percepita sempre come più invadente e disruptive. Questo fa paura, alle scuole, ai docenti, alle famiglie…
Ed è difficile superare questo blocco psicologico senza dotare i professionisti dell’Educazione di un paradigma teorico metodologico multidimensionale e interdisciplinare di riferimento e che sappia rispondere alle esigenze di un apprendimento sempre più esperienziale. Un paradigma che aiuti loro a comprendere come integrare le opportunità tecnologiche nella loro didattica”.