Perché è importante essere in Piazza Europa

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Lo scorso 11 dicembre ho avuto il piacere di parlare alla conferenza stampa organizzata dalla Rete per la Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School (DiCultHer – o meglio “dikalter” – per gli amici) presso la sala stampa della Camera dei Deputati per presentare le proprie iniziative per il 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Titolo della presentazione e riflettori puntati in particolare sulla III edizione del concorso “Crowddreaming: i giovani co-creano culture digitali”.

Per la cronaca e i dettagli della presentazione, inclusa anche la registrazione dello streaming, vi rimando ai link in fondo alla pagina. Preferisco invece condividere qualche considerazione e rivolgere un invito all’azione al manipolo di arditi che avrà il coraggio e la sconsideratezza di arrivare fino in fondo nella lettura di questo post. Nel seguito cercherò di spiegare perché la conferenza stampa è stata particolarmente significativa, perché la III edizione del concorso con Piazza Europa rappresenta un salto quantico per importanza rispetto alle precedenti e, infine, cosa si può fare per aiutare.

È stata una mattinata particolarmente significativa a mio avviso e per diversi motivi.

In primo luogo la partecipazione dei parlamentari non è stata di maniera. Si sono avvicendate a parlare l’on. Flavia Piccoli Nardelli, presidente della Commissione Cultura della Camera, l’on. Silvia Costa, membro della Commissione Cultura del Parlamento Europeo e del team di governance dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, e l’on. Anna Ascani, membro della Commissione Cultura della Camera, dove si occupa estesamente della scuola. Tutti gli interventi sono stati centrati, sul pezzo e significativi. Non sono persone capitate in quelle commissioni per caso o perché non erano riuscite a trovare di meglio. Questo è importante perché, portandole a condividere alcune delle nostre idee, nel nostro piccolo è possibile incidere sulle politiche della cultura nel nostro paese, soprattutto per quel che riguarda gli aspetti legati alla gestione del cambiamento digitale e all’innovazione sociale. Questo in realtà sta già succedendo perché alcune idee che abbiamo trasmesso attraverso DiCultHer sono state apprezzate e assimilate. Non è un cattivo risultato per una associazione come la nostra e premia gli sforzi dei tanti soci che stanno investendo energia e passione ad animare molte delle iniziative della Rete. Stiamo svolgendo bene la nostra missione principale di dare voce udibile ai tanti individui portatori di grandi esperienze e competenze, che non avrebbero titolo per essere ascoltati, se non si fossero riuniti in una associazione.

Seconda considerazione è che il momento è particolarmente propizio perché questo canale di comunicazione è aperto proprio in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, che sta crescendo sempre più di importanza man mano che diventa evidente come stia intercettando un sentimento diffuso: di fronte alla palese crisi di un modello di Europa tenuta insieme solo dall’economia, la percezione che si debba percorrere con decisione anche la strada degli scambi interculturali sta ogni giorno diventando più forte. DiCultHer è senz’altro un attore significativo per l’Italia in questo contesto e SGI può dire la sua, partecipando ordinatamente al gioco di squadra di questa giovane rete, nata poco più di 2 anni fa.

Le iniziative previste da DiCultHer per il 2018 sono tre:

  • Hackcultura 2018 cercherà di coinvolgere migliaia di scuole in un grande progetto di riscoperta della titolarità del patrimonio culturale. In questo contesto la capofila per DiCultHer è UNITO, che sta lavorando alacremente per rendere possibile una non facile collaborazione tra MIUR e MIBACT. SGI sarà pronta a essere di supporto dove possibile, quando il progetto si avvierà.
  • Il Convegno a rete “L’occasione digitale per la cultura e l’Europa è un fitto programma di convegni e workshop tra novembre 2017 e febbraio 2018 sul territorio nazionale, che condividono un tema comune. Alcuni Soci SGI hanno già inserito nel programma eventi specifici e altri sono benvenuti a farlo.
  • La III edizione del concorso “Crowddreaming: i giovani co-creano cultura digitale, che si va a concludere all’interno della III edizione della Settimana delle Culture Digitali. Di questa iniziativa SGI ha la responsabilità e ne vado quindi a scrivere più diffusamente per invitare i tanti nostri Soci che si occupano di scuola a dare una mano a chi già se ne sta occupando.

Perché la III edizione del concorso “Crowddreaming: i giovani co-creano cultura digitale” è particolarmente importante?

A mio parere perché ci mette in gioco su cinque questioni di portata storica ben diversa tra loro, ma tutte di fondamentale importanza oggi.

