mercoledì, Ottobre 20, 2021
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Insieme per la Digital Cultural Heritage School

La Digital Cultural Heritage School è nata questa mattina presso la magnifica sala Perin del Vaga dell’Istituto Sturzo in Roma. Se mai avessi avuto dubbi sulla bontà della decisione di investire parte del mio tempo nelle attività degli Stati Generali dell’Innovazione, giornate come quella di oggi le avrebbero fugate.

Nello Iacono ha firmato l’adesione di SGI all’accordo di rete. È una iniziativa di grandissimo rilievo che si propone di affrontare finalmente il più grande problema delle nostre numerose esperienze di eccellenza per l’innovazione nel settore culturale: la solitudine. Si sta disegnando un sistema di relazioni che permetterà finalmente a queste eccellenze isolate di plasmare un pensiero, una strategia e, nel tempo, anche una azione comune. L’obiettivo è la costituzione di una scuola “a rete”, che permetta di affrontare in maniera sistematica il problema delle competenze digitali necessarie non solo per la valorizzazione del patrimonio culturale, ma anche per lo sviluppo delle arti e delle attività umanistiche. Questa mattina ha preso corpo un lungo e paziente processo di tessitura di relazioni, di cui va certamente reso merito a Carmine Marinucci, segretario di AICI, che ha portato intorno ad uno stesso tavolo una lunga lista di prestigiose organizzazioni, ma soprattutto un folto gruppo di persone che vogliono fare il possibile per cambiare in meglio il nostro paese. Stiamo parlando del CNR, del GARR, di numerose università, di AssoKnowledge… la lista è troppo lunga per citarli tutti. Per questo vi rimando al sito – per ora di pura testimonianza della firma – dove potrete anche leggere i nomi dei politici che sono intervenuti a testimoniare il loro sostegno all’iniziativa. Per non fare torto a nessuno non li cito qui, ma mi limito ad una osservazione. Ho abbastanza esperienza per riconoscere le dichiarazioni di circostanza dei politici fatte per compiacere l’uditorio dagli interventi su temi su cui sono competenti e che stanno loro a cuore. Eravamo decisamente nel secondo caso.

Il ruolo degli Stati Generali dell’Innovazione in questo contesto è chiaro: facilitare il processo attraverso i contributi di idee – e non solo – che possono essere fornite dai tanti innovatori operanti al di fuori delle grandi strutture sopra citate. SGI è il soggetto che può e deve trasformare queste voci in un coro e permettere loro di dare il proprio contributo su questo tavolo come una comunità. Magari anche attraverso formati di confronto e dibattito a loro volta innovativi. Insieme abbiamo la possibilità di incidere in maniere che individualmente non ci sarebbero mai possibili. È stato questo il senso degli interventi dei nostri Nello Iacono e Carlo Infante, che anche io condivido assolutamente.

Ci siamo organizzati per raccogliere questa sfida stimolante. Chi tra i soci fosse interessato ad essere inserito nel gruppo di lavoro, nel può mandarmi una mail all’indirizzo segreteria.generale@statigeneralinnovazione.it e sarà invitato nell’area riservata. Tuttavia, un “mi piace” alla Facebook non basta. Siamo SGI ed esistiamo perché vogliamo contribuire a cambiare le cose. Che è interessato a partecipare deve essere pronto a contribuire attivamente. A partire dalla mail di richiesta che deve contenere la vostra risposta in non più di 500 caratteri a questa domanda: “Quali sono secondo voi sono le tre esigenze prioritarie per la diffusione delle competenze digitali nel settore delle arti e della cultura?”

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1 commento

  1. Un particolare ringraziamento agli SGI per la qualificata adesione alla Scuola (www.diculther.eu) e per le prospettive di lavoro e di riflessione avviate cui sono certo le energie intellettuali afferenti a SGI non mancheranno di “farci guardare al di la di dove sorge il sole”

    Non una Scuola per proporre percorsi di formazioni che “usano” la rete ma intelligenze “a rete” per sostenere le politiche e il contesto digitale in Europa e le sue rapide trasformazioni. L’approvazione infatti di una serie di documenti in questi ultimi mesi a livello politico da parte dell’UE, intervengono in un momento particolarmente propizio in quanto la creazione di un “mercato unico digitale” (come noto fra le priorità della nuova Commissione) postulano l’ accesso incondizionato e convergente ai servizi culturali da parte dei cittadini europei, ovunque essi si trovino, ed apre il settore della Cultura a nuove sfide (dalla tutela del diritto d’autore, alla qualita’ dei nuovi contenuti, alla salvaguarda delle reti) da affrontare con approccio trasversale ed olistico e culturalmente avanzato.

    Tra l’altro e certamente di non minor impatto, i recenti indirizzi in materia di nuove modalità di gestione partecipativa del Patrimonio culturale, a cominciare dalla nozione (dinamica) di patrimonio inteso come “risorsa e bene comune” su cui dover contare ai fini della crescita e dello sviluppo della cultura, della società e dell’economia europea, e non più, quindi, quale mero ricettore di finanziamenti pubblici finalizzati alla dimensione (statica) della sua conservazione e trasmissione. Indirizzi che fanno emergere per la prima volta il profilo di una “responsabilità condivisa” fra i vari attori, siano essi pubblici o privati, e fra diversi livelli (locale, regionale, nazionale ed europeo).

    Sfide queste che coinvolgono tutti e a tutti i livelli e, ringrazio ancora SGI per avere aperto questa discussione, che sono certo sarà foriera di intriganti interconnessioni
    Carmine Marinucci

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