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Da domani prende avvio la decima edizione dell’Internet Governance Forum. Il Forum che ogni anno si svolge in diverse parti del mondo con il proposito di diffondere sempre più a livello locale, capillare, la conoscenza circa i ‘nodi della rete’. In pratica l’obiettivo è quello di analizzare le modalità attraverso cui si possano diffondere ed implementare le moderne tecnologie e le relative abilità informatiche per supportare i paesi in via di sviluppo o che necessitano di uno sviluppo più avanzato, per stabilizzare i paesi che già adottano ‘buone prassi’ informatiche e tecnologiche e per rendere contemporaneamente il mondo economicamente sostenibile attraverso l’uso diffuso della rete. Ma siamo realmente sicuri che questa conoscenza la si vuole diffondere realmente? Siamo sicuri che ciò che sta a cuore ai paesi economicamente più sviluppati sia quello di diffondere e agevolare sempre più internet? Perché si parla tanto di privacy attraverso la rete? In fondo è molto semplice. Era il 2005 quando Steve Jobs tenne il suo discorso più famoso all’università di Stanford. La frase passata alla storia è la seguente « Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero ».
Steve Jobs viveva per aprire l’informatica al mondo, per rendere Internet accessibile, usabile, veloce, facile, sicuro. Sono le parole di Steve Jobs: usabilità, accessibilità, velocità, interfaccia intuitiva. Per lui niente doveva essere limitato, niente era limitativo. Ma nel 2011 Jobs è morto, purtroppo e da quel momento molto è cambiato. Certo sono stati fatti ulteriori passi avanti nell’utilizzo della rete, tuttavia essa non è più tanto accessibile, non più tanto sicura. Alcuni governi del mondo la guardano con occhio ‘sbieco’ altri ne limitano l’uso, altri ancora controllano sottotraccia, agevolando l’appesantimento dei sistemi informatici, unitamente alle innumerevoli pubblicità che si aprono ad ogni link, rendendo la nostra vita privata meno privata, facendo della tracciabilità non un arma legale ma un’arma con doppia faccia. Non siamo più ‘amministratori assoluti’ dei nostri pc, altri li amministrano per noi, con noi. Sui luoghi di lavoro, poi, per evitare abusi e costose illegalità, tutto è ancora più controllato e appesantito, lento e … indecoroso.
Insomma internet è sul filo di lana per diventare lo strumento più limitativo delle nostre libertà, là dove doveva essere lo strumento più libertario e liberatorio del mondo. Non dimentichiamoci che la rete nasce per nascondere i messaggi tra scienziati e dirigenti in tempi di guerra e guerra fredda.
Ecco sarebbe bello che il Governance Forum di internet tenesse conto di tutto questo e ne parlasse con franchezza.
Nella sessione pre evento, che si terrà domani, 9 novembre 2015 -la data del Global Forum è 10-13 novembre c.a. – la Camera dei Deputati, attraverso la voce espertissima della Capo Ufficio Stampa, Anna Masera, presenterà la Carta dei Diritti di Internet, redatta dall’Italia attraverso una sessione dedicata dalla Commissione parlamentare dei diritti e doveri di Internet. Un testo unico nel suo genere, pioniere in ogni senso.

Era il 16 marzo 2012 e l’Assemblea Generale economica e sociale dei paesi Onu adottava una risoluzione A/RES/65/141.che obbligava i paesi membri ad adottare entro il 2011 le migliori pratiche sull’utilizzo di internet come motore di sviluppo dei paesi economicamente svantaggiati, e ad implementare ogni tecnologia avanzata per rendere il mondo più connesso e allo stesso tempo più sicuro.
Da quel giorno, non si vuole essere eccessivamente critici, ma molti passi indietro sono stati fatti