mercoledì, Ottobre 20, 2021
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Dagli “Stati generali dell’innovazione” una proposta al Governo Monti per un “pacchetto contro lo spread digitale”

(Comunicato in draft. Sarà completato al più presto anche con le otto schede delle proposte)

Venerdì 25 e sabato 26, in due giorni di intenso lavoro gli Stati Generali dell’Innovazione (SGI), una iniziativa alla quale hanno aderito oltre cento associazioni, aziende e organizzazioni no-profit, hanno effettuato la prima tappa della “roadmap per l’innovazione dell’Italia” proponendo un confronto tra i “tre stati” (politica e amministrazioni, imprese e università, terzo settore) sul tema dell’innovazione come strada obbligata per far uscire dalla crisi il sistema Paese.

Decine di rappresentanti delle forze politiche, del mondo delle imprese, dei soggetti intermedi e degli operatori si sono succeduti sul palco e hanno partecipato ad Open Talk discutendo delle proposte sui quattro temi valutati fondamentali per un piano strategico nazionale per l’innovazione:

  1. creatività e conoscenza condivisa
  2. inclusione digitale
  3. innovazione per lo sviluppo
  4. open government

Su questi temi sono stati approntati programmi organici di azioni concrete sulle quali gli SGI lavoreranno nei prossimi mesi. Nel corso del convegno sono intervenuti anche importanti esponenti della Commissione Europea, il Commission Country team leader,  Mario CAMPOLARGO – DG INFSO/F “Emerging Technologies and Infrastructures”- e  Franco ACCORDINO – European Commission, Leader della Task Force “Digital Futures”, ai quali gli SGI si sono proposti come mezzo di diffusione delle policy europee sull’Agenda Digitale e l’innovazione e come interlocutore rappresentativo di un’ampia base di stakeholder.

La prima azione immediata con la quale gli SGI si pongono a disposizione del Governo Monti è la predisposizione di un “pacchetto contro lo spread digitale ” in otto punti che permetta il rilancio del settore, tramite anche l’attivazione delle forze vitali e innovative che sono già presenti nel Paese, ma che non riescono ancora a presentarsi come un sistema organico di innovazione.

Le proposte, che tra breve saranno esposte in otto schede dettagliate, ricche di spunti operativi, descrivono come:

  1. Mettere in rete la filiera dell’innovazione:
    Mettere in rete l’intera filiera dell’ Innovazione – Università, Impresa, Credito, Territorio- è la misura chiave per rendere possibile una politica economica centrata sull’innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese.
  2. Lanciare una call per l’innovazione digitale che promuova la competitività del made in Italy e delle PMI:
    Una call per la riqualificazione dell’industria italiana dell’ ICT e per favorire l’iniezione di tecnologie digitali e di nuove tecnologie per aprire i mercati internazionali alle nostre PMI e per accrescere la competitività delle filiere forti del Made in Italy.
  3. Promuovere il federalismo digitale:
    Privilegiare il comune come motore di un processo innovativo a rete sia nel campo della digitalizzazione che in quello delle diversificazione energetica, valorizzando l’Agenda Digitale Locale come strumento di empowerment dei comuni piccoli e medi.
  4. Usare la sussidiarietà operativa:
    Organizzazione di modelli locali che integrino la capacità collaborativa della rete per organizzare e gestire servizi al cittadino. A tal fine è prioritaria, sulla base di una convergenza fra ente locale e terzo settore, l’istituzione in ogni comune di un piano regolatore dell’innovazione e della connettività, l’allestimento di conferenze dei servizi digitali nei municipi e piccoli e medi comuni, e la sistematizzazione della condivisione e dell’integrazione delle esperienze e delle buone pratiche di informazione, supporto e sensibilizzazione per le fasce sociali a maggior rischio di ritardo e esclusione.
  5. Porre le condizioni per una nuova cultura dell’innovazione: <Creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione sia attraverso l’applicazione di nuovi modelli educativi basati sul ”social learning” e della ”peer education” in tutti i percorsi formativi (scuola, formazione professionale, università, formazione continua) sia attraverso la ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali, promuovendo nuovi modelli distributivi nella liberalizzazione la conoscenza. Si propone un intervento in RAI, in quanto servizio pubblico, per creare fasce di programmazione sull’innovazione in tutti gli ambiti e sulle culture digitali.
  6. Perseguire il modello delle smart city:
    Interpretare le politiche innovative relative alle smart city come opportunità per coniugare una nuova progettazione dello spazio pubblico sia con lo sviluppo della banda larga sia con l’invenzione di nuovi format partecipativi, per favorire l’interazione tra il web e le realtà sociali che agiscono nel territorio.
  7. Rilanciare il percorso verso l’Open Government
    L’approccio open vuole una PA che sia costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti, le tecnologie della rete permettono ora alla PA una nuova organizzazione e abilitano le grandi operazioni di open data, g-cloud, PA 2.0 che sono insieme un obiettivo di apertura, partecipazione e democrazia e uno strumento di efficienza, efficacia, risparmio di risorse. L’uso del software libero/open source si situa come tappa importante di questo percorso di apertura.
  8. Rendere pubblici i dati della PA in formato aperto:
    Una strategia coerente di open data deve garantire: l’uso pubblico dei database di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali; una sanatoria che consideri tutti i dati che le PA hanno sino ad ora pubblicato come “open bydefault” e quindi soggette a licenze aperte.

E’ in corso di definizione la struttura territoriale attraverso cui l’associazione che promuove gli SGI renderà più capillare la propria capacità di intervento e monitoraggio sul territorio.

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26 Commenti

  1. Salve! Ho partecipato ai lavori del 25 e all’open-talk “Innovazione per lo sviluppo”. Ho lì avanzato la proposta di creare strutture territoriali permanenti per la diffusione, il confronto, la validazione, della cultura e della pratica della “innovazione”. Vere e proprie “Cittadelle della Innovazione” con la partnership di Enti Pubblici, Centri di studio e ricerca, Organizzazioni datoriali e di categoria, CCIAA, Istituti di Credito, ecc. Credo ckhe il “brand” Stai generali della Innovazione abbia merito sufficiente per veicolare l’iniziativa e per alimentarla nel tempo con il proprio ormai solido parterre di esperti, studiosi, associazioni ed aziende. Apprezzo pertanto la parte finale del documento, in cui peraltro troverebbero luogo quasi tutti gli altri punti precedenti. Riguardo alla realtà del centro-adriatico (Pescara) siamo a disposizione per sperimentare tale opportunità. Nino D’Annunzio

    • Segue precedente.: ovvero di chiamare i vari livelli istituzionali ad un confronto con gli attori dell’innovazione e pianificare strategie e azioni di crescita e sviluppo di pratiche concrete. Utile la organizzazione territoriale degli S.G.I. per continuare il lavoro nelle diverse realtà e mettere in connessione le varie esperienze per una concreta e fruttuosa politica dell’innovazione. Basilicata presente!

    • nelle prossime settimane dobbiamo pianificare una roadmap nelle varie realtà italiane. Programmiamo una tappa in Basilicata?

  2. Al punto 8, invece che usare la IODL starei per delle licenze più light come CC0 e CC-BY (che sono quelle usate da Regione Piemonte, Regione Emilia-Romagna, ISTAT …) in quanto la IODL si porta dietro la questione “condivisione allo stesso modo” che può essere controproducente per l’innovazione.
    La formula “condivisione allo stesso modo” va bene in casi particolari.

    In merito a questa mia posizione ho scritto qualcosa qui
    http://de.straba.us/2011/10/14/dati-emilia-romagna-it-ottima-la-scelta-delle-licenze/

    mentre, sul quando ritengo le licenze “condivisione allo stesso modo” valide, mi sono espresso qui
    http://de.straba.us/2011/11/22/geoportale-emilia-romagna-perche-non-passare-da-nc-a-sa-e-fare-open-data/

  3. Nono sono riuscito ad essere a Roma per un evento concomitante, il GFOSS DAY 2011 a Foggia – durante il quale peraltro s’è parlato anche di #opendata e #opengov – e non sono nemmeno riuscito a seguire i lavori su #SGInnovazione, ma mi pare di aver capito leggendo la timeline di Twitter e da amici/colleghi come @Sergio che le cose sono andate molto molto bene.

    Una cosa però forse mi è sfuggita. Non ho trovato notizie relative alla Consulta Permanente che doveva essere presentata/costituita al termine dei lavori, e che avrebbe dovuto raccogliere le idee, gli spunti e le azioni scaturite dalla due giorni e portarle avanti in maniera strutturata e permanente appunto.

    Che ne è stato?

    • Il programma è stato un po’ cambiato per via del collegamento via skype con Brussels e per la scelta di convergere rapidamente su un “pacchetto contro lo spread digitale”. Da qui a gennaio, anche grazie ai riscontri che dovremmo avere a livello di istituzioni, lavoreremo perché la costituzione della Consulta (un tavolo di confronto multistakeholder in cui sono presenti anche le istituzioni) possa avere il giusto spazio.

    • Lo spero tanto Giuseppe. Ritengo infatti che la Consulta sia un fondamentale organismo – seppure informale – dentro al quale le variegate anime di SGI possano dar forma concreta ad azioni necessarie a portare avanti le nostre proposte chiave.
      Senza di essa, penso sarà difficile fornire quel minimo di organizzazione e coordinamento a tutti e dare proprio continuità al nostro operato.

    • A breve daremo uno spazio di comunicazione adeguato alla Consulta. Lo pensiamo come strumento per andare oltre le organizzazioni aderenti a SGI e assicurarci un tavolo in cui siano presenti anche gli stakeholder politici e istituzionali.
      Il motore è però sempre l’associazione, a cui invitiamo te e tutti ad aderire e partecipare, perché è l’associazione lo strumento per assicurarci che questo percorso appena intrapreso sia continuo ed efficace.

  4. Grazie per un’impegnativa e seria discussione sull’innovazione supportata dall’ICT nel nostro Paese. Mi sono divertito e soprattutto, pensato nuove idee e ripensato delle vecchie. Il comunicato stampa in draft mi pare molto buono e vedo con piacere la capacità di accogliere molti dei suggerimenti fatti Sabato mattina. No appena ci sia il testo definitivo e le schede vedremo come contribuire a darle massima diffusione.

    Congratulazioni a tutti quanti si sono tanto dato da fare per realizzare l’evento della settimana scorsa e lanciare un apello sull’innovazione che identificassi tutti quanti siamo in mezzo ai processi di cambiamento di cui abbiamo, più che mai, urgente bisogno.

  5. Ottima sintesi dell’intensa due giorni, grazie! In attesa della riapertura dei lavori e delle schede estese: sul punto 5, nel porre le premesse per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione attraverso modelli educativi nuovi (basati sui non-nuovi social learning e peer education + le nuove tecnologie) che favoriscano le pratiche sociali di costruzione e condivisione del significato, da considerare
    -come attivare forme di coordinamento fra le tante best practices presenti
    -l’importanza fondante della proposta di un sistema di obiettivi, valutazione e comunicazione dei modelli stessi, che ha come riflesso non secondario il favorire attivazione e “permeabilità” di un circolo virtuoso tra mondo della ricerca/sintesi/distribuzione/ della conoscenza e pratiche sociali.

    A presto!

    • Grazie Francesca.
      Nel documento che siamo elaborando abbiamo acquisito le tue indicazioni sulla necessità che tu esprimi di un “sistema di obiettivi e valutazione”.
      La formula che abbiamo adottato fa riferimento alla proposta di concrete “azioni mirate e valutabili”.
      Nel docuemnto troverai anche le indicazioni relative al “coordinamento” nella azione 1. scriviamo “Attivare una “community dell’innovazione”, basata sul crowdsourcing e sui nuovi modelli di condivisione della conoscenza …”
      Alla community intendiamo affidare questa funzione.
      Vorrei poi confrontarmi con te, e con la community, sul concetto di Best Practices.
      Si tratta a mio avviso di un approccio che va superato a favore di una visione più “crowd” e “2.0”.
      Propongo di usare (come peraltro si sta sempre più facendo) il concetto di “good practices”.
      Le “buone pratiche” sono meno “direttive” e non sono soggette ad essere concepite come “modello” che di volta in volta qualcuno applica in modo acritico in contesti diversi da quelli in cui sono già state sperimentate (con il rischio di fallimento) o, all’opposto, rifiuta perchè le considera un tentativo di imposizione top-down di una “best way” perdendone anche il valore che potrebbe essere disponibile.
      Ne parliamo?

    • Grazie a te per il feedback,
      e l’interesse posto su la definizione di “un sistema di obiettivi e valutazione”. Sopratutto riguardo al sistema educativo, credo sia essenziale uno sforzo di definizione in questo senso: ristrutturazione di obiettivi in rapporto ai nuovi bisogni, linguaggi e pratiche, o davvero, non solo il processo innovativo fa fatica a dare i suoi risultati, ma nemmeno viene condiviso a livello delle famiglie e della comunità, che lo legge secondo vecchie categorie e perciò manca nel avvalorarne i risultati e sostenerlo.

      Per quanto riguarda il concetto di best practices capisco e la proposta di cambio terminologico, che mi trova d’accordo. Non che ci porti in sè, ad esempio, ad evitare il problema di applicazione acritica di modelli, ma può allontanare dai sentimenti diffusi che descrivi. Il problema diventa come incoraggiare e illuminare quello che in maniera multiforme, estremamente rapida e con diversi livelli di complessità interpretativa emerge e si sommerge nel crowd. Come raccoglierlo, come rafforzarne l’utilità sociale e come diffonderlo. Ragionerei, in questo senso, sempre per inquadrare il fenomeno, su narrazione di pratiche esemplari e condivisione di procedure efficaci [richiamando pratiche epistemologiche di tipo storytelling e (collaborative) problem solving] . In questo senso, imprescindibile un ulteriore impegno di analisi di quelle politiche atte a favorire processi emergenti di produzione e comunicazione di simboli, processi e prodotti culturali e sforzo nel delineare e rafforzare frame di attuazione di questi scambi all’interno della comunità sociale.

  6. Sono stato presente alle due mattinate di venerdì e sabato scorso, non purtroppo agli open talk, quindi non ho seguito in dettaglio i lavori preparatori di questo documento finale in otto punti. Il documento è ottimo, a mio parere, per quanto riguarda gli obiettivi a medio lungo termine, un pò meno per l’immediato. Ricordiamoci che il governo Monti avrà poco più di un anno di lavoro davanti, e non è molto. A mio parere dobbiamo focalizzarci su alcuni punti molto precisi, altrimenti si resterà a livello di principi. Quindi credo che da questi otto punti debbano scaturire otto proposte di progetti specifici, con obiettivi, metodi e deadline (entro un anno, ovviamente) chiari. Ciao.

  7. Un buon inizio, da mandare subito anche se perfettibile. Grazie a chi ha fatto lo sforzo di scriverlo.
    Da accompagnare con l’offerta di incontro e di inoltro di piani di dettaglio. Se ci fosse riscontro, sarà sempre possibile perfezionare i suggerimenti in progetti più operativi.

  8. FEDERALISMO DIGITALE ovvero SPEZZATINO DIGITALE (punto 3 del documento)

    Tento con tutte le forze di non essere un centralista old-style, ma ogni volta che leggo la parola FEDERALISMO penso di aver sbagliato secolo.
    In un mondo sempre più strettamente collegato ed affamato di collegamenti e di interconnessioni, mi sembra una eresia dire che ogni comune anche piccolo si organizzi e risolva il proprio problema. E’ vero esiste un digital divide tecnico, ma non possiamo delegare ad ogni Sindaco di costruirsi il proprio piano regolatore digitale. E’ vero che qualcuno, stanco di aspettare, ha trovato la sua soluzione particolare, ma questo non è un buon motivo per creare 8000, quanti sono i comuni, esperti di rete per risolvere il problema. La libertà è un bene prezioso da difendere, ma non devono esistere 8000 libertà.

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