Considerazioni sull’evento #scopriamolecarte. Di Fulvio Ananasso

0
359

Si è svolto lo scorso venerdì 9 giugno, presso il Parco Regionale dell’Appia Antica, l’evento #scopriamolecarte, organizzato dalla nostra associazione Stati Generali dell’Innovazione. Il convegno ha avuto come tema “Lavoro, Governance, Apprendimento, Risorse e Salute nel paradigma dello Sviluppo Sostenibile” (Agenda ONU 2030), una giornata di confronto e dialogo generativo per ragionare su un’agenda dell’Innovazione in Italia, ‘giocando’ con un mazzo di carte particolari: le Carte dell’Innovazione. Ognuna di esse è generata a partire da una delle “parole dell’innovazione”, con una immagine capace di stimolare una riflessione critica su argomenti importanti per il mondo dell’Innovazione, e costituisce una porta di accesso in realtà aumentata ad altre immagini, sensazioni, pensieri emersi dalle menti e dai cuori delle persone che hanno partecipato al dialogo generativo dei “coaching circle” (U.Lab MIT, “Leading to the emerging future”) condotti nei mesi scorsi proprio per esplorare da diverse angolazioni concetti ritenuti estremamente rilevanti per il futuro del nostro Paese.

Le carte dell’innovazione hanno quindi lo scopo di stimolare l’emersione di idee e intuizioni a partire dai concetti ivi rappresentati. Giocate insieme su ciascuno dei 5 tavoli citati (lavoro, governance, apprendimento, risorse e salute) secondo diversi schemi (e.g. Tarocchi), le carte invitano a riflettere sui temi rappresentati in relazione all’argomento del tavolo, secondo logiche associative casuali (e quindi spesso inusitate) alla ricerca di punti di vista nuovi.

La particolarità del dialogo generativo è di essere (i) sistemico, (ii) focalizzato sull’ascolto di sé e degli altri e (iii) ritmato e veloce, teso a far emergere qualcosa di nuovo anziché fermarsi a mettere in campo semplicemente le proprie posizioni in merito alla questione trattata. Ognuna delle 3 sessioni di dialogo generativo (“co-creazione”) è stata preceduta da una relazione introduttiva da parte di altrettanti keynote speaker, che hanno aiutato a costruire cornici di senso dal punto di vista sociologico, economico e ambientale, fornendo elementi e ispirazioni per la riflessione dialogica successiva, nella quale le carte dell’innovazione, sollecitando le emozioni e l’immaginazione, hanno contribuito ad uscire dal ‘già noto’, coniugando i principi e i metodi dell’Open Space Technology e della Theory U.

Un analogo schema di dialogo generativo è stato recentemente utilizzato anche in sede OCSE, ad esempio nel Bridging Divides OECD Forum del 6-7 giugno u.s. (dove è stato presentato l’ultimo Global Economic Outlook 2017), che alternava sessioni plenarie e “Idea Factories”,  workshop tematici con keenote speech / osservazioni introduttive seguite da discussioni in piccoli gruppi attraverso un processo di collaborazione gestito da un facilitatore.

Le carte sono disponibili sul nostro sito e mirano a stimolare la riflessione su un singolo concetto attraverso una frase evocativa e uno spazio grafico proiettivo. Inoltre, utilizzando la app “Aurasma” per la realtà aumentata, puntando ciascuna carta con l’obiettivo dello smartphone, essa rappresenta la porta di accesso a una dimensione di contenuti digitali che presentano suggestioni di ogni tipo per persone interessate al tema. Tra tali contenuti è presente un file audio della definizione del lemma offerta nell’e-bookLe Parole dell’Innovazione“.

Come accennato sopra, onde facilitare il dialogo generativo, le carte dell’innovazione sono state estratte ed analizzate utilizzando i tre schemi classici della lettura dei Tarocchi: (i) schema ‘del consiglio’ (la carta estratta suggerisce un ‘consiglio’ su una situazione / questione specifica richiamata dalla carta rispetto sia al keynote speech precedente che al tema del tavolo); (ii) la ‘linea del tempo’, passato, presente e futuro (si estraggono 3 carte, una che rappresenta genesi / passato, cioè gli eventi che hanno condotto alla situazione attuale, un’altra la realtà attuale, cioè la vera natura della situazione come essa è adesso, e la terza il probabile sviluppo futuro); (iii) schema ‘della croce semplice’ (si estraggono 5 carte, per cercare di capire cosa è successo, cosa sta succedendo, cosa succederà, le motivazioni inconsce e quelle consce, in termini di ambizioni, desideri, obiettivi).

Con l’evento #scopriamolecarte, Stati Generali dell’Innovazione si è posto l’ambizioso obiettivo di elaborare, in maniera partecipativa e creativa e in una logica sistemica, una visione del futuro desiderabile in alcuni ambiti cruciali della vita personale e collettiva (lavoro, governance, apprendimento, risorse e salute), un processo di co-design che punta a fornire ai decisori istituzionali stimoli e proposte nei loro campi di responsabilità, e a rafforzare Stati Generali dell’Innovazione nella sua identità di think-tank innovativo al servizio dell’innovazione in prospettiva sistemica.

La giornata ha rappresentato il punto di arrivo di un lavoro preliminare condotto in maniera partecipativa con molti soci che si sono incontrati online in alcuni coaching circle per costruire in maniera generativa le carte dell’innovazione, mentre le conclusioni del lavoro collaborativo della giornata costituiscono il punto di partenza per una proposta di agenda dell’Innovazione per l’Italia da parte di Stati Generali dell’Innovazione, che verrà sottoposta ad ulteriori momenti di riflessione generativa e (una volta finalizzata) divulgata come proposta concreta di indirizzo strategico da proporre a chi prende decisioni a livello politico, economico, sociale, educativo.

Come anticipato, le 3 relazioni di keynote, propedeutiche ai 3 momenti di co-creazione con i partecipanti, hanno riguardato aspetti sociologici, economici e ambientali.

Piero Dominici, docente di Comunicazione pubblica dell’Università degli studi di Perugia, ha ragionato su: “Dentro la società asimmetrica: ripensare educazione e formazione per un’innovazione inclusiva”.

Assistiamo sempre più spesso alla debolezza dei sistemi lineari e alla nostra inadeguatezza a fronte della complessità dei fenomeni che ci circondano, caratterizzati da un elevato numero di parametri e variabili in gioco. Si continua a distinguere tra formazione umanistica e scientifica, tra natura e cultura, competenze e conoscenze, teoria e ricerca / sviluppo, ecc. dimenticando che sono tutte variabili interconnesse, mentre l’interdisciplinarietà (elemento essenziale che dovrebbe caratterizzare la nostra società della conoscenza) è di fatto scoraggiata se non bandita.

A causa di queste ed altre (auto) limitazioni culturali, diamo spesso ‘deleghe in bianco’ alle tecnologie come elemento di modernità, e privilegiamo decisioni politico-istituzionali sulla base dei costi-benefici (sistemi lineari) piuttosto che del reale valore umano e strategico creato dalle varie decisioni di policy – che dovrebbero considerare sistemi non lineari sulla base della iper-complessità / connettività delle variabili. In realtà, l’innovazione dovrebbe essere (ma non è) inclusiva, cioè per tutti, mentre la società è sempre più asimmetrica, e il “digitale” non sarà sufficiente a renderla più equa e solidale.

Occorre pertanto ridefinire la formazione / educazione nell’era dell’iper-complessità, promuovere interdisciplinarietà, innovazione inclusiva, pensiero critico, empatia, … per potersi adattare ai cambiamenti sempre più repentini ed opporsi ad una obsolescenza sempre più rapida.

Rossella Sobrero, presidente di Koinetica ed esperta di comunicazione sociale, sostenibilità e corporate social responsibility (CSR) ha discusso “Modelli d’impresa per l’innovazione responsabile”.

All’impresa oggi viene richiesto di essere si attenta al profitto – senza il quale non si genera sviluppo economico e benessere – ma di considerarlo non il fine ultimo quanto il mezzo per raggiungere anche altri obiettivi: dare continuità alla propria attività innovando e adeguandosi alle mutate esigenze del mercato, partecipare allo sviluppo del territorio, salvaguardare l’ambiente. Oltre che generare lavoro per i propri dipendenti, assicurare prodotti di qualità ai propri clienti, garantire ai fornitori un puntuale rispetto degli impegni, ecc. Si affacciamo sul mercato anche nuove realtà: cresce in Italia il numero delle Benefit Corporation, (B-Corp) aziende che svolgono attività di business dove il conseguimento del profitto si affianca l’obiettivo di avere un impatto positivo sulla società e sull’ambiente assumendo formalmente obblighi di trasparenza e responsabilità verso tutti gli stakeholder.

Oggi le persone chiedono alle imprese di innovare mettendo al primo posto valori sociali e ambientali. Un approccio che tenga conto della sostenibilità offre soluzioni in grado di rispondere ai bisogni utilizzando, per esempio, meno risorse e riducendo l’impatto ambientale. Non è la sostenibilità ad avere bisogno dell’innovazione ma è l’innovazione ad avere bisogno della sostenibilità, dei suoi valori e delle sue metodologie per ottenere effetti significativi sullo sviluppo economico e sociale. Le imprese ad alta sostenibilità “performano” meglio, anche sotto il profilo dei risultati finanziari, rispetto a quelle prive di percorsi di CSR codificati e di adeguate strategie di coinvolgimento degli stakeholder.

Essere responsabili, trasparenti, coerenti non è più sufficiente: bisogna modificare il modo stesso di concepire le relazioni nei processi decisionali e nelle strategie di comunicazione. Si sta passando da un approccio tattico a una visione strategica della sostenibilità: le organizzazioni, in particolare le imprese, hanno compreso l’importanza da un lato di adottare politiche responsabili, dall’altro di ingaggiare in modo nuovo gli stakeholder interni ed esterni. Un percorso verso il valore condiviso dove una comunicazione inline – capace cioè di integrare strategie offline e online – permette di valorizzare l’impegno sociale e ambientale dell’organizzazione.

Antonello Pasini, climatologo del CNR e docente di Fisica del clima per il Corso di Laurea magistrale in Fisica all’Università di Roma Tre, ha infine trattato il temaVincere la sfida del clima”.

I cambiamenti climatici rappresentano una sfida per la scienza e per la società, perché il clima è un sistema complesso come tanti altri sistemi con cui oggi dobbiamo fare i conti, dall’economia globalizzata a internet, e nel mondo di oggi non c’è una cultura dei sistemi complessi — V. sopra le considerazioni di Piero Dominici. Inoltre, molti pensano che si tratterà solo di “sudare un po’ di più”: non è così! Gli impatti sui territori, gli ecosistemi e l’uomo, con la sua salute e le sue attività produttive, sono e saranno notevoli. La presentazione ha cercato di rendere comprensibili ed evidenti le cause e le conseguenze del riscaldamento globale, insieme con i possibili rimedi. Si tratta di comprendere che il problema è globale ma anche demandato a ciascuno di noi; che si tratta di cambiare registro, ma anche che la soluzione finale riguarda anche l’ambito etico e di equità internazionale. Sarà necessaria molta innovazione, e dovremo scegliere tra ‘muri’ o ‘ponti’. La ricerca va incentrata anche e soprattutto sull’analisi modellistica del sistema clima, sia per comprenderne le cause di cambiamento su tutte le scale spaziali, sia per produrre scenari su scala locale, necessari per gli studi di impatto.

Seguono, a cura delle / dei coordinatrici / coordinatori dei 5 tavoli, una sintesi dei lavori di gruppo, le parole chiave emerse e le domande poste, creando così le prime tracce di un percorso di discussione e azione. Azione, che già si riflette nei numerosi progetti che vede impegnati soci e socie di Stati Generali dell’Innovazione.

Tavolo “Apprendimento” (Elisa Forte).

Ispirato dalle considerazioni di Piero Dominici sulla società della iper-complessità, il tavolo di lavoro Apprendimento si è interrogato su non-linearità e razionalità limitata (che necessita di essere complementata da base emozionale, empatia e creatività) e sulle dicotomie, non più necessarie e da ricomporre grazie all’elasticità.

Un approccio collaborativo crea le condizioni affinché le opportunità che vengono dall’esterno possano essere colte in un processo di product based-learning a beneficio di altri learner o della comunità.

Abbiamo bisogno di teste elastiche e necessitiamo di nuove competenze in grado di generare, ovvero competenze ‘staminali’. Come insegnarle e come (imparare ad) apprenderle?

Le aziende lanciano una call ai clienti trasformati in consum-attori e co-designer del prodotto, sensibili alla coerenza dei valori. Attraverso questo processo di apprendimento le aziende modificano la loro strategia, come ci racconta Rossella Sobrero, che ci parla di corporate social responsibility (CSR) e di benefit-corporation (B-Corp).

Pensiamo al learner come tutt’uno con il producer-consumer (prosumer), in un processo di apprendimento e autoeducazione in grado di stimolare consapevolezza e responsabilità.

Lo scenario globale del clima, descritto da Antonello Pasini, ci interroga sulla resistenza all’innovazione, sul sapere ma non fare, sul limite, sulla necessità di produrre equità.

Le parole chiave dell’esplorazione sono:

  • competenze staminali
  • problemi come opportunità
  • elasticità
  • produrre apprendimento
  • learner = prosumer
  • apprendere ad apprendere

La domanda è: che cosa significa oggi essere cittadini del / nel mondo?

Tavolo “Governance” (Tiziana Medici)

I partecipanti al tavolo della Governance, attraverso le suggestioni e gli spunti fornite dalle carte dell’innovazione, hanno dato vita a dialoghi generativi proficui.

Gli spunti avuti grazie all’ascolto alle relazioni su società, etica, impresa ed ambiente hanno ulteriormente arricchito la discussione fino a formulare tre quesiti che riguardano la governance. Sono anche le tre questioni aperte su cui ragionare nei prossimi mesi:

  • quali e quanti sono i modelli di governance necessari per una società sempre più complessa e veloce?
  • come fare in modo che si possa attuare il concetto di “innovazione per tutti”?
  • può esistere una governance etica economica ed equa?

Tavolo “Lavoro” (Emma Pietrafesa e Viviana Callea)

Il tavolo Lavoro, considerando i concetti di educazione, formazione ed equità, è partito dalla leva che muove il lavoro – il bisogno – e da ciò che si vuole ottenere in termini di lavoro – il futuro desiderabile -, mettendo a sistema variabili come:

  • elasticità
  • fiducia
  • abilità
  • predisposizione personale

Queste possono rappresentare i cardini su cui costruire un metodo / modello / equazione di valorizzazione degli aspiranti lavoratori che possa essere implementato per raggiungere il futuro desiderabile.

Per ancorare il sistema a una dimensione concreta, è stato individuato il percorso per mettere a disposizione un nuovo sistema educativo / formativo innovativo attraverso un mezzo che intervenga sugli utenti per costruire insieme il lavoro del futuro.

Tavolo “Risorse” (Sergio Farruggia)

Tempo: ecco la prima possibile parola chiave su cui i partecipanti al tavolo Risorse sono incappati. Siamo tutti d’accordo con Piero Dominici: assodata l’iper-complessità della nostra società (informazionale), per comprendere la realtà è indispensabile mantenere sempre la visione sistemica, quindi è ineludibile l’interdisciplinarietà — o la transdisciplinarietà? Capacità di cui la nostra mente si deve munire. Tempo: perché è la risorsa di cui i partecipanti al tavolo avvertono la mancanza — paradosso: ma l’ICT non doveva liberare quote di tempo? Ovvero: quale può essere il criterio per stabilire un punto di equilibrio tra tempo disponibile (fisso) e tempo impiegato per essere (singoli e comunità) coerenti con l‘approccio interdisciplinare (time management e anche propensione all’ascolto)? Riaffiora il concetto di sostenibilità, applicato alla gestione della risorsa tempo.

Chiudiamo questa prima discussione proponendo le seguenti parole chiave: gestione del tempo e sostenibilità e ponendo la domanda: “Secondo quali modalità l’interdisciplinarietà può essere strumento utile per una conoscenza che progredisca in maniera sostenibile”?

Riprendiamo la discussione dopo avere ascoltato il contributo di Rossella Sobrero. Individuiamo subito la prima parola chiave: baratto. Questa forma, già primitiva, di scambio di beni (ma anche di informazioni / conoscenze) è rivalutata grazie alle ICT. Il baratto come pratica che riporta la produzione di beni nell’alveo del valore d’uso dei beni stessi, contrastando un’economia dominata dalla finanza. Ci rendiamo conto che stiamo considerando poco o nulla le risorse naturali (ad es. acqua) ed energetiche. E non stiamo esplorando le risorse dal punto di vista locale. Quindi marchiamo le seguenti parole chiave: baratto, risorse naturali / locali. “Come possiamo ampliare le esperienze sulla gestione delle risorse per diffondere la cultura dello sviluppo sostenibile?” è la seconda domanda che ci aiuterà a riprendere questa discussione dove è stata interrotta, ricordando che:

  • non esiste innovazione senza sostenibilità;
  • non basta più comunicare, occorre ingaggiare;
  • il consum-attore evolve in consum-autore.

Non c’è più tempo da perdere, la sfida del clima deve essere vinta. Ritornano nella discussione le raccomandazioni di Piero Dominici: superare le dicotomie (false). Anche le carte dell’innovazione suggestionano una sintesi: serendipità come richiamo a visioni spesso dell’artista; georeferenziazione, contributo del sapere scientifico. Si fissano, allo scadere del tempo, due parole chiave: visione olistica e transdisciplinarietà.

E cercheremo risposte per la domanda: “Come possiamo valorizzare / utilizzare le risorse ambientali in termini di capitale da investire per uno sviluppo sostenibile?”.

Tavolo “Salute” (Renzo Provedel)

Parole chiave del tavolo Salute: consum-attore, educazione.

La domanda era: “come ci si orienta nel labirinto”? Avevamo ascoltato la relazione di Piero Dominici sulla iper-complessità e la discussione si era sviluppata sulla relazione paziente / medico sfidata dal “labirinto” Internet.

Come superare lo stereotipo? Trasformando il paziente in consumatore più preparato, educandolo a navigare in un mondo più complesso con relazioni e comportamenti non ovvî.

Con la seconda relazione sull’impresa che si trasforma, Rossella Sobrero ci ha trasportati in uno spazio di flessibilità. Nasce la prima parola chiave: teste elastiche. Le carte usate con la terna ‘passato-presente-futuro’ ci portano verso la seconda parola: semplicità.

E la domanda diventa: “pharma è salute”?

La terza relazione sul clima di Antonello Pasini evoca la relazione clima / guerra. Le parole chiave ci portano alla dicotomia pace / guerra e alla sfida della comunicazione sulla sostenibilità. Emerge la parola chiave socializzare l’informazione.

La domanda finale è: “Siamo in guerra climatica?”

Come take away dell’evento, risultato dell’approfondimento dei 5 temi (lavoro, governance, apprendimento, risorse e salute) da parte dei corrispondenti gruppi, le sessioni di dialogo generativo hanno prodotto (anche con l’ausilio di un graphic recording) le parole chiave e i nuovi quesiti relativi a problemi da affrontare dettagliati sopra. (Iper) Complessità, responsabilità sociale, sostenibilità, gestione del tempo, collaborazione, innovazione inclusiva, cittadinanza globale, necessità di vincere la sfida climatica e ridefinire educazione / formazione, interdisciplinarietà, pensiero critico, empatia, elasticità mentale, … sono le buzzword indispensabili per potersi adattare ai cambiamenti sempre più repentini ed opporsi ad una obsolescenza sempre più rapida. Il cittadino consumatore (pro-sumer) dovrà sempre più porsi come attivo conoscitore ed estensore delle proprie istanze (“consum-attore” / “consum-autore”), in un paradigma di sempre maggiore “condivisione – sostenibilità, innovazione, collaborazione. Su tali presupposti si lavorerà nei prossimi mesi per essere tutti insieme estensori di questa agenda dell’Innovazione per il Paese.

Visto il successo dell’iniziativa, Stati Generali dell’Innovazione valuterà se organizzare più frequentemente tali eventi di socializzazione e dialogo generativo per un’agenda dell’Innovazione del Paese, con eventi ‘itineranti’ in giro per l’Italia, soprattutto ove si riesca a costituire, nell’ambito dell’associazione, una “SGI Innovation Academy” capace di intercettare, lanciare e gestire più efficacemente progetti di innovazione e promozione sociali nell’ambito dell’economia sostenibile.

I video della giornata sono disponibili su

oltre che sulla nostra pagina dedicata alla restituzione dei contenuti dell’evento, dove è anche possibile scaricare le carte dell’innovazione.

Altri link utili che fanno riferimento al convegno Stati Generali dell’Innovazione del 9 giugno 2017: