{"id":7912,"date":"2016-07-29T02:02:39","date_gmt":"2016-07-29T00:02:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/?p=7912"},"modified":"2016-07-29T02:06:52","modified_gmt":"2016-07-29T00:06:52","slug":"scuola-e-istruzione-pre-requisiti-fondamentali-di-una-cittadinanza-matura-attiva-e-non-eterodiretta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/scuola-e-istruzione-pre-requisiti-fondamentali-di-una-cittadinanza-matura-attiva-e-non-eterodiretta\/","title":{"rendered":"School and education: fundamental pre-requisites for a mature, active and &quot;non-other-directed&quot; citizenship"},"content":{"rendered":"<p>Condivido volentieri anche con la Comunit\u00e0 di SGI, oltre che con tutte le Persone interessate<\/p>\n<p><strong>Percorsi di ricerca dal\u201995 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0#CitaregliAutori<\/strong><\/p>\n<p><strong>Come sempre\u2026non sono previsti \u201ctempi di lettura\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non ci potr\u00e0 essere alcuna cittadinanza digitale (o inclusione)\u00a0senza garantire i pre-requisiti e le condizioni della cittadinanza, senza (almeno provare a)\u00a0garantire <em>l&#8217;eguaglianza delle condizioni di partenza<\/em>, la cui assenza rende anche tutti i discorsi sulla meritocrazia pura retorica.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo del presente contributo non \u00e8 tanto quello di sottolineare le stretta, strettissima correlazione &#8211; a mio parere, si tratta perfino di un nesso di causalit\u00e0 &#8211; esistente tra un\u2019istruzione e un\u2019educazione di qualit\u00e0 (concetto complesso che va sciolto) e la <em>qualit\u00e0<\/em> della cittadinanza e della stessa democrazia; quanto quello di evidenziare il ruolo strategico di scuola e istruzione <strong>(1) nell\u2019educazione, preparazione e formazione di cittadini, non soltanto consapevoli dei loro diritti, ma partecipi del bene comune (<em>civismo<\/em>);<\/strong> <strong>(2) nella costruzione di una cittadinanza piena, matura, fondata su relazioni quanto pi\u00f9 simmetriche possibile tra Stato e cittadini; (3) nella definizione e realizzazione di condizioni sociali, politiche, economiche e culturali &#8211; le \u201cvariabili\u201d complesse del nostro discorso &#8211; che di fatto abilitano i cittadini nell\u2019esercizio dei loro diritti e che sono (pre)requisiti fondamentali preesistenti alle questioni, altrettanto importanti, riguardanti la cittadinanza digitale.<\/strong> In termini estremamente semplici: non ci pu\u00f2\/potr\u00e0 essere alcuna \u201ccittadinanza digitale\u201d se, prima, non vengono garantite le condizioni minime della \u201ccittadinanza\u201d, che evidentemente precedono, nella sostanza, le altre e che ne rappresentano la pi\u00f9 essenziale delle garanzie.<strong> Allo stesso tempo \u2013 lo riaffermo con forza \u2013 non ci pu\u00f2\/non ci potr\u00e0 essere \u201cvera\u201d innovazione (quella sociale e culturale) senza garantire le condizioni di un\u2019inclusione che non pu\u00f2 essere esclusiva (torna la coppia inclusivit\u00e0 vs. esclusivit\u00e0). <\/strong>La scuola riveste da sempre un ruolo di vitale importanza per i regimi democratici e lo stesso Piero Calamandrei, in uno storico discorso del 1950 (che ricordo molto spesso), non esita a parlarne addirittura in termini di <strong>\u201corgano costituzionale\u201d<\/strong>: <strong>\u00ab<\/strong>Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola \u201cl\u2019ordinamento dello Stato\u201d, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volont\u00e0 del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verr\u00e0 naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verr\u00e0 in mente di considerare fra questi organi anche <strong>la scuola, la quale invece \u00e8 un organo vitale della democrazia<\/strong> come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l\u2019organismo costituzionale e l\u2019organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell\u2019organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [\u2026]. La<strong> scuola, organo centrale della democrazia, perch\u00e9 serve a risolvere quello che secondo noi \u00e8 il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. <\/strong>La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cio\u00e8 che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che \u00e8 al vertice degli organi pi\u00f9 propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo \u00e8 il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall\u2019afflusso verso l\u2019alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie\u00bb. Parole cos\u00ec chiare e significative da non richiedere ulteriori commenti anche rispetto allo loro straordinaria attualit\u00e0<strong>. Riconosciuta e accettata (?) la rilevanza strategica di scuola e istruzione, dobbiamo tuttavia porci un quesito: possiamo anche soltanto parlare di \u201ccittadini digitali\u201d se prima non educhiamo\/formiamo le Persone ad essere, in primo luogo, \u201ccittadini\u201d? E la scuola \u2013 lo ripeto \u2013 \u00e8 davvero strategica, pi\u00f9 di altre istituzioni formali e informali. Certamente, in questa fase cos\u00ec delicata di mutamento (cambio di paradigma, economia della condivisione, societ\u00e0 della conoscenza etc.), la scuola assume un ulteriore, oltre che delicato, ruolo di accompagnamento, mediazione, preparazione e supporto ai cambiamenti determinati dalla rivoluzione digitale. Tale aspetto, peraltro, non pu\u00f2 essere assolutamente sottovalutato e pone in primo piano anche la \u201cvecchia\u201d, ma sempre attuale, questione della <em>formazione dei formatori<\/em> (su questioni e criticit\u00e0 legate al PNSD ed alla Legge 13 luglio 2015, n. 107, rinvio ad un interessante contributo di Giuseppe Corsaro \u201c<\/strong><a href=\"http:\/\/www.forumpa.it\/scuola-istruzione-e-ricerca\/digifobia-degli-insegnanti-come-superarla\"><strong>Piano scuola digitale: azioni di cura par la digifobia<\/strong><\/a><strong>\u201d)<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019importanza di \u201ccostruire\u201d socialmente e culturalmente la Persona e il cittadino <\/strong><\/p>\n<p>La <strong>costruzione sociale e culturale<\/strong> della <strong>Persona<\/strong>, prima, e del <strong>cittadino<\/strong>, poi, sono processi complessi che devono (dovrebbero) essere attivati\/innescati\/accompagnati fin dai primi anni di vita e che non dovrebbero essere rimandati nel tempo: si tratta di pre-requisiti fondamentali e, allo stesso tempo, funzionali al tentativo di ricostituire\/rafforzare un tessuto sociale estremamente indebolito, creando di fatto le condizioni &#8211; potremmo dire &#8211; \u201cempiriche\u201d per contrastare l\u2019assenza di civismo e quel vuoto etico e di senso che, al di l\u00e0 delle rappresentazioni mediatiche e delle relative fiammate emotive, sembra diffondersi sempre di pi\u00f9, non soltanto tra le nuove generazioni. I \u201cgermi\u201d della ben nota \u201cquestione culturale\u201d che costituiscono i veri ostacoli all\u2019affermazione di una vera innovazione (sociale e culturale) e di sistemi sociali pi\u00f9 aperti e inclusivi. Questioni e problematiche che hanno profonde implicazioni perfino nella stessa ideazione\/progettazione\/definizione di qualsiasi modello o pratica di cittadinanza e partecipazione.<\/p>\n<p>Come avrete compreso, ritengo tali questioni a dir poco strategiche ma, allo stesso tempo, credo sia di fondamentale importanza inquadrarle in un discorso pi\u00f9 complesso, e generale, di ripensamento di quello che ho definito \u201cnuovo contratto sociale\u201d (2003), per non parlare del concetto stesso di cittadinanza; un ripensamento\/riformulazione che deve portare, a sua volta, ad una traduzione operativa funzionale alla definizione, progettazione e realizzazione di proposte e strategie educative.<strong> Perch\u00e9 questo \u00e8 il livello cruciale del cambiamento culturale che \u00e8 in grado, nel lungo periodo, di innescare e accompagnare quello economico, politico, sociale<\/strong>. E, come dico sempre, non c\u2019\u00e8 alcuno spazio per l\u2019improvvisazione e\/o le scorciatoie: il livello strategico \u00e8 quello concernente i processi educativi (la scuola, sopra ogni cosa, e le altre agenzie di socializzazione). Perch\u00e9, <strong>la questione \u00e8 culturale e riguarda, in primo luogo, l\u2019educazione, anche alla libert\u00e0 che comporta responsabilit\u00e0!<\/strong> E, oltre alla dimensione sociale, relazionale, etica, i nostri giovani \u2013 fin dai primi anni di scuola \u2013 hanno sempre pi\u00f9 bisogno di conoscere, vivere, <strong>praticare e applicare la \u201clogica\u201d<\/strong> (all\u2019universit\u00e0 \u00e8 davvero difficile modificare una <em>forma mentis<\/em> gi\u00e0 strutturata; p.e. <strong>insegnare a sviluppare\/verificare logicamente le argomentazioni<\/strong>); <strong>hanno un disperato bisogno (scusate la ripetizione) di un \u201cmetodo\u201d con il quale pensare, ragionare, sintetizzare, dare sistematicit\u00e0 alle tante (troppe?) informazioni ricevute<\/strong> (filosofia); di una <strong>formazione alla complessit\u00e0 e al pensiero critico, che appunto formi ed educhi \u2013 quasi \u201caddestri\u201d \u2013 ad individuare le connessioni tra i fenomeni e i processi, tra i saperi e la vita vissuta<\/strong>\u2026<strong>che metta in condizione, per esempio, di valutare criticamente le origini storico-sociali di norme e modelli culturali, di riflettere e distinguere ci\u00f2 che \u00e8 \u201cnatura\u201d da ci\u00f2 che \u00e8 \u201ccultura\u201d e frutto di convenzione (dicotomia che andrebbe superata una volta per tutte!); di riconoscere nella diversit\u00e0 e nel pluralismo dei \u201cvalori\u201d fondamentali e non dei \u201cpericoli\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Come scritto anche in passato, per realizzare obiettivi cos\u00ec complessi, servono <strong>politiche di lungo periodo<\/strong> e un rilancio in grande stile degli studi umanistici e della formazione umanistica, a tutti i livelli (scuola, universit\u00e0, ricerca etc.), provando magari a superare una volta per tutte \u2013 anche se tutt\u2019altro che semplice &#8211; quelle che ho chiamato le <strong>\u201cfalse dicotomie\u201d<\/strong> (<strong>teoria vs. ricerca\/pratica; <u>formazione scientifica <\/u>vs. <u>formazione umanistica<\/u>; conoscenze vs. competenze; <em>hard skills<\/em> vs. <em>soft skills)<\/em><\/strong>; il resto arriverebbe quasi di conseguenza.<\/p>\n<p><strong>La formazione umanistica insegna a <em>pensare con la propria testa<\/em> ma, soprattutto, insegna a pensare con quella degli ALTRI<\/strong>, con quella di coloro che hanno modelli culturali differenti. Da questo punto di vista, anche l\u2019acquisizione e il possesso delle cd. competenze tecniche e digitali (assolutamente importanti, chiariamolo) avrebbero ricadute ancor pi\u00f9 significative su \u201cteste ben fatte\u201d, criticamente formate e curiose della complessit\u00e0 che le circonda. <strong>Serve urgentemente un \u201c<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/01\/14\/cambio-paradigma-la-ricerca-un-umanesimo-la-societa-ipercomplessa\/\">nuovo Umanesimo<\/a><\/strong><strong>\u201d che ponga la Persona, la sua formazione e la sua relazione con l\u2019ALTRO, al centro<\/strong> (rinvio anche ad altri post, oltre che a saggi pubblicati). Ad essere in gioco sono le <strong>identit\u00e0<\/strong> e le <strong>soggettivit\u00e0<\/strong> e, in questa prospettiva, non possiamo non rilevare l\u2019assenza di modelli teorico-interpretativi e, pi\u00f9 in generale, culturali adeguati al mutamento in atto, oltre che la sostanziale inadeguatezza dei percorsi didattico-formativi scolastici e universitari. <strong>Ormai sembrano tutti d\u2019accordo (meglio tardi che mai!) nell\u2019esaltare il valore del pensiero critico e di un\u2019educazione\/formazione alla complessit\u00e0 ma, per il momento, l\u2019impressione \u00e8 che si tratti di formule e slogan di successo, parole-chiave che non possono non essere adottate.<\/strong> <strong>Il problema \u00e8 che mancano le azioni\/strategie corrispondenti, che non possono che essere di lungo periodo, anche perch\u00e9 la Politica, da sempre, pensa al \u201cbreve periodo\u201d e persegue altre logiche.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Educare alla complessit\u00e0 per affrontare i dilemmi della societ\u00e0 ipercomplessa <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019urgenza di un\u2019educazione\/formazione alla complessit\u00e0 e al pensiero critico (logica) non \u00e8 soltanto un elemento strategico e decisivo per il complesso processo di costruzione, sociale e culturale, della Persona e del cittadino; ma riveste un ruolo di fondamentale importanza anche in considerazione di come stia rapidamente modificandosi il contesto, locale e globale, di riferimento. Infatti<em>,<\/em> il processo evolutivo degli ecosistemi sociali (1996) sta progredendo verso una ridefinizione degli spazi relazionali e delle asimmetrie, che porta con s\u00e9 l\u2019esigenza di un \u201cnuovo contratto sociale\u201d (2003). Di conseguenza, <strong>diventa ancor pi\u00f9 urgente una riformulazione del pensiero e dei saperi (in chiave aperta e multidisciplinare) che deve, successivamente, concretizzarsi in proposte e strategie educative funzionali alla <em>costruzione sociale del cambiamento<\/em><\/strong>. <strong>Un cambiamento che, ricordiamolo, se imposto esclusivamente dall\u2019alto \u00e8 (e sar\u00e0) sempre un cambiamento esclusivo, per pochi e di breve periodo. Occorre prendere definitivamente coscienza che questo \u00e8 il vero \u201cfattore\u201d strategico del cambiamento e dei processi di innovazione: il \u201cfattore\u201d culturale, una variabile complessa in grado, nel lungo periodo, di innescare e accompagnare i processi economici, politici, sociali<\/strong>. E, come dico sempre, non c\u2019\u00e8 alcuno spazio per l\u2019improvvisazione\u2026non sono sufficienti (necessarie, s\u00ec) campagne di comunicazione, il continuo e incessante ricorso al marketing degli eventi, campagne pi\u00f9 o meno virali e\/o <em>hashtag<\/em> pi\u00f9 o meno indovinati: <strong>il livello strategico \u00e8 quello concernente i processi educativi di cui sono protagoniste (dovrebbero esserlo) la scuola, sopra ogni cosa, e le altre agenzie di socializzazione<\/strong>; <strong>\u00e8 il livello cruciale dove \u00e8 possibile costruire, oltre che \u201cteste bene fatte\u201d (pensiero critico, pensiero sistemico, educazione alla complessit\u00e0), la cultura della legalit\u00e0, della prevenzione, della responsabilit\u00e0, del rispetto, della non-discriminazione e determinare le condizioni socioculturali per un ridimensionamento dell\u2019egemonia dei valori individualistici ed egoistici, che hanno significativamente contribuito all\u2019indebolimento del legame sociale e della Comunit\u00e0, oltre che a rendere la cosiddetta \u201cquestione culturale\u201d, \u201cla\u201d questione e non una delle questioni<\/strong>. Ma a cosa intendiamo riferirci quando affermiamo che \u201c<strong>la questione \u00e8 culturale<\/strong>\u201d? Una questione che riguarda da vicino l\u2019<em>iper<\/em>complessit\u00e0 sociale e costituisce di fatto un <strong>indicatore<\/strong> (complesso) prezioso da non sottovalutare nell\u2019analisi dei sistemi sociali e della loro <a href=\"http:\/\/eraclios.blogspot.it\/\"><em>resilienza<\/em><\/a> al mutamento.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: siamo di fronte ad una <strong>complessit\u00e0 sociale<\/strong> che sfugge ai tradizionali dispositivi di controllo e sorveglianza e che richiederebbe, come in passato ho avuto modo di argomentare pi\u00f9 volte, una riformulazione del pensiero ed una ridefinizione dei <em>saperi<\/em> che dovrebbero contribuire proprio a ridurre tale complessit\u00e0, definendo, quanto meno, condizioni di prevedibilit\u00e0 dei comportamenti all\u2019interno ed all\u2019esterno delle organizzazioni e dei sistemi: in tal senso, Edgar Morin parla di \u201criforma del pensiero\u201d: \u00abLa riforma del pensiero esigerebbe una riforma dell\u2019insegnamento (primario, secondario, universitario), che a sua volta richiederebbe la riforma di pensiero. Beninteso, la democratizzazione del diritto a pensare esigerebbe una rivoluzione paradigmatica che permettesse a un pensiero complesso di riorganizzare il sapere e collegare le conoscenze oggi confinate nelle discipline. [&#8230;] La riforma del pensiero \u00e8 un problema antropologico e storico chiave. Ci\u00f2 implica una rivoluzione mentale ancora pi\u00f9 importante della rivoluzione copernicana. Mai nella storia dell\u2019umanit\u00e0 le responsabilit\u00e0 del pensiero sono state cos\u00ec enormi. Il cuore della tragedia \u00e8 anche nel pensiero\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019argomento, d\u2019altra parte, \u00e8 estremamente delicato e difficile da sciogliere per le tante implicazioni. Certamente possiamo partire da un assunto: come detto, <strong><em>esiste una stretta correlazione tra scuola\/istruzione e una <\/em><\/strong><a href=\"http:\/\/www.forumpa.it\/riforma-pa\/i-rischi-di-una-cittadinanza-senza-cittadini\"><strong><em>cittadinanza<\/em><\/strong><\/a><strong><em> realmente attiva e partecipata<\/em><\/strong> (ne abbiamo parlato spesso-&gt; come possibilit\u00e0 di una <strong>relazione meno asimmetrica<\/strong>), a maggior ragione in sistemi sociali, come il nostro, caratterizzati da scarsa (per non dire inesistente) <strong>mobilit\u00e0 sociale verticale<\/strong> e da un <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2010\/03\/08\/familismo-ginsborg-perche-italia-non-ha.html\">familismo (im)morale<\/a> diffuso che rendono ancora <strong>questa societ\u00e0 fortemente corporativa e resiliente al (vero e profondo) cambiamento e all\u2019innovazione sociale. Non a caso<\/strong>, da tanti anni, parlo di <a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/11\/22\/legemonia-di-un-modello-feudale-e-lassenza-di-un-pensiero-critico-sul-mutamento\/\"><strong>egemonia di un modello sociale<\/strong><\/a> &#8211; e culturale \u2013 <strong>feudale<\/strong> ma, soprattutto di \u201c<a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/09\/23\/la-societa-asimmetrica-e-la-centralita-della-questione-culturale-le-resistenze-al-cambiamento-e-le-leve-per-innescarlo\/\"><strong>societ\u00e0 asimmetrica<\/strong><\/a><strong>\u201d<\/strong> (per chiarezza preciso che si tratta di concetti e definizioni operative da me proposti #CitaregliAutori). Nelle societ\u00e0 avanzate (non solo), <strong>scuole, istruzione e formazione rappresentano da sempre le uniche possibilit\u00e0 di riscatto sociale e di miglioramento della propria condizione sociale di partenza<\/strong>; ancora di pi\u00f9 lo potrebbero\/dovrebbero essere in una societ\u00e0 rigidamente strutturata. Si tratta insomma degli unici <strong>\u201cascensori sociali\u201d<\/strong>, ormai (purtroppo) quasi del tutto <em>bloccati<\/em> e che, di conseguenza, non svolgono pi\u00f9 da tempo questa loro funzione vitale: <strong>la crisi dei sistemi di welfare completa un quadro estremamente problematico che, nel rendere la precariet\u00e0 condizione esistenziale, ha determinato un indebolimento dei meccanismi di solidariet\u00e0, mettendo in discussione anche il diritto alla conoscenza delle persone (cittadini).<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Etica e morale non si impongono: perch\u00e9 \u00e8 importante educare e formare i cittadini <\/strong><\/p>\n<p>Insomma, in altre parole, stiamo ragionando, non soltanto sulle condizioni che possono rendere effettivi processi complessi come quelli riguardanti l\u2019inclusione e la cittadinanza, ma anche sull\u2019opportunit\u00e0 e la necessit\u00e0 di lavorare, all\u2019interno di una prospettiva sistemica e di logiche di rete, sulla definizione e costruzione di una \u201c<strong>cultura della cittadinanza e dell\u2019inclusione<\/strong>\u201d. La stessa crescita del Paese (ma di qualsiasi Stato-Nazione), che \u00e8 questione cruciale non spiegabile e gestibile ricorrendo al solo paradigma economicistico (la globalizzazione l\u2019ha ampiamente dimostrato), ne trarrebbe enormi vantaggi. Il nostro Paese \u00e8 segnato da una \u201cquestione culturale\u201d che \u2013 mi ripeto &#8211; si pone al di l\u00e0 del quadro giuridico, normativo e deontologico-professionale e che chiama in causa la libert\u00e0 e, con essa, la responsabilit\u00e0 (concetti relazionali) degli attori sociali, individuali e collettivi: il civismo, l\u2019educazione alla cittadinanza, un\u2019etica condivisa e un modello culturale e identitario forte sono \u201cdispositivi\u201d fondamentali per la stessa sopravvivenza dei sistemi sociali e organizzativi. Anche, e soprattutto, perch\u00e9 <strong>ETICA e MORALE NON SI IMPONGONO<\/strong>. Si tratta di processi che \u2013 come detto \u2013 chiamano in causa molteplici variabili e richiedono profili e competenze costruite sul campo. Tali questioni, peraltro, non riguardano sole le tematiche dell\u2019inclusione e della cittadinanza: ad esempio, <strong>continuo a pensare che anche la \u201cvera\u201d prevenzione si fa, si costruisca a scuola e servono politiche (lungo periodo).<\/strong> Propongo, in questa linea di discorso, alcune considerazioni per sottolineare l\u2019assoluta rilevanza delle questioni riguardanti educazione e istruzione. Per motivi di chiarezza, proceder\u00f2 per punti.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Il nostro \u00e8 un Paese dal quadro normativo e legislativo complesso e articolato: esistono molte leggi (forse, troppe), codici professionali, carte deontologiche, linee guida, sistemi di regole formali, sistemi di orientamento valoriale e conoscitivo. Eppure questi \u201cstrumenti\u201d continuano a rivelarsi condizione necessaria ma non sufficiente proprio perch\u00e9 esiste una dimensione, cruciale e fondante allo stesso tempo, che \u00e8 quella della responsabilit\u00e0: un concetto che va assolutamente ridefinito in chiave relazionale (Dominici, 1998 e sgg.); una dimensione che sfugge a qualsiasi tipo di \u201cgabbia\u201d e\/o sistema\/dispositivo di controllo, perch\u00e9 attiene alla <u>libert\u00e0<\/u> delle Persone (altro discorso da approfondire, legato al tema dell\u2019emancipazione nella modernit\u00e0: interessante il concetto di \u201c<\/strong><a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/anticonformismo-oggi\"><strong>libert\u00e0 generativa<\/strong><\/a><strong>\u201d)<\/strong>. E da questo punto di vista, come non essere d\u2019accordo con la definizione di \u201c<strong>societ\u00e0 degli individui\u201d: una societ\u00e0 (NOI) nella quale molti <em>individui<\/em> (appunto) sentono di non dover rispondere a nessuno dei loro atti, tanto meno ad una \u201ccomunit\u00e0\u201d i cui legami si sono fortemente indeboliti<\/strong> (e, non a caso, c\u2019\u00e8 chi parla di <strong>fine del legame sociale<\/strong>). Qualche anno fa, intitolai un mio libro \u201c<a href=\"http:\/\/www.francoangeli.it\/Ricerca\/Scheda_libro.aspx?ID=18265&amp;Tipo=Libro&amp;strRicercaTesto=&amp;titolo=la+societa+dell++irresponsabilita%2E+l++aquila%2C+la+carta+stampata%2C+i+nuovi+rischi%2C+le+scienze+sociali\"><strong>La societ\u00e0 dell\u2019irresponsabilit\u00e0<\/strong><\/a>\u201d proprio per connotare questa condizione critica, <strong>ricollegabile solo in parte alla crisi economica<\/strong> (o ad indicatori di tipo economico): <strong>la \u201cquestione culturale\u201d mette in luce, ancora una volta, non solo la crisi delle istituzioni formative, ma anche la debolezza dei vecchi apparati e delle vecchie logiche di controllo e repressione che non hanno mai risolto i problemi alla base; che sono sempre strategie di \u201cbreve periodo\u201d (cultura dell\u2019emergenza vs. cultura della prevenzione, a tutti i livelli e in tutti i settori della prassi).<\/strong> <strong>Un Paese che, ai limiti del paradosso, \u00e8\u00a0fondato culturalmente sul \u201cprincipio di irresponsabilit\u00e0\u201d (Dominici 2003 e 2009), oltre che su una diffusa incoerenza dei comportamenti (ricordo sempre la formula ETICA vs ETICHETTA); un\u2019irresponsabilit\u00e0\u00a0diffusa in tutti i settori, compresi quelli della comunicazione e dell\u2019informazione, a dir poco vitali per la qualit\u00e0 della stessa democrazia; un\u2019irresponsabilit\u00e0\u00a0diffusa vera cifra della \u201cquestione culturale\u201d, che legittima chi aggira le leggi, le regole e, perfino, le norme sociali condivise (cultura della furbizia); un\u2019irresponsabilit\u00e0 diffusa che trova il suo <em>ecosistema<\/em> ideale in un contesto storico e in clima culturale che esaltano sempre chi antepone l\u2019<em>interesse particolare <\/em>a quello generale e al \u201cbene comune\u201d. Si pensi, in tal senso, anche alla metastasi della corruzione che, come la cronaca degli ultimi decenni ha messo in luce, coinvolge non soltanto la cd. \u201ccasta\u201d, bens\u00ec ampi settori della societ\u00e0 civile che, probabilmente, continuano a credere nonostante tutto di poter avere vantaggi dalla \u201ccasta\u201d stessa; un\u2019irresponsabilit\u00e0 che si articola anche in comportamenti eticamente scorretti e non attenti neanche al principio di precauzione. <\/strong><\/li>\n<li><strong>Dunque, un\u2019irresponsabilit\u00e0 diffusa che rende socialmente accettabile la violazione di leggi e norme e che affonda le sue radici anche in una certa \u201ccultura della furbizia\u201d che, talvolta, inconsapevolmente viene elaborata e diffusa proprio nei luoghi deputati alla socializzazione ed all\u2019educazione della Persona. Accade cos\u00ec che la soluzione ai problemi, per certi versi inevitabile (ma, evidentemente, non \u00e8 l\u2019unica strada percorribile), sia sempre la medesima: il continuo ricorso a leggi e normative sempre pi\u00f9 rigide e stringenti: intendiamoci bene, si tratta in molti casi di condizioni necessarie, addirittura fondamentali ma, come ampiamente dimostrato dalla storia sociale, politica ed economica non soltanto di questo Paese, si tratta di condizioni\/fattori non sufficienti. <\/strong>Dobbiamo confrontarci con una <strong>\u201cnatura\u201d intrinsecamente problematica e complessa dei sistemi sociali<\/strong>, non pi\u00f9 riconducibile alle sole categorie (significative) di rischio, incertezza, vulnerabilit\u00e0, liquidit\u00e0 etc. A ci\u00f2 si aggiunga che, quasi paradossalmente, mai come in questi anni si \u00e8 discusso (e si discute) di <strong>etica<\/strong> e di responsabilit\u00e0 in tutti i campi dell\u2019azione sociale (dalla politica alla cultura, dall\u2019informazione all\u2019innovazione scientifica e tecnologica etc.). <strong>Si potrebbe semplificare tale paradosso con la \u201cformula\u201d: trionfo dell\u2019etichetta sull\u2019etica.<\/strong> Paese di paradossi e contraddizioni (non soltanto sul piano culturale): <strong>da una parte, per ogni \u201cnuovo\u201d problema si invocano subito nuove leggi, nuovi codici deontologici, nuove prescrizioni, nuovi divieti; dall\u2019altra, culturalmente, consideriamo quelle stesse leggi, norme, \u201cregole\u201d come un ostacolo alla nostra autoaffermazione ed al nostro successo\/prestigio sociale.<\/strong> D\u2019altra parte, ci\u00f2 che spesso sembra venire a mancare \u00e8 proprio la <strong>coerenza dei comportamenti<\/strong> <strong>che, comunicativamente parlando, risulterebbe (\u00e8!) molto pi\u00f9 efficace delle parole e dei principi spiegati attraverso un linguaggio, pi\u00f9 o meno, politicamente corretto<\/strong>. Appare evidente come siamo di fronte ad una vera e propria <strong>\u201cemergenza educativa\u201d \u2013 anche se non amo questa parola che ben rappresenta quella cultura, tuttora egemone, che sa affrontare qualsiasi problema soltanto con provvedimenti eccezionali e saltuari (dalla sicurezza al lavoro, dalla salute alla violenza, dalle forme di discriminazione al bullismo, dalla corruzione all\u2019illegalit\u00e0) &#8211;<\/strong> legata ad una molteplicit\u00e0 di fattori e variabili, che hanno determinato una <strong>trasformazione profonda dei processi di socializzazione ed una crisi delle tradizionali agenzie\/istituzioni deputate all\u2019interiorizzazione dei valori ed alla formazione delle personalit\u00e0\/identit\u00e0 (riconoscimento-rispetto-altruismo-senso civico-<\/strong><a href=\"http:\/\/www.forumpa.it\/riforma-pa\/i-rischi-di-una-cittadinanza-senza-cittadini\"><strong>cittadinanza vissuta e non subita\/eterodiretta<\/strong><\/a><strong>)<\/strong>.Mi riferisco, in tal senso, al concetto di \u201c<strong>policentrismo formativo<\/strong>\u201d ed alla divaricazione del ventaglio dell\u2019offerta educativa e formativa. Questo Paese non riuscir\u00e0 a ripartire senza affrontare seriamente tali problematiche. Stiamo discutendo, in altri termini, dei \u201ccittadini di domani\u201d che corrono seriamente il rischio di continuare a crescere e socializzarsi ad una cultura della furbizia, dell\u2019illegalit\u00e0 e\/o del <a href=\"https:\/\/www.mulino.it\/isbn\/9788815134165\">familismo amorale<\/a> (apparentemente?) dominante: e tutto questo all\u2019interno di quel famoso modello sociale e culturale \u201cfeudale\u201d di cui abbiamo parlato, che ha sempre lasciato poco spazio alla mobilit\u00e0 sociale verticale.<\/li>\n<li>La \u201cquestione culturale\u201d, qui pi\u00f9 volte richiamata, \u00e8 legata come detto anche, e soprattutto, ad un problema di <strong>interruzione\/crisi della comunicazione tra le generazioni<\/strong> (concetto che andrebbe sciolto e sviluppato).Tuttavia, in questa prospettiva di analisi, non possiamo non registrare come i media (vecchi e nuovi, per non parlare dei social networks) \u2013 con il famoso <strong>\u201cgruppo dei pari\u201d<\/strong> \u2013 si <strong>siano letteralmente divorati lo spazio comunicativo e del sapere<\/strong> (?) <strong>gestito, in passato, della tradizionali istituzioni e agenzie educative e formative.<\/strong><\/li>\n<li>Sugli attori sociali e sulle professionalit\u00e0 protagoniste del processo educativo e formativo, non riesco a non essere radicale, pur considerando che scuola e universit\u00e0 sono state pesantemente penalizzate da tagli e controriforme (eccesso di riformismo). Esistono lavori\/professioni che andrebbero fatti\/scelti anche, e soprattutto, perch\u00e9 si avverte una <strong>vocazione <\/strong>e non soltanto per una forma di prestigio sociale e\/o perch\u00e9 permettono magari di esercitare forme di <strong>micropotere<\/strong> sugli altri. <strong><em>Prendersi cura<\/em> <\/strong>di una persona (concetto complesso), insegnare, formare, condividere ed elaborare non significa soltanto trasmettere e\/o impartire nozioni: i figli, gli studenti e, pi\u00f9 in generale, i giovani \u2013 come dire \u2013 ti aspettano al varco, osservano \u201ccome ti comporti\u201d. Insomma, contano i \u201cfatti\u201d, non le \u201cparole\u201d. La \u201ctua\u201d (nostra) credibilit\u00e0 e autorevolezza si fonda sui comportamenti e sulla loro coerenza rispetto a quanto affermiamo (problema che riguarda anche la politica). Se chiedi correttezza, devi darla per primo, se pretendi rispetto e senso di responsabilit\u00e0, devi prima di tutto essere rispettoso dell\u2019Altro e responsabile etc., <strong>anche se la relazione \u00e8 asimmetrica <\/strong>a causa del ruolo e della gerarchia. E non puoi fingere, non nel lungo periodo. Ecco perch\u00e9 certi \u201cruoli\u201d e certe \u201cattivit\u00e0\u201d richiedono, a mio avviso, consapevolezza, partecipazione, passione, perfino empatia (oltre alla preparazione!). <strong>E\u2019 necessario \u201cmettersi in gioco\u201d puntando sull\u2019inclusione (effettiva) dell\u2019ALTRO<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Fondamentale, quindi, ripartire da <strong>educazione<\/strong> e <strong>istruzione<\/strong>, basandole per\u00f2 su una <strong>ridefinizione della \u201cqualit\u00e0\u201d della relazione tra gli attori dell\u2019ecosistema formativo e comunicativo<\/strong> \u2013 nel rispetto dei reciproci ruoli (genitore, insegnante, docente etc.) \u2013 oltre che, evidentemente, sulla <strong>preparazione<\/strong> e sulle <strong>competenze<\/strong>. E, nel lungo periodo, per far questo abbiamo bisogno di <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/2020770\/Michel_de_Montaigne_-_Leducazione_Saggi_25-29_traduzione_italiana_di_Girolamo_Canini_1633_\">\u201cteste ben fatte\u201d (Montaigne)<\/a>, e non di \u201cteste ben piene\u201d, che sappiano <strong>organizzare le conoscenze<\/strong> all\u2019interno del <strong>nuovo ecosistema cognitivo<\/strong> (2005), altrimenti non si tratter\u00e0 di \u201cvera\u201d innovazione, cio\u00e8 quella sociale e culturale. E, come scrissi qualche anno fa, sar\u00e0 la <strong>\u201csociet\u00e0 dell\u2019ignoranza\u201d <\/strong>e<strong> dell\u2019incompetenza<\/strong> (non solo digitale\u2026): una societ\u00e0 edificata sul paradosso e, a livello culturale, su una mancata e fuorviante distinzione tra libert\u00e0 ed uguaglianza.<\/p>\n<p>In tal senso, <strong>pagheremo ancora a lungo la sostanziale inadeguatezza dei nostri percorsi didattico-formativi<\/strong>, <strong>tuttora progettati e realizzati sulla miope, oltre che disastrosa, separazione tra le \u201cdue culture\u201d, quella scientifica e quella umanistica<\/strong>, sia a livello scolastico che universitario. A livello pratico e operativo, non posso non tornare a richiamare l\u2019urgenza di <strong>politiche di lungo periodo<\/strong> <strong>in grado di innescare e supportare il cambiamento culturale<\/strong> e, anche in questo caso, la centralit\u00e0 strategica di scuola, istruzione, universit\u00e0 \u00e8 fuori discussione! Da questo punto di vista, per ci\u00f2 che concerne quella che ho definito la \u201csociet\u00e0 interconnessa\u201d, l\u2019orizzontalit\u00e0 e la democraticit\u00e0 delle procedure e dei sistemi non possono essere garantite dalla tecnologia in s\u00e9 e per s\u00e9, dal momento che a fare la differenza sono\/saranno sempre il fattore umano e la qualit\u00e0 delle relazioni sociali e dei legami di interdipendenza, dentro e fuori i sistemi sociali; dentro e fuori le organizzazioni complesse.<\/p>\n<p><strong>Epilogo<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019affrontare tali questioni, occorre fare attenzione a non cadere nella tentazione delle soluzioni semplici, delle spiegazioni deterministiche e dei facili riduzionismi. Abbiamo urgentemente bisogno di spiegazioni e analisi fondate su dati e ricerche, ma abbiamo anche terribilmente bisogno di un approccio teorico critico alla complessit\u00e0, che ci metta in condizione di <strong>uscire dalle sabbie mobili<\/strong> <strong>del<\/strong> <strong>determinismo monocausale<\/strong> ma anche, ad un livello meno impegnativo, di un <strong>nuovismo acritico di maniera che ci ha portato a convincerci, in questi anni, che tutto era fantastico solo perch\u00e9 \u201cnuovo\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo ribadisco con forza ancora una volta: <strong>scuola e universit\u00e0, istruzione, educazione e formazione (continua)<\/strong> devono (dovrebbero) essere poste, concretamente (!), al centro di ogni progettualit\u00e0 e processo innovativo (visione sistemica); e, nell\u2019affrontare le sfide della cittadinanza e di una \u201c<a href=\"http:\/\/laziodigitale.ideascale.com\/a\/dtd\/Educazione-e-formazione-per-un-innovazione-inclusiva\/123958-36032\"><strong>innovazione inclusiva<\/strong><\/a>\u201d, che sono le sfide della (iper)complessit\u00e0 ma anche della responsabilit\u00e0, \u00e8 necessario essere consapevoli \u00ab\u2026non soltanto a parole e nel discorso pubblico \u2013 che il futuro (come ripetiamo sempre, la \u201cvera\u201d innovazione, quella sociale e culturale) \u00e8 di <strong>chi riuscir\u00e0 a ricomporre la <em>frattura<\/em> tra l\u2019umano e il tecnologico<\/strong>, di chi riuscir\u00e0 a <strong>ridefinire e ripensare la relazione complessa tra <em>naturale<\/em> e <em>artificiale<\/em><\/strong>; di chi sapr\u00e0 coniugare (non separare) <strong>conoscenze<\/strong> e <strong>competenze<\/strong>; di chi sapr\u00e0 coniugare, di pi\u00f9, fondere <strong>le due culture<\/strong> (umanistica e scientifica) <strong>sia a livello di educazione e formazione, che di definizione di profili e competenze professionali\u00bb. Si avverte, in tal senso, l\u2019urgenza di superare quelle che, in tempi non sospetti, ho definito<\/strong> <strong>le \u00abfalse dicotomie\u00bb: teoria vs. ricerca\/pratica; formazione scientifica vs. formazione umanistica; conoscenze vs. competenze; <em>hard skills<\/em> vs. <em>soft skills<\/em><\/strong> (proprio in questa prospettiva cfr., in particolare, \u201c<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/ploteus\/sites\/eac-eqf\/files\/broch_it.pdf\"><strong>Quadro europeo delle qualifiche<\/strong><\/a><strong> per l\u2019apprendimento permanente<\/strong> \u2013 EQF\u201d e <a href=\"http:\/\/www.quadrodeititoli.it\/descrittori.aspx?descr=172&amp;IDL=1\"><strong>Descrittori di Dublino<\/strong><\/a>, riferimenti importanti ma poco conosciuti, anche in ambito accademico). Facendo attenzione, anche con riferimento alle tematiche riguardanti la scuola e l\u2019universit\u00e0, alle continue tentazioni delle vie brevi, delle <strong>soluzioni semplici<\/strong>, delle <em>strade gi\u00f9 percorse<\/em> e, per questo, rassicuranti che spesso nascondono soltanto interessi economici e di potere, visioni ideologiche rese ben visibili, oltre che accettabili e condivisibili, attraverso un\u2019incessante attivit\u00e0 di promozione e <strong>marketing degli eventi<\/strong>. Questa, la definizione che da sempre ho utilizzato: <strong>\u201cInnovare significa destabilizzare\u201d<\/strong>. <strong>Ma occorre, prima di tutto, educare e formare criticamente le persone a pensare con la loro testa (a porsi e a fare domande, non accontentandosi soltanto delle solite risposte\/soluzioni) e a vedere gli \u201coggetti\u201d come \u201csistemi<\/strong>\u201d (e non viceversa)**(cfr. anche <a href=\"http:\/\/www.techeconomy.it\/2016\/02\/25\/uninnovazione-inclusiva-ricomporre-la-frattura-lumano-tecnologico\/\">Per un\u2019innovazione inclusiva<\/a>). #CitaregliAutori<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>N.B. Sullo stato dell\u2019istruzione nel mondo e in Italia cfr. anche il Rapporto dell\u2019OCSE intitolato <a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/italy\/Education-at-a-glance-2015-Italy-in-Italian.pdf\"><em>Education at a Glance<\/em><\/a><em>: <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>N.B. Condividete e riutilizzate pure i contenuti pubblicati ma, cortesemente, <\/strong><strong>citate sempre gli Autori e le Fonti<\/strong> anche quando si usano categorie concettuali e relative definizioni operative. Condividiamo la conoscenza e le informazioni, ma proviamo ad interrompere il circuito non virtuoso e scorretto del \u201ccopia e incolla\u201d, alimentato da coloro che sanno soltanto \u201cusare\u201d il lavoro altrui. <strong>Le citazioni si fanno, in primo luogo, per correttezza e, in secondo luogo, perch\u00e9 il nostro lavoro (la nostra produzione intellettuale) \u00e8 sempre il risultato del lavoro di tante &#8220;persone&#8221; che, come NOI, studiano e fanno ricerca, aiutandoci anche ad essere creativi e originali, orientando le nostre ipotesi di lavoro.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dico sempre<\/strong>: <strong>il valore della condivisione supera l\u2019amarezza delle tante scorrettezze ricevute in questi anni<\/strong><strong>. Nei contributi che propongo ci sono i concetti, gli studi, gli argomenti di ricerche che conduco da vent\u2019anni: il valore della condivisione diviene anche un rischio, ma occorre essere coerenti con i valori in cui si crede. Buona lettura!<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Condivido volentieri anche con la Comunit\u00e0 di SGI, oltre che con tutte le Persone interessate Percorsi di ricerca dal\u201995 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0#CitaregliAutori Come sempre\u2026non sono previsti \u201ctempi di lettura\u201d Non ci potr\u00e0 essere alcuna cittadinanza digitale 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