  1. Le generazioni dei nostri ragazzi sono le prime nella storia dell’umanità che si troveranno a tramandare culture digitali. Ma come possono fare? È un evento di portata storica col quale è essenziale misurarsi.
  2. Le tecniche digitali ci stanno dando accesso a una nuova dimensione della realtà, che è tutta da costruire. È tutta intorno a noi. Invisibile a occhio nudo, ma tutt’altro che immateriale e per nulla intangibile con i giusti strumenti. Per usare il linguaggio di Christian Norberg-Shulz dobbiamo trasformare questi spazi digitali vuoti in luoghi digitali confortevoli per l’umanità, evocandone il Genius Loci. Non basta progettare database funzionali. Il digitale deve uscire nelle strade e dobbiamo essere in grado di costruire monumenti digitali capaci di restare a testimonianza intergenerazionale della nostre culture digitali contemporanee nei secoli a venire.
  3. Nel momento in cui la società si sta sempre più globalizzando è fondamentale capire quali siano gli elementi essenziali della cultura italiana che possano dare un contributo positivo a questo processo. Quali elementi della nostra cultura faranno di un italiano o di un norvegese o di un thailandese un cittadino globale migliore? La capacità generativa del nostro patrimonio culturale può offrire risorse ineguagliabili per rispondere a questa sfida. Sono d’accordo con chi considera sbagliato considerarlo il petrolio dell’Italia in un’ottica tipica di economia industriale. È molto di più: è una delle più ricche fonti rinnovabili di energia mentale nell’economia della conoscenza globale.
  4. La creatività stimolata dal potere generativo del nostro patrimonio culturale non può prescindere da un forte senso di titolarità da parte soprattutto dei giovani. È importante che capiscano quanto siano fortunati a poter considerare “noiosa normalità quotidiana” l’eccezionale ricchezza e diversità del nostro patrimonio, incluso quello paesaggistico. Il senso di titolarità come primo passo verso la creatività. La consapevolezza della dolorosità dello sforzo creativo come primo passo verso l’interiorizzazione del valore del patrimonio culturale e dell’indispensabilità di conservare ciò che è stato tanto faticosamente creato e tramandato. L’aggiunta di questi elementi permette di creare un processo circolare che supera la sterile contrapposizione tra logica della conservazione e logica della valorizzazione.
  5. Il ruolo degli insegnanti nel garantire la continuità della trasmissione intergenerazionale è fondamentale e va riconosciuto. Ogni scuola è la prima agorà, dove si forma la coscienza pubblica di un bambino o un ragazzo. E il modo di vivere nella “piazza” è largamente determinato dagli insegnanti. Di più: ogni scuola dotata di tradizione è a pieno titolo un monumento della nostra società, vicino per natura forse più alle fiamme eterne che ad una statua o una piramide. Se i beneficiari finali delle nostre azioni sono certamente i ragazzi, coloro che restano a tenere viva la fiamma sono gli insegnanti. È cruciale motivarli, coinvolgerli, ascoltarli, gratificarli e premiarli.

In che modo il concorso si confronta con le questioni sopra elencate?

  1. I ragazzi saranno chiamati a entrare a bottega dei mastri digitali impegnati nella fabrica di Piazza Europa, monumento digitale collettivo all’interculturalità europea. Non diversamente da quel che poteva avvenire nelle botteghe degli artisti rinascimentali non solo potranno respirare la stessa aria di chi sta vivendo i problemi di questa creazione, ma anche essere gratificati contribuendo con un dettaglio originale all’opera finale, se saranno all’altezza. Di certo verranno esposti al pericoloso contagio di tante idee che potrebbero indurli a pensare in maniera diversa al futuro: impermanenza digitale, progetto intergenerazionale, titolarità e generatività del patrimonio culturale, valore e natura dell’interculturalità, la piazza come alfabeto mediterraneo, narrativa quantistica, connettivismo…
  2. Auspicabilmente i ragazzi riceveranno gratificazione dal partecipare, ma saranno gli insegnanti ad essere premiati. E non secondo una logica di “concorso”, ma di “coocorso”. Imparando dal modello di successo dei distretti industriali del Made in Italy, si vince tutti insieme raggiungendo un obiettivo condiviso di arricchimento dell’ecosistema comune. All’interno di esso poi ciascuno compete per tirare fuori il meglio per sé. Tradotto nello specifico: tutti gli insegnanti delle scuole finaliste verranno premiati con formazione certificata (cortesia dell’Università Politecnica della Marche) se il progetto nel suo complesso raggiungerà un obiettivo di qualità minimo. Un modo per riconoscere l’importanza del loro ruolo e dei loro sforzi, ma anche il primo passo per l’attivazione di un ciclo virtuoso di propagazione virale di innovazione. Con l’ambizione che quest’ultima nel tempo abbia successo e si trasformi quindi in una tradizione consolidata.

Cosa si può fare per dare un contributo utile?

La risposta è molto semplice: se conoscete insegnanti o dirigenti scolastici con il virus dell’innovazione, meglio se un po’ sognatori e con una certa vocazione al martirio, contattateli, coinvolgeteli e, se possibile, accompagnateli.

Tutti i link utili per cominciare sono qui di seguito: