{"id":9017,"date":"2017-12-10T00:31:24","date_gmt":"2017-12-09T23:31:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/?p=9017"},"modified":"2017-12-10T00:31:24","modified_gmt":"2017-12-09T23:31:24","slug":"il-fattore-educazione-la-questione-culturale-e-le-illusioni-della-civilta-ipertecnologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/il-fattore-educazione-la-questione-culturale-e-le-illusioni-della-civilta-ipertecnologica\/","title":{"rendered":"The &quot;factor&quot; Education, the cultural question and the illusions* of hyper-technological civilization (1995)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><strong>#CitaregliAutori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Come sempre, senza \u201ctempi di lettura\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Un testo che riprende e sviluppa<\/strong> \u201cvecchi\u201d<strong> percorsi personali di ricerca (fin dal 1995). Al termine del contributo, \u00e8 presente un epilogo che argomenta diversi punti di criticit\u00e0, con la possibilit\u00e0 di approfondimenti ulteriori e riferimenti ad altri articoli e pubblicazioni. #CitaregliAutori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Alla fine, pur cercando sempre di non entrare nella scia degli <em>argomenti-trends<\/em>, sistematicamente alimentata da media e social, siamo stati praticamente \u201ccostretti\u201d a parlarne da ripetute sollecitazioni e stimoli ricevuti. Tuttavia, cercher\u00f2 di inquadrare le questioni in un discorso di senso pi\u00f9 ampio, provando come sempre ad evidenziare correlazioni e livelli di connessione e cercando di non cadere negli <em>slogans<\/em> e\/o nella banalizzazione delle questioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La mia opinione \u00e8 che, sia per ci\u00f2 che riguarda le cd. \u201cbufale\u201d (o il cd. <em>fast checking<\/em>) che la cd. \u201c<a href=\"http:\/\/www.accademiadellacrusca.it\/it\/lingua-italiana\/consulenza-linguistica\/domande-risposte\/viviamo-nellepoca-post-verit\">post verit\u00e0<\/a>\u201d (sia chiaro: si tratta dell&#8217;ennesimo tema e concetto spacciato per originale, \u201cnato oggi\u201d), <strong>continuiamo a ragionare in una logica e in un quadro di riferimento teorico-pratico-applicativo che sono, sempre e soltanto, quelli dell\u2019emergenza e del controllo totale<\/strong> (<strong>con riferimento all\u2019informazione, infatti, si parla anche di censura&#8230;<\/strong>), <strong>con il conseguente coinvolgimento esclusivo dei soliti saperi e competenze; <\/strong>intendiamoci, <strong>si tratta di dimensioni strategiche importanti che vanno affrontate e approfondite che, tuttavia, mettendo comunque e sempre al centro dell\u2019analisi, della gestione dei processi e dell&#8217;individuazione di possibili soluzioni (?) gli \u201cstrumenti\u201d, i <em>media<\/em> e la loro \u201cnatura\u201d tecnologica, le dimensioni giuridiche ed economiche, non tengono mai nella dovuta considerazione i \u201cfattori sociali e culturali\u201d, ambientali e di ecosistema, le caratteristiche e le dinamiche tipiche delle reti sociali, pre-esistenti alle reti digitali<\/strong>, al web ed agli stessi social. <strong>Variabili tipiche della complessit\u00e0 sociale, relazionale e comunicativa che vanno integrate in un approccio critico e sistemico a tale ipercomplessit\u00e0. Variabili, processi e dinamiche che sono quelli, per esempio, dell\u2019<em>eterodirezione<\/em><\/strong><strong><em>*<\/em><\/strong><strong>, della ricerca di \u201cprossimit\u00e0 culturale\u201d, della socialit\u00e0 e del conformismo (non da oggi, dilagante), dell\u2019appartenenza e del gruppo di riferimento. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>*<\/strong><strong>[Il concetto di <em>eterodirezione<\/em> \u00e8 di <\/strong><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/david-riesman_%28Enciclopedia-Italiana%29\/\"><strong>David Riesman<\/strong><\/a><strong> (1950), il quale la definisce come \u201catteggiamento attivo\u201d in cerca della conformit\u00e0 di comportamento, attraverso una eccezionale sensibilit\u00e0 per le azioni e i desideri degli altri; tale atteggiamento riguarda \u00a0attori sociali e soggettivit\u00e0 che si rivelano poi incapaci di autonomia di giudizio e decisionale #CitaregliAutori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong><em>Il problema \u201cvero\u201d non sono le bufale o la post verit\u00e0, ma le Persone, i Cittadini, il loro essere facilmente condizionabili\u2026la loro eterodirezione e \u201cpredisposizione\u201d <\/em><\/strong><strong>&#8211; socialmente e culturalmente \u201ccostruita\u201d attraverso l\u2019educazione e i processi di socializzazione &#8211; al conformismo e\/o alla \u201csudditanza per abitudine culturale\u201d, come avrebbe detto \u00c9tienne de La Bo\u00e9tie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Il problema \u00e8 e continua ad essere lo stesso: si discute tanto, con sempre maggiore frequenza e insistenza e si pongono tutte le questioni, inerenti la rivoluzione digitale e la <em>societ\u00e0 della condivisione<\/em> (1996), l\u2019informazione e la condivisione\/distribuzione delle informazioni e delle conoscenze, in termini di gestione dell\u2019emergenza attraverso \u201cstrumenti\u201d e \u201capplicazioni\u201d pi\u00f9 o meno sofisticati e complessi (algoritmi, piattaforme etc.) \u2013 oltre che di leggi e codici deontologici, linee guida, manifesti &#8211; che devono orientare, guidare, indirizzare il lettore, l&#8217;ascoltatore, il telespettatore, l\u2019internauta, il cittadino ma anche il giornalista e\/o il comunicatore<\/strong>. Con un approccio che \u00e8 a met\u00e0 tra il <strong>determinismo tecnologico e il positivismo giuridico<\/strong>. Ebbene, al contrario di quanto discusso, attuato e praticato (tutte condizioni necessarie ma non sufficienti), <strong>bisognerebbe ripartire proprio da quei fattori considerati, al di l\u00e0 dei proclami e degli slogan, meno importanti e decisivi: dall\u2019educazione e formazione critica della Persona anche nel suo ruolo di lettore, ascoltatore, telespettatore, navigatore, ma soprattutto di \u201ccittadino\u201d che non \u00e8 soltanto \u201cconsumatore\u201d (logica e strategia di lungo periodo)<\/strong>. Sono trascorsi molti anni da quando ne abbiamo discusso la prima volta: ma, nel quadro di un <strong>ripensamento complessivo e radicale dell\u2019educazione e dei processi educativi,<\/strong> <strong>l&#8217;urgenza pi\u00f9 evidente continua ad essere quella di ribaltare la prospettiva dominante che vede, nei destinatari\/referenti dei flussi informativi (conoscitivi), esclusivamente delle <em>pedine<\/em> da manovrare, quasi\u00a0dei &#8220;<em>burattini<\/em>&#8221; da guidare, accompagnare, istruire (naturalmente \u201cdall&#8217;alto\u201d), persuadere, manipolare (sicuramente&#8230;a fin di bene!) verso una \u201cbuona e corretta informazione\u201d. Si tratta di un approccio estremamente rischioso, perfino pericoloso, per tanti motivi che hanno a che vedere anche, e soprattutto, con alcuni diritti e libert\u00e0 fondamentali e, di conseguenza, con la qualit\u00e0 della cittadinanza e della democrazia.<\/strong> Si tratta di un \u201capproccio\u201d che, con tutte le possibili sfumature e peculiarit\u00e0 delle relative discipline di riferimento, continua ad essere <em>dall&#8217;alto verso il basso<\/em>: <strong>pi\u00f9 impegnativo lavorare sulla responsabilit\u00e0 e la formazione di chi informa e comunica, pi\u00f9 impegnativo, e senz&#8217;altro meno visibile (soprattutto nel breve periodo, che \u00e8 il tempo della politica e di una certa idea\/visione del potere), lavorare sull&#8217;educazione e formazione delle &#8220;teste&#8221; dei destinatari e delle Persone: un&#8217;educazione al dubbio, all&#8217;incertezza, alla responsabilit\u00e0, al pensiero critico, alla complessit\u00e0, ad una nuova &#8220;cultura dell&#8217;errore&#8221;; un&#8217;educazione sviluppata praticando e diffondendo il &#8220;metodo scientifico&#8221; e un atteggiamento di critica e curiosit\u00e0 verso tutto, un atteggiamento che non pu\u00f2 che essere investigativo, di confronto con gli Altri, di decodifica di segnali, pi\u00f9 o meno complessi, e di reperimento delle &#8220;prove&#8221; a supporto anche delle nostre e delle altrui argomentazioni.<\/strong> <strong>Un\u2019educazione che possa abilitare finalmente le Persone e i cittadini sia a saper verificare\/falsificare tesi, argomenti e informazioni di qualsiasi genere, che a confrontarsi soprattutto con chi non ha le stesse idee\/opinioni o che, magari, \u00e8 stato etichettato\/riconosciuto come \u201cdiverso da Noi\u201d. <\/strong>Un\u2019educazione ed una formazione che, evidentemente, avrebbero ricadute significative anche nella <strong>gestione del cambiamento e nell\u2019individuazione di soluzioni (?) realmente innovative<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Mentre l\u2019approccio e l\u2019impostazione dominanti su tali questioni (e non solo), anche nelle successive fasi di individuazione e definizione di azioni e strategie (un discorso che chiama in causa le solite narrazioni egemoni e certo <em>storytelling<\/em>), pur con tutte le buone intenzioni e gli obiettivi assolutamente condivisibili, continuano ad essere centrati \u2013 come detto &#8211; oltre che specificamente sugli strumenti e le tecnologie, su <strong>una visione del Soggetto (degli attori, individuali e collettivi) come completamente passivo e facilmente manipolabile (le criticit\u00e0, in tal senso, sono molte)<\/strong>. <strong>Logiche, strumenti e obiettivi anche \u201cpositivi\u201d, talvolta condivisibili nella prospettiva di contrasto dell\u2019emergenza \u2013 che, vorrei ricordarlo ancora una volta, \u00e8 educativa e culturale &#8211; che, tuttavia, possono incidere ben poco, per non dire nulla, sulle dinamiche pi\u00f9 profonde e radicate che caratterizzano i gruppi (inclusione vs. esclusione, identit\u00e0 vs. riconoscimento, <em>etichettamento<\/em>, potere, conflitti etc.), l\u2019<em>eterodirezione<\/em>, il conformismo, i bisogni di socialit\u00e0 e appartenenza, di stima e riconoscimento (da parte degli altri); ma anche la formazione di stereotipi, pregiudizi e luoghi comuni che sono, di fatto, il <em>terreno<\/em> su cui germogliano e crescono le bufale, la disinformazione, le narrazioni, la\/le post verit\u00e0, le strategie di persuasione e marketing pi\u00f9 aggressive<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Detto in altri termini, <strong>proseguiamo a ragionare e lavorare soltanto sugli strumenti e sulle soluzioni di breve periodo (possibilmente, semplici), continuando a mettere un po\u2019 in secondo piano le persone e le soggettivit\u00e0 che devono\/dovranno interagire con questi stessi strumenti e con gli ecosistemi comunicativi<\/strong>. Ci\u00f2 che dobbiamo continuamente domandarci \u00e8 sempre: su chi deve essere posta l\u2019attenzione? Da che cosa dobbiamo ripartire per correggere errori, questioni e problematiche che sono strutturali e che appartengono, evidentemente, alla dimensione educativa e culturale? <strong>Una dimensione &#8211; lo ribadiamo &#8211; strategica per la stessa sopravvivenza delle moderne democrazie<\/strong>, troppo spesso sottovalutata o, comunque, non adeguatamente considerata.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Il lavoro fondamentale da farsi \u2013 e che non viene fatto \u2013 \u00e8 sulle Persone e sugli spazi relazionali e comunicativi che abitano; con la consapevolezza che non sono, e non possono essere, la tecnologia e il digitale a garantirci fino in fondo \u201cprotezione\u201d e \u201csicurezza\u201d. Allo stesso modo, non sono, e non possono essere, la tecnologia e il digitale a garantirci in termini di cittadinanza e inclusione!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>La tecnologia non pu\u00f2 essere, altres\u00ec, la nostra <em>difesa<\/em> contro l\u2019inganno, le truffe, i falsi, il conformismo, la\/le post verit\u00e0 etc. I nostri principali \u201cstrumenti di difesa\u201d sono, e saranno sempre, l\u2019educazione, l\u2019istruzione, la formazione, l\u2019aggiornamento continuo e la ricerca. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Si tratta di un altro aspetto non secondario e su cui torneremo: <strong><em>nella cd. societ\u00e0 della conoscenza e della trasformazione digitale, esiste infatti un sentimento estremamente diffuso, anche in ambito scientifico, legato all\u2019illusione utopica, e utopistica, che <u>soltanto<\/u> le tecnologie potranno risolvere qualsiasi problema anche in termini di protezione e sicurezza, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti della prassi organizzativa e sociale; saranno le stesse tecnologie a difenderci dalla propaganda (anche la pi\u00f9 sofisticata), dalla pubblicit\u00e0 e dalle strategie di marketing (anche le pi\u00f9 aggressive) e, pi\u00f9 in generale dalle falsit\u00e0, dalla disinformazione casuale e pianificata, dalle bufale e dalle truffe, da qualsiasi rischio e pericolo. Le tecnologie ci saranno sempre utili e indispensabili ma \u2013 lo ripeto \u2013 certe questioni vanno risolte ponendo l\u2019attenzione, anche e soprattutto, su altre variabili e concause, allargando il ventaglio dei saperi e delle competenze coinvolti in una prospettiva che non pu\u00f2 che essere interdisciplinare, multidisciplinare, transdisciplinare.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">E non mi stancher\u00f2 mai di ripeterlo: <strong>propaganda, manipolazione, persuasione (pi\u00f9 o meno occulta), disinformazione, bufale (e lo stesso <em>fact checking<\/em>), narrazioni, <em>storytelling<\/em>, post verit\u00e0 etc. sono processi, dinamiche e strumenti, sempre esistiti cos\u00ec come la loro ideazione, progettazione e diffusione sistematica: ad essere cambiati sono l&#8217;ecosistema (globale) dell&#8217;informazione e della comunicazione e le relative architetture che rendono, senz&#8217;altro, pi\u00f9 virale e invasiva la loro diffusione, anche e soprattutto in termini di tempo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Il dito e la luna\u2026.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Tuttavia, dovremmo prestare attenzione a non far confusione: come gi\u00e0 detto, <strong>il \u201cvero\u201d problema, a mio parere, non \u00e8 tanto quello delle bufale o delle <\/strong><a href=\"http:\/\/www.accademiadellacrusca.it\/it\/lingua-italiana\/consulenza-linguistica\/domande-risposte\/viviamo-nellepoca-post-verit\"><strong>post verit\u00e0<\/strong><\/a><strong>, che vanno disvelate e contrastate<\/strong>, <strong>prima di tutto provando ad interrogarci se, molto banalmente, queste siano cause o effetti (non condivido tale linearit\u00e0, la uso solo per semplificare) di complesse dinamiche. In altre parole, se costituiscano la \u201cpatologia\u201d di un sistema \u2013 e mi riferisco non soltanto al sistema dell\u2019informazione &#8211; o siano i sintomi di ben altre criticit\u00e0 che, per tante ragioni, non vengono esplicitate. E, oltre alla centralit\u00e0 strategica di istruzione, educazione, ricerca e formazione, una centralit\u00e0 pi\u00f9 volte richiamata in questi anni, dobbiamo fare i conti con un\u2019altra questione: quella riguardante una Politica e dei regimi democratici non pi\u00f9 in grado, da tempo, di definire e realizzare le contromisure che davvero sarebbero necessarie per contrastare, a questi livelli, tali preoccupanti derive; derive che sono, in primo luogo, economiche e legate ai sistemi di potere ed ai cd. \u201ccannibali digitali\u201d che, di fatto, hanno in mano e governano il nuovo ecosistema. Ma la Politica &#8211; come scrivemmo anni fa &#8211; \u00e8 da tempo &#8220;ancella&#8221; del potere economico e della <em>tecnocrazia<\/em> globale e non sembra pi\u00f9 in grado di recitare il suo ruolo fondamentale di mediazione e negoziazione dei conflitti e delle pratiche di conflitto, che definiscono le nuove disuguaglianze e le nuove asimmetrie, a livello locale e globale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Il <\/strong><a href=\"http:\/\/www.forumpa.it\/pa-digitale\/perche-non-bastano-cittadini-connessi\"><strong>rischio<\/strong><\/a><strong>, estremamente concreto e correlato ad una serie di altri rischi (opportunit\u00e0), \u00e8 quello che se non proviamo a correggere da subito questo approccio\/visione e questa impostazione generale, in atto in qualche caso anche a livello internazionale, tra qualche tempo, avremo molto probabilmente anche meno bufale e disinformazione in circolazione (sarebbe certamente un buon risultato, ma non basta!), ma continueremo ad avere a che fare e a confrontarci sempre pi\u00f9 di frequente (basti pensare a dati e ricerche su analfabetismo, non soltanto funzionale, e povert\u00e0 educativa, di cui finalmente si comincia a parlare un po\u2019 di pi\u00f9) con una <em>societ\u00e0 civile<\/em> e con opinioni pubbliche costituite da <em>individui eterodiretti<\/em>, iperconnessi e, talvolta, anche <em>super informati<\/em>, ma sostanzialmente isolati e facilmente condizionabili. Franco Ferrarotti (#CitaregliAutori) ha parlato addirittura, in tempi non sospetti, di \u201cfrenetici informatissimi idioti\u201d<\/strong>! E, <strong>non a caso, parlai anni fa di una \u201cnuova societ\u00e0 di massa\u201d iperconnessa e del rischio che si affermasse una \u201c<\/strong><a href=\"http:\/\/www.forumpa.it\/riforma-pa\/i-rischi-di-una-cittadinanza-senza-cittadini\"><strong>cittadinanza senza cittadini<\/strong><\/a><strong>\u201d. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>E magari ci ritroveremo a dover fare i conti con un <em>sistema<\/em>, sempre pi\u00f9 interconnesso e interdipendente, che, per esempio, potrebbe puntare ad eliminare certe informazioni perch\u00e9 non allineate, \u201cnon adeguate\u201d, non conformi a certi dettami e linee guida, \u201cnon corrette\u201d secondo certe <em>visioni<\/em>. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>L\u2019impressione \u00e8 che continueremo, anche in futuro \u2013 in una sorta di <em>eterno ritorno dell\u2019identico a s\u00e9 stesso<\/em> &#8211; a contrastare tali criticit\u00e0, sempre e comunque, ricorrendo alle solite logiche dell&#8217;emergenza arricchite, al livello delle narrazioni, dalle solite contrapposizioni \u2013 che tutti dichiarano (soltanto) di voler abbandonare \u2013 tra apocalittici e integrati, tra tecno-scettici e tecno-entusiasti, oltre che dalla consueta, e insopportabile, polarizzazione del dibattito, che porta sempre a <em>vedere tutto con le lenti<\/em> dell\u2019ideologia, della faziosit\u00e0, dell\u2019appartenenza politica.<\/strong> <strong>Derive e traiettorie che impediscono qualsiasi (reale) approfondimento e rafforzano opinioni, luoghi comuni, stereotipi, visioni del mondo gi\u00e0 abbondantemente consolidati<\/strong>. Cosa che, spero, non si verifichi almeno in questo caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Allo stesso tempo, non \u00e8 inutile ripeterlo, non saranno le tecnologie e il digitale a ricreare\/rinforzare il legame sociale, n\u00e9 tanto meno a rigenerare i meccanismi sociali della fiducia e della cooperazione (Dominici, 1996 e sgg.). Devo dire che, forse, su questi punti\/snodi problematici, sembra che il clima culturale dia qualche timido segnale di cambiamento: molti di coloro che, nelle loro analisi (<em>scripta manent<\/em>), erano strettamente legati ad un rigido <em>determinismo tecnologico<\/em><\/strong>, <strong>oltre che a spiegazioni riduzionistiche<\/strong>, attualmente parlano\/scrivono di educazione, di centralit\u00e0 della Persona, di pensiero critico, di educazione al metodo scientifico ed alla complessit\u00e0; perfino, di visione sistemica. Temi e questioni cui, in passato, non erano minimamente interessati, di pi\u00f9 li consideravano \u201csuperati\u201d, \u201cnon degni di nota\u201d, arrivando talvolta perfino a deridere chi sosteneva il contrario; chi poneva, cio\u00e8, in una prospettiva sistemica, l\u2019educazione e i processi educativi (e formativi) &#8211; e, con questi, i rapporti di potere &#8211; al centro di qualsiasi processo di mutamento e cambiamento.<strong> Continua, in tal senso, il dominio incontrastato, a livello mediatico e di discorso pubblico, di coloro che, attraverso anche una strategia aggressiva sui social e online, riescono a costruirsi un\u2019immagine\/reputazione di super-esperti in tutto, ma proprio in tutto. Super-esperte\/i che, di volta in volta, vedono nella dimensione della prassi tecnologica e nelle tecnologie gli \u201cunici\u201d fattori generativi ed evolutivi in grado di modificare i sistemi sociali e le organizzazioni. Si pensi anche all\u2019attuale dibattito su intelligenza artificiale e algoritmi\u2026raccontati quasi come fossero entit\u00e0 soprannaturali e metafisiche. Spostando l\u2019attenzione dai rapporti di potere (sempre decisivi) e dall\u2019interazione complessa tra l\u2019umano e il tecnologico, tra l\u2019umano e la tecnica, tra il \u201cdentro\u201d e il \u201cfuori\u201d di NOI.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Una considerazione conclusiva: la correttezza e il cd. <em>fact checking<\/em> vanno praticati, oltre che dichiarati, in ogni situazione. Al contrario, registro un numero sempre crescente di Autori\/studiosi\/giornalisti\/blogger che, pur parlando sempre di autorevolezza, credibilit\u00e0, correttezza, responsabilit\u00e0, <em>fact checking<\/em>, notizie false e\/o inesatte, non citano mai le Fonti e gli Autori da cui riprendono idee, ipotesi, tesi e argomentazioni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong><u>Epilogo e\u2026altri percorsi<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>In conclusione, credo che tutte le analisi condotte (e che si condurranno ancora in futuro) su narrazioni, bufale, <em>fact checking<\/em>, post verit\u00e0 etc., andrebbero inquadrate anche in un discorso, ancora pi\u00f9 ampio e di carattere generale, riguardante lo <em>stato di salute e la qualit\u00e0 della democrazia contemporanea.<\/em> Sempre consapevoli di doverci confrontare con il conformismo dilagante e il bisogno inarrestabile di <em>prossimit\u00e0 culturale<\/em> e appartenenza, che da sempre caratterizzano (non soltanto) questo Paese. Un Paese tuttora fortemente corporativo e feudale, guidato da \u00e9lites e reti chiuse che rendono il nuovo ecosistema globale, almeno per ora, un\u2019irripetibile opportunit\u00e0 \u201cper pochi\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">In questa parte conclusiva, nel tentativo di restituire l\u2019interdipendenza e la connessione di tutti i livelli di analisi e discorso, oltre che quelle che segnano tutti gli ambiti della prassi, ripropongo alcuni brani di altri contributi e pubblicazioni del passato, riportando l\u2019attenzione su questioni sulle quali siamo tornati pi\u00f9 volte e sulle numerose variabili e concause da considerarsi.<strong> L\u2019obiettivo principale \u00e8 sempre quello di aprire altri percorsi di lettura, analisi e ricerca, immaginando i testi sempre come <em>ipertesti<\/em>. Evidentemente, non potendo, ancora una volta, fare a meno di rilevare la nostra <em>inadeguatezza<\/em> di fronte alle sfide ed ai dilemmi della ipercomplessit\u00e0. Un\u2019inadeguatezza che rischia di aumentare ulteriormente se non cambieremo modelli culturali e culture organizzative delle istituzioni educative e formative (lungo periodo); e, allo stesso tempo, a livello di didattica e di ricerca, se non riusciremo ad uscire da quelle che abbiamo definito \u201cfalse dicotomie\u201d(cit.), dai nuovi <em>determinismi<\/em> e <em>riduzionismi<\/em>, dalle sabbie mobili del <em>determinismo monocausale<\/em> e di un certo \u201cnuovismo acritico di maniera\u201d (cit.), che contraddistinguono il dibattito pubblico sull\u2019innovazione e la democrazia, la rivoluzione digitale e le nuove asimmetrie, l\u2019informazione, le bufale e la\/le post verit\u00e0, l\u2019economia della condivisione e le reti esclusive, gli ecosistemi interconnessi e le nuove soggettivit\u00e0 etc. etc.<\/strong><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>L<\/strong><strong>a comunicazione, da noi definita (1996) <em>processo sociale di condivisione della conoscenza (= potere)<\/em>, ha assunto una centralit\u00e0 strategica senza precedenti dentro gli ecosistemi, in tutte le sfere della prassi, all\u2019interno delle reti e dei <em>mondi vitali<\/em>. Considerando fondata l\u2019equazione conoscenza = potere, ne consegue che tutti i processi, le dinamiche e gli strumenti finalizzati alla <em>condivisione della conoscenza <\/em>non potranno che determinare una condivisione del potere\/dei poteri o, comunque, una riconfigurazione dei sistemi di potere e delle gerarchie (nel lungo periodo). In questa prospettiva, il nuovo ecosistema sociale e comunicativo ha dischiuso interessanti prospettive \u2013 ancora tutte da valutarsi &#8211; a processi di <em>democratizzazione della scienza <\/em>e, pi\u00f9 in generale, dei <em>saperi<\/em>, con maggiori opportunit\u00e0 di accesso alle informazioni e di elaborazione delle conoscenze (<em>digital divide<\/em> vs. <em>cultural divide<\/em>). Si tratta di un discorso di vitale importanza, anche in termini di cittadinanza e di \u201cnuovo contratto sociale\u201d: istruzione, educazione, ricerca, definiscono le condizioni dell\u2019inclusione e la qualit\u00e0 dei regimi democratici<\/strong>. Tuttavia, non possiamo non rilevare come, proprio quelle stesse caratteristiche e dinamiche che fanno apparire la societ\u00e0 interconnessa\/iperconnessa un\u2019opportunit\u00e0, pongono alla nostra attenzione una serie di questioni problematiche che riguardano da vicino la comunicazione della scienza e dell\u2019innovazione tecnologica, la condizione dei saperi, la loro veridicit\u00e0 e attendibilit\u00e0, perfino la loro reputazione; ma anche, e allo stesso tempo, la condizione dell\u2019ecosistema globale dell\u2019informazione e della comunicazione. <strong>Un ecosistema che abbiamo gi\u00e0 definito nei seguenti termini: \u00abLa societ\u00e0 interconnessa \u00e8 una societ\u00e0 ipercomplessa, in cui il trattamento e l\u2019elaborazione delle informazioni e della conoscenza sono ormai divenute le risorse principali; un tipo di societ\u00e0 in cui alla crescita esponenziale delle opportunit\u00e0 di <em>connessione<\/em> e di trasmissione delle informazioni, che costituiscono dei fattori fondamentali di sviluppo economico e sociale, non corrisponde ancora un analogo aumento delle opportunit\u00e0 di comunicazione, da noi intesa come <em>processo sociale di condivisione della conoscenza che implica pariteticit\u00e0 e reciprocit\u00e0<\/em> (inclusione)\u00bb (Dominici,1996).<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>\u00abLa <\/strong><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2016\/06\/18\/il-digitale-la-velocita-e-il-problema-della-responsabilita-questioni-di-natura-non-tecnica\/\"><strong>\u201cnuova\u201d velocit\u00e0 del digitale<\/strong><\/a><strong>, nell\u2019interazione complessa con il fattore umano e il sistema delle relazioni sociali, conserva l\u2019ambivalenza originaria di qualsiasi \u201cfattore\u201d di mutamento e di qualsiasi processo sociale e culturale; un\u2019ambivalenza che, oltre ad essere straordinaria opportunit\u00e0, mette anche in evidenza i nostri limiti e le nostre inefficienze \u2013 a livello personale, organizzativo e sociale \u2013 ma, soprattutto, ci lascia poco <\/strong><strong>tempo per la riflessione e l\u2019analisi critica su ci\u00f2 che accade e, pi\u00f9 in generale, su una (iper)complessit\u00e0 che mette a nudo la radicale inadeguatezza dei paradigmi, dei modelli interpretativi, delle culture tradizionali e, ancor di pi\u00f9, dei moderni strumenti di controllo e gestione\u00bb. (cit.)<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>\u00abLa rivoluzione tecnologica ha definito un nuovo rapporto tra l\u2019individuo e la norma, tra la teoria e la prassi, fornendogli, in qualche modo, l\u2019illusione di essere assoluto sovrano e padrone delle proprie scelte, con il rischio di non tenere nella dovuta considerazione le interazioni, le interdipendenze sociali e la comunit\u00e0 di appartenenza. Diviene cos\u00ec urgente, ma allo stesso tempo problematica, la questione che Hans Jonas ben sintetizza nel concetto di autodeterminazione responsabile (un concetto che, anche di recente, qualcuno si \u00e8 attribuito, insieme a quello di pedagogia della responsabilit\u00e0\u2026): un concetto probabilmente in grado di colmare il grande vuoto esistente tra le idee di autonomia e interdipendenza\u00bb. (cit.)<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>\u00abOggi infatti, come mai in passato, <em>la <\/em><\/strong><a href=\"http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/01\/14\/cambio-paradigma-la-ricerca-un-umanesimo-la-societa-ipercomplessa\/\"><strong><em>tecnologia \u00e8 entrata a far parte della sintesi di nuovi valori<\/em><\/strong><\/a><strong><em> e di nuovi criteri di giudizio<\/em><\/strong><strong> (Dominici, 1996), <em>rendendo ancor pi\u00f9 evidente la centralit\u00e0 e la funzione strategica di un\u2019evoluzione che \u00e8 culturale e che va ad affiancare quella biologica, condizionandola profondamente e determinando dinamiche e processi di retroazione<\/em> (si pensi ai progressi tecnologici legati a intelligenza artificiale, robotica, informatica, nanotecnologie, genomica etc.). In altre parole, nel quadro complessivo di un necessario ripensamento\/ridefinizione\/superamento della dicotomia natura\/cultura, non possiamo non prendere atto di come i ben noti meccanismi darwiniani di selezione e mutazione si contaminino sempre di pi\u00f9 con quelli sociali e culturali che caratterizzano la statica e la dinamica dei sistemi sociali. Sempre pi\u00f9 difficile, oltre che fuorviante, provare a tenere separati i due percorsi evolutivi e, allo stesso tempo, sempre pi\u00f9 urgente si fa la domanda di un approccio multidisciplinare alla complessit\u00e0 per l\u2019analisi e lo studio di dinamiche (appunto) sempre pi\u00f9 complesse, all\u2019interno delle quali i piani di discorso e le variabili intervenienti si condizionano reciprocamente, mettendo a dura prova i tradizionali modelli teorico-interpretativi lineari. E, ancora una volta, non si tratta di essere \u201cpro\u201d o \u201ccontro\u201d, anzi occorre andare oltre la sterile, ma sempre presente e puntuale, polarizzazione del dibattito che ha logiche radicalmente differenti da quelle della produzione e condivisione di conoscenza (potere): dobbiamo acquisire consapevolezza di trovarci difronte ad una <em>trasformazione antropologica<\/em> (1996) che, mettendo in discussione gli stessi presupposti basilari di pensiero, teoria e prassi, evidenzia ancora una volta l\u2019urgenza di un cambio di paradigma \u2013 pi\u00f9 volte echeggiato gi\u00e0 negli anni Novanta \u2013 e la ridefinizione delle stesse categorie concettuali\u00bb (cit.).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>\u00abI \u201cvecchi\u201d confini tra formazione scientifica e formazione umanistica sono di fatto completamente saltati, in conseguenza delle straordinarie scoperte scientifiche e delle continue accelerazioni indotte dall\u2019innovazione tecnologica che rendono ancor pi\u00f9 ineludibile l\u2019urgenza di un\u2019educazione\/formazione alla complessit\u00e0 e al pensiero critico (logica). Tuttavia, le resistenze ad un cambiamento cos\u00ec radicale di prospettiva (modelli, pratiche e strumenti) sono fortissime, arrivano soprattutto dai \u201cluoghi\u201d ove si produce e si elabora conoscenza e sono legate a motivazioni di diversa natura: logiche dominanti, modello sociale feudale, questione culturale, primato della politica in tutte le dimensioni, familismo amorale, culture organizzative, climi d\u2019opinione etc. Fondamentalmente, soprattutto perch\u00e9, come affermato in tempi non sospetti, in qualsiasi campo della prassi individuale e collettiva, innovare significa mettere in discussione saperi e pratiche consolidate, immaginari individuali e collettivi, rompere equilibri, <em>spezzare le catene della tradizione<\/em> (cit.), abbandonare <em>il certo<\/em> per <em>l\u2019incerto<\/em> con rischi (opportunit\u00e0), anche percepiti, notevolmente superiori. In altre parole, rendere, almeno temporaneamente, pi\u00f9 vulnerabili i sistemi e lo spazio comunicativo e relazionale che li caratterizza. Una questione strategica e decisiva per il complesso processo di costruzione, sociale e culturale, della Persona e del cittadino e, quindi, dello spazio pubblico, che riveste un ruolo di fondamentale importanza anche in considerazione del costante e rapido mutamento del contesto, locale e globale, di riferimento (Societ\u00e0 Ipercomplessa<\/strong><strong>)\u00bb (cit.).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>La <\/strong><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2016\/10\/11\/lumano-il-tecnologico-e-gli-ecosistemi-interconnessi-la-reclusione-dei-saperi-e-lurgenza-di-educare-e-formare-alla-complessita\/\"><strong>ipercomplessit\u00e0 non \u00e8 \u2013 e non \u00e8 mai stata \u2013 un\u2019opzione, \u00e8 un \u201cdato di fatto\u201d<\/strong><\/a><strong>: purtroppo, c\u2019\u00e8 ancora poca consapevolezza di trovarsi di fronte ad una ipercomplessit\u00e0 che si \u00e8 a tal punto estesa da rendere estremamente difficile e complicato qualsiasi tentativo di fornire\/formulare schemi di riduzione della complessit\u00e0 e di analisi che d\u2019altra parte, quasi inevitabilmente, ne restituirebbero una visione quanto meno parziale; da rendere quasi impensabile e, addirittura, utopistico quello, ben pi\u00f9 ambizioso, di definire un modello teorico-interpretativo (dimensione fondamentale ma troppo spesso sottovalutata, considerata perfino \u201cinutile\u201d\u2026) o un sistema di pensiero in grado di spiegare il mutamento in atto; in grado di riconoscere e comprendere l\u2019ambivalenza e l\u2019interazione di tutti i livelli problematici coinvolti. Non \u00e8 un caso, infatti, che si ricorra a \u201cvecchi\u201d modelli e schemi interpretativi, magari riadattati con qualche neologismo ad effetto per presentarli come originali e innovativi. Si tratta di una complessit\u00e0 ulteriormente accresciuta dalla rilevanza, sempre pi\u00f9 strategica, che la comunicazione e l\u2019innovazione tecnologica hanno assunto, non soltanto nei processi educativi e di socializzazione, ma anche e soprattutto nella rappresentazione e percezione di dinamiche e processi evolutivi sistemici. Dimensioni problematiche complesse che, evidentemente, condizionano anche interpretazioni e narrazioni egemoni. Il vero problema \u00e8 che \u2013 da sempre \u2013 continuiamo a non essere educati e formati a riconoscere questa ipercomplessit\u00e0 e, in ogni caso, non con la nostra testa (1998 e sgg.). Un\u2019inadeguatezza resa ancor pi\u00f9 evidente nella societ\u00e0 dell\u2019interdipendenza e dell\u2019interconnessione globale: un \u201cnuovo ecosistema\u201d (Dominici, 1996) in cui tutto \u00e8 (almeno, in apparenza) collegato e connesso, all\u2019interno di processi e dinamiche non lineari, con tante variabili e concause da considerare.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>\u00abGli obiettivi fondamentali dell\u2019educazione digitale e, pi\u00f9 in generale, tecnologica sono, a mio avviso, differenti e concernono molteplici livelli di analisi e intervento che provo a sintetizzare e richiamare in alcuni punti: 1) la cd. educazione digitale deve (dovrebbe) quanto meno accrescere la consapevolezza (su questo aspetto registro, ormai, un discreto consenso) rispetto alle molteplici variabili in gioco;\u00a0<\/strong><strong>2) l\u2019educazione digitale deve (dovrebbe) definire e creare le condizioni di un <em>approccio realmente critico e sistemico<\/em> alla trasformazione in atto: su tale aspetto, invece, c\u2019\u00e8 davvero tanto da lavorare, dal momento che certi concetti continuano ad essere usati, sostanzialmente, come slogans; <\/strong><strong>3) l\u2019educazione digitale deve mettere in condizione le Persone (e i Cittadini) di affrontare e gestire le dinamiche e i processi che scaturiscono non soltanto dall\u2019innovazione tecnologica, ma da numerosi altri fattori (economico, sociale, politico, culturale) che contraddistinguono il nuovo ecosistema; in maniera tale che giovani (e adulti) siano in grado, non soltanto di difendersi dai \u201clati oscuri\u201d del digitale, di \u201csaper utilizzare\u201d gli strumenti e abitare i nuovi ambienti, ma anche, e soprattutto, siano in grado di saperne sfruttare i vantaggi e le enormi potenzialit\u00e0 sia per la condivisione di informazioni e conoscenza che per la costruzione\/rafforzamento\/intensificazioni delle reti di relazionalit\u00e0 (comunicazione vs. connessione)\u00bb (su Il Sole 24 Ore). <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u00abL\u2019educazione digitale va profondamente ripensata sulla base anche di una ridefinizione degli obiettivi fondamentali. Ci\u00f2 implica il passaggio, tutt\u2019altro che semplice e scontato, da una <em>visione<\/em> <em>limitata<\/em> dell\u2019educazione digitale \u2013 e, sia chiaro, dell\u2019educazione nel suo complesso \u2013 intesa come \u201cstrumento\u201d (o insiemi di strumenti) e come insieme di \u201ccompetenze\u201d funzionali a preparare <em>tecnicamente<\/em>, ed al \u201csaper fare\u201d, i nostri giovani (e con loro, gli insegnanti, i dirigenti, le Persone etc.) ad una visione\/concezione dell\u2019educazione come <em>cultura della complessit\u00e0<\/em> e della<em> responsabilit\u00e0<\/em>, entrambe costruite dentro un\u2019epistemologia dell\u2019incertezza (Morin). Allo stesso tempo, va ripensata anche come insieme di strumenti complessi in grado di rendere effettivi diritti e doveri fondamentali per la stessa sopravvivenza delle moderne democrazie. Democrazie che appaiono in crisi, con una politica a dir poco marginale rispetto alla sfera dell\u2019economia e della tecnocrazia e con un perdita di credibilit\u00e0 delle istituzioni che affonda le sue radici in sistemi sociali sempre pi\u00f9 diseguali e asimmetrici, con distanze sempre pi\u00f9 nette tra ricchi e poveri, tra chi pu\u00f2 accedere ad un\u2019educazione e formazione di qualit\u00e0. La correlazione tra educazione e cittadinanza\/inclusione si rivela, in tale prospettiva, ancor pi\u00f9 evidente e conseguenziale. Perch\u00e9 non sono, e non saranno, la tecnologia e\/o il digitale a determinare cittadinanza e inclusione, o a creare le famose \u201c<em>Teste ben fatte<\/em>\u201d (Montaigne). In tal senso, al di l\u00e0 di queste considerazioni preliminari, ci tengo a precisare che, a mio avviso, esiste un altro rischio, estremamente concreto: quello di pensare (e agire di conseguenza) che l\u2019educazione digitale \u2013 e, con essa, la stessa cultura digitale \u2026anzi le stesse culture digitali \u2013 sia una questione meramente \u201ctecnica\u201d, di \u201cpreparazione tecnica\u201d, di \u201ccompetenze\u201d specifiche legate (esclusivamente) alla \u201cnatura\u201d delle (nuove) tecnologie della connessione e dei nuovi ecosistemi\/ambienti comunicativi\u00bb (su Il Sole 24 Ore).<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\">\u00ab[\u2026]la stessa definizione di <strong><em>educazione digitale<\/em> va \u2013 come gi\u00e0 detto &#8211; rivista, allargata ed estesa ad altri approcci, ad altre conoscenze e competenze \u2013 tra i due termini, mettendo al centro sempre quello di \u201ceducazione\u201d &#8211; proprio perch\u00e9 non dobbiamo soltanto educare e formare \u201cindividui\u201d consapevoli della complessit\u00e0 digitale<\/strong> (anche se sarebbe gi\u00e0 un buon risultato), <strong><em>tecnicamente preparati<\/em><\/strong>; <strong>dobbiamo educare e formare Persone (prima) e Cittadini (poi) in grado di saper riflettere, pensare, argomentare, organizzare, in maniera logica, critica, corretta ed efficace; capaci di immaginare o, meglio ancora, riconoscere\/saper riconoscere la complessit\u00e0 e i livelli di connessione e di relazione tra le Persone, tra i sistemi, tra le Persone e i sistemi<\/strong>. Approccio, metodo, conoscenze e competenze che devono essere una costante, un elemento di continuit\u00e0 nei percorsi didattico-formativi delle nostre scuole e delle nostre universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">\u00ab<strong>Finch\u00e9 non prenderemo consapevolezza e non saremo in grado di chiarire questo \u201cgrande equivoco\u201d (#CitaregliAutori) posto gi\u00e0 alla base del dialogo (negato) tra i saperi e le competenze, alla base della vita pubblica e della democrazia, non riusciremo a correggere l\u2019attuale rotta di navigazione che ci porta soprattutto ad adattarci al cambiamento e non a saperlo gestire e modificare<\/strong>. Al di l\u00e0 dei tanti paradossi del mutamento in atto, il grande \u201cequivoco\u201d, nella\/della civilt\u00e0 ipertecnologica e ipercomplessa, <strong>\u00e8 quello di continuare a pensare l\u2019educazione e i processi educativi (vale anche per la formazione) come \u201cquestioni esclusivamente di natura tecnica\u201d, un problema soltanto di \u201ccompetenze\u201d e di \u201csaper fare\u201d (punto e basta), un problema \u2013 una serie di problemi &#8211; da affrontarsi puntando tutto su velocit\u00e0 e simulazione.<\/strong> <strong>E continuando a riprodurre, a non correggere, la drammatica separazione tra formazione umanistica e formazione scientifica<\/strong> (di volta in volta, continueremo ad affermare che serve pi\u00f9 l\u2019una o pi\u00f9 l\u2019altra), siamo destinati a perder sempre pi\u00f9 di vista l\u2019insieme, il complesso, il globale, <strong>l\u2019ALTRO DA NOI<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u00ab[\u2026] dobbiamo ripensare e rivedere lo stesso concetto di \u201ceducazione digitale\u201d che, di fatto, per come l\u2019abbiamo immaginata e definita, rappresenta sempre pi\u00f9<\/strong> <strong>lo \u201cstrumento\u201d complesso di definizione delle condizioni strutturali di una partecipazione \u201cnon simulata\u201d e di una cittadinanza piena, effettiva, partecipata <\/strong>e \u2013 come ripeto spesso \u2013 \u201c<strong>non eterodiretta<\/strong>\u201d. Sempre in questa prospettiva: <strong>se non si ripensa l\u2019<em>educazione<\/em> e, ancor di pi\u00f9, il <em>pensiero sull\u2019educazione<\/em>, modificando in tale direzione le scelte e le strategie riguardanti sia la <em>didattica<\/em> che la formazione (continua e sistematica, con una parte flessibile e modulare) di tutte le figure coinvolte ai vari livelli anche decisionali, non andremo molto lontano e continueremo a tentare di cavalcare il mutamento ricorrendo alle solite vecchie logiche di breve periodo. L\u2019educazione digitale dev\u2019essere immaginata e ripensata, comunque e sempre, nella direzione della <em>costruzione sociale e culturale della Persona (prima) e del Cittadino (poi)\u00bb <\/em>(Dominici, 1998 e sgg.). <\/strong><\/b><\/li>\n<li><strong>\u00ab[\u2026] <\/strong>Occorre essere consapevoli che il futuro \u00e8 di <strong>chi riuscir\u00e0 a ricomporre la <em>frattura<\/em> tra l\u2019umano e il tecnologico<\/strong>, di chi riuscir\u00e0 a <strong>ridefinire e ripensare la relazione complessa tra <em>naturale<\/em> e <em>artificiale<\/em><\/strong>; <strong>di chi sapr\u00e0 coniugare (non separare)<\/strong> <strong>conoscenze<\/strong> e <strong>competenze<\/strong>; di chi sapr\u00e0 coniugare, di pi\u00f9, fondere <strong>le due culture<\/strong> (umanistica e scientifica) <strong>sia a livello di educazione e formazione, che di definizione di profili e competenze professionali. Andando oltre quelle che, in tempi non sospetti, avevamo definito<\/strong> <strong>le \u00abfalse dicotomie\u00bb: teoria vs. ricerca\/pratica; formazione scientifica vs. formazione umanistica; conoscenze vs. competenze; <em>hard skills<\/em> vs. <em>soft skills<\/em><\/strong> (proprio in questa prospettiva cfr., in particolare, \u201c<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/ploteus\/sites\/eac-eqf\/files\/broch_it.pdf\"><strong>Quadro europeo delle qualifiche<\/strong><\/a><strong> per l\u2019apprendimento permanente<\/strong> \u2013 <strong>EQF<\/strong>\u201d \u2013 vedi distinzione tra <strong>\u201cconoscenze\u201d, \u201cabilit\u00e0\u201d e \u201ccompetenze\u201d<\/strong>; cfr. anche i <a href=\"http:\/\/www.quadrodeititoli.it\/descrittori.aspx?descr=172&amp;IDL=1\"><strong>Descrittori di Dublino<\/strong><\/a>, riferimenti importanti ma poco conosciuti, anche in ambito universitario; si veda anche un testo del WEF, <strong>World Economic Forum<\/strong>, \u201c<a href=\"https:\/\/www.weforum.org\/agenda\/2016\/09\/8-digital-life-skills-all-children-need-and-a-plan-for-teaching-them\/\"><strong>8 digital life skills all children need<\/strong><\/a><strong>\u201d dove, tra le \u201cdigital life skills\u201d si fa riferimento, con un approccio che non mi convince assolutamente \u2013 ma ci torneremo &#8211; anche al <em>critical thinking<\/em> \u201cpensiero critico\u201d e si parla addirittura di \u201cempatia digitale\u201d(?) <\/strong>\u00e0<strong> \u201cdigital empathy\u201d\u2026e torno a ripetermi, non \u00e8 un problema soltanto di \u201ccompetenze\u201d, al di l\u00e0 di come possiamo intendere un concetto importante, sul quale sono state proposte infinite definizioni, dalle pi\u00f9 specifiche a quelle pi\u00f9 onnicomprensive e <em>universali<\/em><\/strong>)\u00bb.<\/li>\n<li><b><strong>L<\/strong>a complessit\u00e0 sociale (e organizzativa), pur nella sua particolarit\u00e0, <strong>costituisce sempre un problema di <em>conoscenza<\/em> e di <em>gestione della conoscenza<\/em> <\/strong>(Dominici 2003, 2011), <strong>di possibilit\u00e0 conoscitive che possono essere effettivamente selezionate e realizzate, tradotte in scelte e decisioni \u2013 non possiamo non richiamare anche la weberiana <em>sezione finita dell\u2019infinit\u00e0 priva di senso del divenire del mondo<\/em><\/strong>. Una complessit\u00e0, cos\u00ec come l\u2019abbiamo intesa, ulteriormente accresciuta e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare (nella cd. Societ\u00e0 Interconnessa -&gt; + informazioni + dati = + razionalit\u00e0 nelle scelte e nelle decisioni), ancor pi\u00f9 imprevedibile \u2013 nonostante la dimensione del tecnologicamente controllato sia aumentata in maniera esponenziale &#8211; <strong>proprio in virt\u00f9 dell\u2019enorme (infinita) mole di dati e informazioni che, non soltanto <em>non parlano mai da soli<\/em><\/strong>, ma determinano una <strong><em>condizione permanente e costante di razionalit\u00e0 limitata<\/em> a tutti i livelli<\/strong>, da quello organizzativo a quello sociale.<\/b><\/li>\n<li><strong>\u00abContinuiamo ad assistere alle <\/strong><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2016\/02\/08\/linnovazione-soffertale-derive-dellinformazione-la-rivoluzione-digitale-e-i-rischi-di-non-cogliere-unopportunita\/\"><strong>preoccupanti derive del sistema dell\u2019informazione<\/strong><\/a><strong>, che non riguardano soltanto la spettacolarizzazione indiscriminata delle notizie. Notizie inventate, autentiche &#8220;bufale&#8221; che la Rete e i social alimentano fino a renderle \u201cvere\u201d (a forza di ripeterle e riprodurle\u2026),<\/strong><strong> descrizioni minuziose, soprattutto, dei fatti di violenza\u2026ma anche ricerche e dati non attendibili con note metodologiche parziali o inesistenti; inchieste costruite a tavolino, per non parlare di video e foto &#8220;choc&#8221; (cos\u00ec vengono sempre definiti) che devono emozionare i destinatari, giocando sulla loro (nostra) emotivit\u00e0 e sulla mancanza di approfondimento (si pensi p.e. alla tragedia dei migranti); casi sempre pi\u00f9 frequenti in cui, in nome del diritto\/dovere di cronaca, si &#8220;allegano&#8221; immagini di violenze (anche efferate) di tutti i generi, ne leggiamo\/vediamo\/ascoltiamo di tutti i colori: non mancano risse (in qualsiasi contesto, meglio se in famiglia), rapine (possibilmente con sparatoria&#8230;altrimenti funziona meno), arresti in diretta, violenza (efferata), torture, decapitazioni, esecuzioni (ricorderete anche i &#8220;prigionieri annegati in gabbia&#8221;), persone bruciate vive, morti violente; perfino le immagini di persone decedute nel corso di incidenti stradali vengono mostrate&#8230;soprattutto se c&#8217;\u00e8 del sangue&#8230;soprattutto se si pu\u00f2 vedere il corpo, magari anche una mano pu\u00f2 bastare. Il tutto accompagnato da testi e descrizioni con un linguaggio pertinente e assolutamente funzionale alla spettacolarizzazione. La morte e la violenza fanno spettacolo da sempre (la malattia no&#8230;), non ci sono limiti, occorre mostrare tutto perch\u00e9 soltanto cos\u00ec tutto \u00e8 pi\u00f9 \u201cvero\u201d e \u201creale\u201d(?), non preoccupandosi minimamente neanche dei parenti dei protagonisti coinvolti nelle situazioni. Se ne discuteva vent\u2019anni fa e mi fa davvero una certa impressione constatare questa evoluzione interrotta, oltre che preoccupante: gi\u00e0 allora si diceva che il problema era di competenze &#8216;tecniche&#8217; e di conoscenza dei \u201cmezzi\u201d (condizioni necessarie ma non sufficienti), gi\u00e0 allora si affermava che nuovi codici deontologici e professionali avrebbero risolto le criticit\u00e0. Non \u00e8 andata proprio cos\u00ec e lo possiamo verificare ogni giorno. Codici deontologici e professionali sono una garanzia importante di un\u2019autonomia che, tuttavia, non si traduce in responsabilit\u00e0. In ogni caso, dietro queste logiche, la convinzione (forse) di accontentare dei pubblici ormai assuefatti (logiche del marketing e non dell\u2019informazione\/comunicazione), che cercano, anche morbosamente, di vedere, spiare, assistere a qualcosa che non \u00e8 spettacolo, non \u00e8 fiction ma \u00e8 drammaticamente &#8220;reale&#8221;. In fondo, le stesse logiche di certi programmi televisivi &#8211; al di l\u00e0 di tante chiacchere, la TV \u00e8 ancora il medium centrale nelle diete informative e multimediali &#8211; che &#8220;per amore della verit\u00e0&#8221;(?) indagano su crimini e delitti costruendo racconti e narrazioni che diventano puntate di una serie infinita di reality show o di romanzi horror, che affascinano il grande pubblico, da parte sua sempre pronto a portare la discussione sui social. Tutto questo &#8211; dicevo &#8211; all&#8217;insegna di un&#8217;informazione (?) che deve emozionare coinvolgere ma fino ad un certo punto &#8230;contano le &#8220;spezie&#8221; (Popper). Le stesse pagine on line della grande stampa e, pi\u00f9 in generale, delle pi\u00f9 importanti testate giornalistiche non resistono alla tentazione di raccontare questi \u201cfatti\u201d spettacolarizzando e rendendo disponibili immagini, anche inquietanti (molto di moda anche gli episodi di autolesionismo e di &#8220;giochi&#8221; pericolosi), che nulla (nulla!) hanno a che fare con la completezza dell\u2019informazione. [\u2026] Sono trascorsi vent&#8217;anni (parlo per il sottoscritto) e siamo al punto di partenza&#8230;l&#8217;unico espediente adottato (e non sempre) \u00e8 quello di avvisare il lettore\/spettatore che foto e video potrebbero urtare la sua sensibilit\u00e0 cos\u00ec &#8211; come dire &#8211; &#8220;ci si salva la coscienza&#8221; e ci si mostra &#8220;responsabili&#8221;. Nel frattempo, questo tipo di testi, puntualmente, diventano &#8220;virali&#8221; e, in un certo senso, ci si vanta di questo risultato (numero di like, di cuoricini e di condivisioni) quasi come si fosse realizzata un&#8217;inchiesta importante. Dunque, la solita ricerca incessante della spettacolarizzazione e di un&#8217;informazione &#8220;emotiva&#8221; che, non solo non approfondisce, ma si pone come obiettivo quello di intrattenere pi\u00f9 che informare. Tutto va bene e funziona nel grande &#8220;circo mediatico&#8221; e nell\u2019infosfera, purch\u00e9 faccia lettori, ascolti e raccolga pubblicit\u00e0. Si tratta, lo ripeto ancora una volta, degli stessi meccanismi che sono dietro le bufale, la disinformazione, le post verit\u00e0 e certe narrazioni\u2026Un circo mediatico &#8211; lo ribadisco &#8211; segnato da logiche di marketing che hanno portato alla completa rimozione della centralit\u00e0 e della dignit\u00e0 delle Persone. Questioni di consapevolezza, questioni di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 nell\u2019informare e nel comunicare che non riguardano il livello delle competenze tecniche.<\/strong><\/li>\n<li><strong>\u00abE il livello strategico \u00e8, ancora una volta, quello concernente i <em>processi educativi<\/em> di cui sono protagoniste (dovrebbero esserlo) la Scuola, sopra ogni cosa, e le altre <em>agenzie di socializzazione<\/em> che peraltro, in questi ultimi decenni, si son viste divorare da media, reti e gruppo dei pari lo spazio educativo e della socializzazione; \u00e8 il livello cruciale dove \u00e8 possibile educare e formare <em>teste bene fatte<\/em> (Montaigne) e non <em>teste ben piene<\/em>; \u00e8 anche il livello strategico dove (almeno) provare a <em>coltivare<\/em> e praticare<em> l\u2019empatia<\/em>, il dubbio, il pluralismo e il riconoscimento del valore della <em>diversit\u00e0<\/em> per costruire societ\u00e0 aperte e realmente inclusive, fondate su cultura della legalit\u00e0, della prevenzione, della responsabilit\u00e0, del rispetto, della non-discriminazione; infine, \u00e8 il livello cruciale dove determinare le condizioni socioculturali per un ridimensionamento dell\u2019egemonia dei valori individualistici ed egoistici, che hanno significativamente contribuito all\u2019<em>indebolimento del legame sociale <\/em>e della Comunit\u00e0. Percorsi che, inevitabilmente, si incrociano, fino a sovrapporsi, e che riguardano allo stesso tempo teoria e ricerca scientifica, scuola e universit\u00e0, cittadinanza e democrazia, <em>eguaglianza delle condizioni di partenza e inclusione<\/em>. <em>Educazione e cittadinanza<\/em><\/strong><em>\u2026<strong>Educazione \u00e8 cittadinanza<\/strong>, <strong>educazione \u00e8 possibilit\u00e0 di partecipazione, educazione \u00e8 inclusione\u00bb<\/strong><\/em><strong>.<\/strong><\/li>\n<li><b>\u00ab<a href=\"http:\/\/www.forumpa.it\/scuola-istruzione-e-ricerca\/innovazione-e-inclusione\"><strong>L\u2019innovazione \u00e8 processo complesso, anzi \u00e8 complessit\u00e0<\/strong><\/a><strong>: istruzione, educazione, formazione \u2013 evidentemente &#8211; ne devono (dovrebbero) essere gli assi portanti, non semplici \u201cstrumenti\u201d che arrivano a valle dei processi di mutamento per correggere traiettorie e discontinuit\u00e0 inattese e\/o imprevedibili. Altrimenti, saremo sempre costretti a rincorrere le accelerazioni dell\u2019innovazione tecnologica, con pochissime speranze di raggiungerla e, allo stesso tempo, di metabolizzarne i cambiamenti indotti. I rischi \u2013 come dico sempre \u2013 rimangono quelli di un\u2019innovazione tecnologica senza cultura e di una illusione della cittadinanza: una cittadinanza e una partecipazione, non negoziate e costruite socialmente e culturalmente all\u2019interno di processi inclusivi, bens\u00ec \u201csimulate\u201d e imposte dall\u2019alto senza calarsi, completamente e concretamente, nelle prospettive e nei mondi vitali dei destinatari di queste azioni\/strategie. Di coloro che sono chiamati a praticare\/esercitare la cittadinanza e la partecipazione, alimentandole, co-costruendone le condizioni strutturali e socioculturali e ri-producendole costantemente. Siamo di fronte alla necessit\u00e0 ed all\u2019urgenza di scelte strategiche di lungo periodo anche coraggiose che, nella <\/strong><a href=\"http:\/\/marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com\/2014\/11\/17\/un-nuovo-umanesimo-per-la-societa-interconnessa\/\"><strong>societ\u00e0 interconnessa <\/strong><\/a><strong>e ipercomplessa<\/strong><strong> (2003), riguardano sempre pi\u00f9, non soltanto la possibilit\u00e0 di adattarsi e\/o gestire il cambiamento (globalizzazione, connettivit\u00e0 complessa, rivoluzione digitale, economia e societ\u00e0 della condivisione, nuove asimmetrie e disuguaglianze etc. \u00e0 cfr. anche mia definizione di \u201c<\/strong><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/09\/23\/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo\/\"><strong>societ\u00e0 asimmetrica<\/strong><\/a><strong>\u201d), ma le stesse opportunit\u00e0 di scegliere tra la \u201clibert\u00e0\/responsabilit\u00e0 di essere cittadini\u201d e la \u201clibert\u00e0\/responsabilit\u00e0 di essere sudditi\u201d (Dominici, 2000). Tra partecipazione e libert\u00e0 di essere sudditi. <em>Nell\u2019utopia di poter andare oltre la libert\u00e0 di essere sudditi <\/em>!\u00bb.<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\">Segnalo alcuni articoli e contributi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u201cPer un\u2019innovazione inclusiva**: ricomporre la frattura tra l\u2019umano e il tecnologico\u201d <\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/02\/25\/uninnovazione-inclusiva-ricomporre-la-frattura-lumano-tecnologico\/\">http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/02\/25\/uninnovazione-inclusiva-ricomporre-la-frattura-lumano-tecnologico\/<\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u201cInnovare significa destabilizzare\u201d. Perch\u00e9 la (iper) complessit\u00e0 non \u00e8 un\u2019opzione<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/04\/05\/innovare-significa-destabilizzare-perche-la-iper-complessita-non-unopzione\/\">http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/04\/05\/innovare-significa-destabilizzare-perche-la-iper-complessita-non-unopzione\/<\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u201cIl grande equivoco. Ripensare l\u2019educazione (#digitale) per la Societ\u00e0 Ipercomplessa\u201d<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2016\/12\/08\/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-la-societa-ipercomplessa\/\">http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2016\/12\/08\/il-grande-equivoco-ripensare-leducazione-digitale-per-la-societa-ipercomplessa\/<\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u201cLa societ\u00e0 asimmetrica* e la centralit\u00e0 della \u201cquestione culturale\u201d: le resistenze al cambiamento e le \u201cleve\u201d per innescarlo\u201d<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/09\/23\/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo\/\">http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/09\/23\/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo\/<\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u201cL\u2019ipercomplessit\u00e0 e una crisi non soltanto economica. Ripensare il sapere e lo spazio relazionale\u201d<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/07\/03\/lipercomplessita-e-una-crisi-non-soltanto-economica-ripensare-il-sapere-e-lo-spazio-relazionale\/\">http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/07\/03\/lipercomplessita-e-una-crisi-non-soltanto-economica-ripensare-il-sapere-e-lo-spazio-relazionale\/<\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>\u201cLa condizione del sapere nella societ\u00e0 della conoscenza: tra condivisione e riproducibilit\u00e0 \u201ctecnica\u201d(?)\u201d<\/strong> Tra le interviste, condivido volentieri:<\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/02\/20\/la-condizione-del-sapere-nella-societa-della-conoscenzatra-condivisione-e-riproducibilita-tecnica\/\">http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/02\/20\/la-condizione-del-sapere-nella-societa-della-conoscenzatra-condivisione-e-riproducibilita-tecnica\/<\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>Intervista concessa a l\u2019Huffington Post: &#8220;La cultura della complessit\u00e0 come cultura della responsabilit\u00e0&#8221; <\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2017\/05\/04\/al-festival-della-complessita-la-lezione-di-piero-dominici-il_a_22069135\/\"><strong>http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2017\/05\/04\/al-festival-della-complessita-la-lezione-di-piero-dominici-il_a_22069135\/<\/strong><\/a><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>Intervista concessa a VITA: \u201cNella societ\u00e0 ipercomplessa, la strategia \u00e8 saltare le separazioni\u201d <\/strong><a href=\"http:\/\/www.vita.it\/it\/interview\/2017\/06\/09\/nella-societa-ipercomplessa-la-strategia-e-saltare-le-separazioni\/119\/\"><strong>http:\/\/www.vita.it\/it\/interview\/2017\/06\/09\/nella-societa-ipercomplessa-la-strategia-e-saltare-le-separazioni\/119\/<\/strong><\/a><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>*Ho condiviso la versione estesa e originale, con il relativo titolo, di un contributo pubblicato tempo fa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>#CitaregliAutori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><b><strong>AA.VV.(1985), <em>La sfida della complessit\u00e0<\/em>, Bocchi G. e Ceruti M. (a cura di), Bruno Mondadori, Milano 2007 .<\/strong><\/b><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Adorno T.W., Horkheimer M. (1947), <em>Dialektik der Aufkl\u00e4rung. Philosophische Fragmente<\/em>, trad.it., <em>Dialettica dell\u2019Illuminismo<\/em>, Einaudi, Torino 1966.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Arendt h. (1958), <em>The Human Condition<\/em>, trad.it., <em>Vita activa. <\/em><\/strong><strong><em>La condizione umana<\/em><\/strong><strong>, Bompiani, Milano 1964.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Ashby W.R., <em>An Introduction to Cybernetics<\/em>, Chapman &amp; Hall, London 1956.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Bailey K.D. (1982), <em>Methods of Social Research<\/em>, The Free Press, New York, trad.it., <em>Metodi della ricerca sociale<\/em>, Il Mulino, Bologna 1985.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Balibar \u00c9., <em>Cittadinanza<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2012.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Bateson G. (1972), <em>Steps to an ecology of mind<\/em>, trad.it., <em>Verso un\u2019ecologia della mente<\/em>, Adelphi, Milano 1976.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Bellamy R., <em>Citizenship. A Very Short Introduction<\/em>, Oxford University Press, Oxford 2008.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Bertalanffy von L. (1968), <em>General System Theory: Foundations, Development, Applications<\/em>, trad.it., <em>Teoria generale dei sistemi<\/em>, Isedi, Milano 1975.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Bobbio N. (1984), <em>Il futuro della democrazia<\/em>, Einaudi, Torino 1995.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Boccia Artieri G., <em>Stati di connessione. Pubblici, cittadini e consumatori nella (Social) Network Society<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2012. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Braidotti R.(2013), <em>The Posthuman<\/em>, trad.it., <em>Il postumano. La vita oltre l\u2019individuo, oltre la specie, oltre la morte<\/em>, DeriveApprodi, Roma 2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Callari Galli M., Cambi F., Ceruti M., <em>Formare alla complessit\u00e0<\/em>, Carocci, Roma 2011.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Canfora L., <em>La democrazia. Storia di un\u2019ideologia<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2004.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Capra F. (1975), <em>The Tao of Physics<\/em>, trad.it., <em>Il Tao della fisica<\/em>, Adelphi, Milano 1982.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Capra F. (1996), <em>The Web of Life<\/em>, trad.it., <em>La rete della vita. Una nuova visione della natura e della scienza<\/em>, Rizzoli, Milano 2001.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Cerroni A., Simonella Z., <em>Sociologia della scienza. Capire la scienza per capire la societ\u00e0 contemporanea<\/em>, Carocci, Roma 2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Ceruti M., <em>Il vincolo e la possibilit\u00e0<\/em>, Feltrinelli, Milano 1986.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Ceruti M., <em>Evoluzione senza fondamenti<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1995. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Coleman J.S. (1990), <em>Foundations of Social Theory<\/em>, trad.it., <em>Fondamenti di teoria sociale<\/em>, Il Mulino, Bologna 2005.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dahl R. A.(1998), <em>On Democracy<\/em>, trad.it., <em>Sulla democrazia<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2000.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>De Biase L., <em>Homo pluralis.Esseri umani nell\u2019era tecnologica<\/em>, Codice Ed., Torino 2015.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>De Caro M., <em>Caso, necessit\u00e0, libert\u00e0<\/em>, CUEN, Napoli 1998<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>de La Bo\u00e9tie \u00c9. (1549-1576), <em>Discorso della servit\u00f9 volontaria<\/em>, Feltrinelli, Milano2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>De Toni A., De Zan G., <em>Il dilemma della complessit\u00e0<\/em>, Marsilio, Roma 2015.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dewey J. (1916), <em>Democracy and Education. An Introduction to the Philosophy of Education<\/em>, trad.it., <em>Democrazia e educazione. Un\u2019introduzione alla filosofia dell\u2019educazione,<\/em> La Nuova Italia, Firenze 1992.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dewey J. (1934), <em>Art as Experience<\/em>, trad.it., <em>Arte come esperienza e altri scritti<\/em>, La Nuova Italia, Firenze 1995.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dewey J. (1925), <em>Experience and Nature<\/em>, trad.it., <em>Il pragmatismo<\/em>, UTET, Torino 1970.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Diamond J.(1997), <em>Guns, Germs, and Steel. The Fates of Human Societies<\/em>, trad.it., <em>Armi, acciaio e malattie. <\/em><\/strong><strong><em>Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni<\/em><\/strong><strong>, Einaudi, Torino 1998 (cfr.ed.2006)<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Diamond J. (2005), <em>Collapse.How Societies Choose to Fail or Succeed<\/em>, trad.it., <em>Collasso. <\/em><\/strong><strong><em>Come le societ\u00e0 scelgono di morire o vivere<\/em><\/strong><strong>, Einaudi, Torino 2005.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P. (1996), <em>Per un\u2019etica dei new-media. Elementi per una discussione critica<\/em>, Firenze Libri Ed., Firenze 1998.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>La societ\u00e0 dell\u2019irresponsabilit\u00e0<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2010.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P.(2005), <em>La comunicazione nella societ\u00e0 ipercomplessa. Condividere la conoscenza per governare il mutamento<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2011 (nuova ed.).<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>Sfera pubblica e societ\u00e0 della conoscenza<\/em>, in AA.VV. (a cura di), <em>Oltre l\u2019individualismo. Comunicazione, nuovi diritti e capitale sociale<\/em>, Franco Angeli, Milano 2008.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>Dentro la societ\u00e0 interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>La modernit\u00e0 complessa tra istanze di emancipazione e derive dell\u2019individualismo<\/em>, in \u00abStudi di Sociologia\u00bb, n\u00b03\/2014, Vita &amp; Pensiero, Milano 2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>Communication and Social Production of Knowledge. <\/em><\/strong><strong><em>A new contract for the Society of Individuals<\/em><\/strong><strong>, in \u00abComunicazioni Sociali\u00bb, n\u00b01\/2015, Vita &amp; Pensiero, Milano 2015.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>Il nuovo ecosistema della comunicazione e le sfide della responsabilit\u00e0\/ipercomplessit\u00e0, <\/em>in \u00abDESK. Rivista Trimestrale di cultura dell\u2019Informazione\u00bb, n\u00b0 4\/2015, UCSI, Universit\u00e0 \u201cSuor Orsola Benincasa\u201d Napoli, Roma 2015.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>L\u2019anello debole e le reti \u201cfuori\u201d dalla Rete: ripensare la cittadinanza nella Societ\u00e0 Interconnessa<\/em>, in AA.VV., <em>La Rete e il fattore C. Cultura, complessit\u00e0, collaborazione<\/em>, Stati Generali dell\u2019Innovazione, Roma 2016.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>La filosofia come \u201cdispositivo\u201d di risposta alla societ\u00e0 asimmetrica e ipercomplessa,<\/em> in AA.VV., <em>Il diritto alla filosofia. Quale filosofia nel terzo millennio?<\/em>, <\/strong><strong>Diogene Multimedia, Bologna 2016.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>L\u2019utopia Post-Umanista e la ricerca di un Nuovo Umanesimo per la Societ\u00e0 Ipercomplessa<\/em>, in \u00abComunicazioni Sociali\u00bb, n\u00b03\/2016, Vita &amp; Pensiero, Milano 2016.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>Sicurezza \u00e8 Complessit\u00e0 sociale<\/em> in M.C.Federici, A. Romeo (a cura di), <em>Sociologia della sicurezza. Teorie e problemi<\/em>, Mondadori, Milano 2017, pp.49-65.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>The Hypercomplex Society and the Development of a New Global Public Sphere: Elements for a Critical Analysis<\/em>, in, RAZ\u00d3N Y PALABRA, Vol. 21, No.2_97, Abril-junio 2017 &#8211; ISSN: 1605-4806, pp.380-405. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici, P. (2017). <em>Of Security and Liberty, of Control and Cooperation. Terrorism and the New Ecosystem mmunication<\/em>. [Italian Sociological Review, 7 (2) [DOI: 10.13136\/isr.v7i2.XX] <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Dominici P., <em>For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological<\/em>, in, \u00abEuropean Journal of Future Research\u00bb, Springer, 2017, DOI:10.1007\/s40309-017-0126-4<u> (in corso di pubblicazione)<\/u><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Douglas M. (1985), <em>Risk Acceptability According to the Social Sciences<\/em>, Routledge, New York, trad.it., <em>Come percepiamo il pericolo. <\/em><\/strong><strong><em>Antropologia del rischio<\/em><\/strong><strong>, Feltrinelli, Milano 1991.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Eletti V., <em>Complessit\u00e0, cambiamento, comunicazioni. Dai social network al web 3.0<\/em>, Guaraldi, Rimini 2012.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Emery F.E. (a cura di), <em>Systems Thinking<\/em>, trad.it., <em>La teoria dei sistemi. Presupposti, caratteristiche e sviluppi del pensiero sistemico<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2001.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Ferrarotti F., <em>La sociologia alla riscoperta della qualit\u00e0<\/em>, Laterza, Bari 1989.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Ferrarotti F., <em>La perfezione del nulla. Promesse e problemi della rivoluzione digitale<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1997.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Foucault M.(1975), <em>Surveiller et punir. <\/em><\/strong><strong><em>Naissance de la prison<\/em><\/strong><strong>, trad.it. <em>Sorvegliare e punire. Nascita della prigione<\/em>, Einaudi, Torino, 1976.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Gallino L., <em>L\u2019incerta alleanza. Modelli di relazioni tra scienze umane e scienze naturali<\/em>, Einaudi, Torino 1992.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Habermas J. (1981), <em>Theorie des kommunikativen Handelns<\/em>, Bd.I <em>Handlungsrationalit\u00e4t und gesellschaftliche Rationalisierung<\/em>, Bd.II <em>Zur Kritik der funktionalistischen Vernunft<\/em>, Frankfurt am Main, Suhrkamp, trad.it. <em>Teoria dell\u2019agire comunicativo<\/em>, Vol.I <em>Razionalit\u00e0 nell\u2019azione e razionalizzazione sociale<\/em>, Vol.II <em>Critica della ragione funzionalistica<\/em>, Il Mulino, Bologna 1986.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Habermas J. (2013), <em>Im Sog der Technokratie. <\/em><\/strong><strong><em>Kleine Politische Schriften XII<\/em><\/strong><strong>, trad.it., <em>Nella spirale tecnocratica. Un\u2019arringa per la solidariet\u00e0 europea<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Himanen P. (2001), <em>The Hacker Ethic and the Spirit of the Information Age<\/em>, trad.it., <em>L\u2019etica hacker e lo spirito dell\u2019et\u00e0 dell\u2019informazione<\/em>, Feltrinelli, Milano 2001. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Ippolita, <em>Open non \u00e8 free. Comunit\u00e0 digitali tra etica hacker e mercato globale<\/em>, Eleuthera, Milano 2005.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Jonas H. (1979), <em>Das Prinzip Verantwortung,<\/em> Insel Verlag, Frankfurt am Main, trad.it., <em>Il principio responsabilit\u00e0. Un\u2019etica per la civilt\u00e0 tecnologica<\/em>, Einaudi, Torino 1990.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Kelly K. (2010), <em>What Technology Wants<\/em>, trad.it., <em>Quello che vuole la tecnologia<\/em>, Codice Edizioni, Torino 2011.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>L\u00e9vy P. (1994), <em>L\u2019Intelligence collective: pour une anthropologie du cyberspace<\/em>, trad.it., <em>L\u2019intelligenza collettiva. <\/em><\/strong><strong><em>Per un\u2019antropologia del cyberspazio<\/em><\/strong><strong>, Feltrinelli, Milano 1996.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>L\u00e9vy P. (1997), <em>Cyberculture. Rapport au Conseil de l\u2019Europe<\/em>, trad.it., <em>Cybercultura. <\/em><\/strong><strong><em>Gli usi sociali delle nuove tecnologie<\/em><\/strong><strong>, Feltrinelli, Milano 1999. <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>L\u00e9vy P.,<em> Les Technologies de l\u2019intelligence, <\/em>trad.it.<em>, Le tecnologie dell&#8217;intelligenza<\/em>, Synergon, Bologna 1992.\u00a0<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Longo G., <em>Il simbionte. Prove di umanit\u00e0 futura<\/em>, Mimesis, Milano 2014.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Lovink G., <em>Social Media Abyss<\/em>, trad.it., <em>L\u2019abisso dei social media. Nuove reti oltre l\u2019economia dei like<\/em>, Universit\u00e0 Bocconi Editore, Milano 2016.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Luhmann N. (1984), <em>Soziale Systeme<\/em>, Suhrkamp, Frankfurt 1984, trad.it. <em>Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale<\/em>, Il Mulino, Bologna 1990.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Marshall T.H. (1950), <em>Citizenship and Social Class and Other Essays<\/em>, Cambridge University Press, Cambridge 2002<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Maturana H., Varela F. (1972), <em>Autopoiesis and Cognition. The Realization of the Living<\/em>, Reidel <\/strong><strong>trad.it., <em>Autopoiesi e cognizione. <\/em><\/strong><strong><em>La realizzazione del vivente<\/em><\/strong><strong>, Venezia, Marsilio, 1985.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1973), <em>Le paradigme perdu: la nature humaine<\/em>, trad.it., <em>Il paradigma perduto. Che cos\u2019\u00e8 la natura umana?<\/em>, Feltrinelli, Milano 1974.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1977), <em>La M\u00e9thode I. La Nature de la Nature<\/em>, trad. it. <em>Il metodo 1. La natura della natura,<\/em> Raffaello Cortina Editore, Milano 2001.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1980), <em>La M\u00e9thode II. La Vie de la Vie<\/em>, trad. it., <em>Il metodo 2. La vita della vita<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2004.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1984), <em>Sociologie<\/em>, trad.it., <em>Sociologia della sociologia, <\/em>Edizioni Lavoro, Roma 1985.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1986), <em>La M\u00e9thode III. La Connaissance de la Connaissance<\/em>, trad. it., <em>Il Metodo 3<\/em>. <em>La conoscenza della conoscenza<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1990), <em>Introduction \u00e0 la pens\u00e8e complexe<\/em>, trad.it., <em>Introduzione al pensiero complesso<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, Milano 1993.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1991), <em>La M\u00e9thode IV. Les id\u00e9es. <\/em><\/strong><strong><em>Leur habitat, leur vie, leurs moeurs, leur organisation<\/em><\/strong><strong>, trad. it., <em>Il Metodo 4. Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2008.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1994), <em>Mes D\u00e9mons<\/em>, trad.it., <em>I miei demoni<\/em>, Meltemi, Roma.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (1999a), <em>Les sept savoirs n\u00e9cessaires \u00e0 l\u2019\u00e9ducation du futur<\/em>, trad.it., <em>I sette saperi necessari all\u2019educazione del futuro<\/em>, Raffaello Cortina, Milano 2001.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E.(1999b), <em>La T\u00cate bien faite<\/em>, trad.it., <em>La testa ben fatta<\/em>, Raffaello Cortina ed., Milano 2000.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (2001), <em>La M\u00e9thode V. L\u2019Humanit\u00e9 de l\u2019Humanit\u00e9. <\/em><\/strong><strong><em>Tome 1: L\u2019identit\u00e9 humaine<\/em><\/strong><strong>, trad. it., <em>Il Metodo 5. L\u2019identit\u00e0 umana<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (2004), <em>La M\u00e9thode VI. \u00c9thique<\/em>, trad.it., <em>Il metodo. Etica<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2005.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E., Ceruti M., <em>La nostra europa<\/em>, Raffaello Cortina ed., Milano 2013.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E. (2015), <em>Penser global. L\u2019homme et son univers<\/em>, trad., <em>7 lezioni sul Pensiero globale<\/em>, Raffaello Cortina Ed., Milano 2016.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Morin E., Ciurana \u00c9.-R., Motta D.R. (2003), <em>\u00c9duquer pour l\u2019\u00e8re plan\u00e9taire.La pens\u00e9e complexe comme M\u00e9thode d\u2019apprentissage dans l\u2019erreur et l\u2019incertitude humaines<\/em>, trad.it., <em>Educare per l\u2019era planetaria. Il pensiero complesso come metodo d\u2019apprendimento<\/em>, Armando, Roma 2004.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Mumford L. (1921), <em>The Story of Utopias<\/em>, trad.it., <em>Storia dell\u2019utopia<\/em>, Donzelli, Roma 1997 (con prefazione di F.Crespi), (1\u00b0ed.italiana dell\u2019opera risale al 1969). <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Mumford L. (1934), <em>Technics and Civilization, <\/em>trad.it., <em>Tecnica e cultura, <\/em>Il Saggiatore, Milano 1961.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Mumford L. (1967),<em>The Myth of Machine<\/em>, trad.it., <em>Il mito della macchina<\/em>, Il Saggiatore, Milano 1969.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Norris P., <em>Democratic Deficits: Critical Citizens Revisited<\/em>, Cambridge University Press, Cambridge 2011.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Nussbaum M.C. (2010), <em>Not for Profit. Why Democracy Needs the Humanities<\/em>, Princeton University Press, Princeton.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Parsons T. (1951), <em>The Social System<\/em>, trad.it., <em>Il sistema sociale<\/em>, (intr. di L.Gallino), Comunit\u00e0, Milano 1965.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Rawls J. (1971), <em>A Theory of Justice<\/em>, trad.it. <em>Una teoria della giustizia<\/em>, Feltrinelli, Milano 1982.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Rodot\u00e0 S., <em>Iperdemocrazia. Come cambia la sovranit\u00e0 democratica con il web<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2013;<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Taleb N.N. (2012), <em>Antifragile<\/em>, trad.it., <em>Antifragile. Prosperare nel disordine<\/em>, il Saggiatore, Milano 2013.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Touraine A. (2004), <em>Un nouveau paradigme. Pour comprendre le monde aujourd\u2019hui<\/em>, trad.it., <em>La globalizzazione e la fine del sociale. Per comprendere il mondo contemporaneo<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2008.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Veca S., <em>Cittadinanza. Riflessioni filosofiche sull&#8217;idea di emancipazione<\/em>, Feltrinelli, Milano1990; <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Watzlawick P., Helmick Beavin J., Jackson D.D. (1967), <em>Pragmatic of Human Communication. A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes<\/em>, trad.it., <em>Pragmatica della comunicazione umana. <\/em><\/strong><strong><em>Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi<\/em><\/strong><strong>, Astrolabio, Roma 1971.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: left\">\n<li><strong>Wiener N. (1950), <em>The Human Use of Human Beings<\/em>, trad.it., <em>Introduzione alla cibernetica. <\/em><\/strong><strong><em>L\u2019uso umano degli esseri umani<\/em><\/strong><strong>, Bollati Boringhieri, Torino 1966<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>#CitaregliAutori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, citate sempre gli Autori e le Fonti anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del \u201ccopia e incolla\u201d, alimentato da coloro che sanno soltanto \u201cusare\u201d il lavoro altrui.\u00a0Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perch\u00e9 il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale) \u00e8 sempre il risultato del lavoro di tante \u201cpersone\u201d che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong> I testi che condivido sono il frutto di lavoro (passione!) e ricerche e, come avrete notato, sono sempre ricchi di citazioni. Continuo a registrare, con rammarico e una certa perplessit\u00e0, come tale modo di procedere, che dovrebbe caratterizzare tutta la <\/strong><strong><em>produzione intellettuale<\/em><\/strong><strong> (non soltanto quella scientifica e\/o accademica), sia sempre meno praticata e frequente in molti Autori e studiosi.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Dico sempre: il valore della condivisione supera l\u2019amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da oltre vent\u2019anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Buona riflessione!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Immagine: opera di Banksy<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>#CitaregliAutori Come sempre, senza \u201ctempi di lettura\u201d. \u00a0 Un testo che riprende e sviluppa \u201cvecchi\u201d percorsi personali di ricerca (fin dal 1995). 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Professional trainer, he is Visiting Professor at the Universidad Complutense of Madrid and has held lectures and conferences in numerous national and international universities. Scientific Director of the Complexity Education Project and Director (Scientific Listening) at the Global Listening Centre. He is a member of the MIUR Register of Auditors and of the WCSA (World Complexity Science Academy), and is a member of national and international scientific committees. He has been dealing with complexity and systems theory for twenty years with particular reference to complex organizations and issues concerning education, innovation, citizenship, democracy, public ethics. He is the author of numerous scientific publications, including: Per un etica dei new-media (1998); Communication in the hypercomplex society (2011); Inside the Interconnected Society: Ethical Perspectives for a New Ecosystem (2014); Communication and social production of knowledge. A new contract for the Society of Individuals (2015); The Post-Humanist Utopia and the Search for a New Humanism for the Hypercomplex Society (2016); For an Inclusive Innovation. Healing the fracture between the human and the technological (2017).","sameAs":["http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/","https:\/\/www.facebook.com\/DominiciJBB","https:\/\/www.linkedin.com\/in\/piero-dominici-6a596545\/","https:\/\/x.com\/@dominicipi"],"url":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/author\/dominicipierogmail-com\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2498"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9017"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9017\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}