{"id":6683,"date":"2015-06-26T19:16:54","date_gmt":"2015-06-26T17:16:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/?p=6683"},"modified":"2015-06-26T19:16:54","modified_gmt":"2015-06-26T17:16:54","slug":"per-una-comunicazione-attenta-al-genere-un-percorso-complesso-tra-quadro-normativo-linee-guida-deontologia-e-questioni-etiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/per-una-comunicazione-attenta-al-genere-un-percorso-complesso-tra-quadro-normativo-linee-guida-deontologia-e-questioni-etiche\/","title":{"rendered":"For gender-conscious communication: a complex path. Between the regulatory framework, guidelines, deontology and\u2026 ethical issues"},"content":{"rendered":"<p>Stimolato dalla riflessione di Isa Maggi su <a href=\"http:\/\/27esimaora.corriere.it\/articolo\/giriamo-litalia-raccogliendo-ideeper-fare-crescere-il-lavoro-femminilema-non-mettete-etichette-di-genere\/\"><strong><em>La 27esimaora<\/em><\/strong><strong> del <em>Corriere della sera<\/em><\/strong><\/a> e, pi\u00f9 generale, dall\u2019articolarsi del dibattito pubblico \u2013 che, purtroppo, non pu\u00f2 non seguire ed adeguarsi alle <strong>fiammate emotive del sistema mediatico<\/strong> (Dominici,2000 e sgg.) \u2013 ho deciso di condividere questo mio saggio, estratto da un <strong>Rapporto di ricerca<\/strong>, ben sapendo di correre dei rischi dal momento che poco si adatta al formato del post di un blog. A tal proposito, avrei potuto ricavare diversi post da questo unico testo che, come si vedr\u00e0, \u00e8 il risultato di uno studio comparativo rigoroso e piuttosto impegnativo; ma avrei reso frammentario il discorso, perdendo la prospettiva globale e sistemica che intendo, da sempre, perseguire nella mie attivit\u00e0 di ricerca e formazione. Pertanto, mi scuso con tutt*per la sua lunghezza <strong>(spero di trovare, in ogni caso, qualche coraggiosa\/o e motivata\/o lettrice\/lettore<\/strong>) \u2013 ripeto \u2013 <strong>so di rischiare ma lo spirito, come sempre, \u00e8 quello di condividere, includere, coinvolgere, far uscire dalla \u201ctorre d\u2019avorio\u201d argomenti e tematiche troppo importanti per rimanere dominio\/territorio dei cosiddetti esperti\/addetti ai lavori\u00a0 o, peggio ancora, per essere lasciate alle derive della spettacolarizzazione mediatica e di spiegazioni riduzionistiche<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il saggio fornisce riferimenti bibliografici, al quadro normativo, a codici deontologici, a documenti importanti sulle questioni in discussione. E una (modesta) proposta personale di linee guida per chi opera nel campo dell\u2019informazione e della comunicazione. <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per coloro che fossero interessati alla riutilizzazione del contributo\u00a0(in volume)\u00a0o a sviluppare idee e progetti in proposito: <\/strong><a href=\"mailto:piero.dominici@unipg.it\"><strong>piero.dominici@unipg.it<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0P.S. Riutilizzate e condividete i contenuti, ma citate sempre le FONTI. Copiare\/riutilizzare senza citare \u00e8 una grave scorrettezza (oltre che un reato)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p><strong>La complessit\u00e0 della questione<\/strong><\/p>\n<p>Il presente contributo, che intende offrire una rilettura critica e sistematica di tutti i documenti pi\u00f9 significativi prodotti dalle PP.AA. in materia di comunicazione di genere (nello specifico, manuali, linee guida, vademecum etc.), si articola, sostanzialmente, in due parti; nella prima, l\u2019obiettivo \u00e8 quello di contestualizzare la nostra analisi nel quadro di riferimento teorico-normativo, riconducibile a normative anche internazionali, codici deontologici e di autodisciplina, per verificare \u201ccome\u201d e \u201cse\u201d viene affrontata la questione del genere, e dell\u2019ottica di genere, da parte delle principali categorie professionali del mondo dell\u2019informazione e della comunicazione. Nella seconda parte del contributo, invece, l\u2019attenzione sar\u00e0 posta, in particolare, sulle Linee guida gi\u00e0 adottate e diffuse da alcune PP.AA., allo scopo di fornire una sintesi per punti problematici in grado di mettere in luce analogie, contraddizioni, ambiguit\u00e0, prospettive etc. Pertanto, procederemo seguendo tale schema di discorso: (a) analisi e descrizione del quadro normativo internazionale ed europeo; (b) analisi e (breve) descrizione dei codici deontologici dei giornalisti e dei comunicatori; (c) analisi e sintesi (per punti) dei principali documenti prodotti dalle PP.AA. in materia di comunicazione di genere.<\/p>\n<p><strong>L\u2019obiettivo \u00e8 anche quello di provare ad arricchire la classica \u201ccassetta degli attrezzi\u201d fornendo, a partire dalla comparazione, gli strumenti di decodifica indispensabili per l\u2019interpretazione di un tipo di complessit\u00e0 ormai protagonista della cosiddetta comunicazione pubblica e\/o istituzionale. Perch\u00e9, il <em>genere<\/em> \u00e8, senza dubbio, punto di svolta anche nella ricerca di una relazione meno asimmetrica tra PA e cittadino. Sullo sfondo, il tentativo di definire un approccio teorico generale, che prenda in considerazione le questioni deontologiche \u2013 strettamente correlate alla rappresentazione e percezione delle tematiche di <em>genere<\/em> \u2013 e la stessa etica della comunicazione, incrociandole con concetti, valori, pratiche e strategie riconducibili alla comunicazione istituzionale di genere. Le tematiche correlate alle pari opportunit\u00e0 e al <em>genere<\/em> \u2013 e la loro \u201cpubblicit\u00e0\/visibilit\u00e0\u201d \u2013 costituiscono un\u2019area del mutamento sociale e culturale, in atto a livello locale e globale, assolutamente strategica ove si gioca la partita pi\u00f9 importante per provare ad uscire dalla crisi (non soltanto economica) e ripensare ad un paradigma di sviluppo fondato pi\u00f9 sul <em>modello cooperativo<\/em> che su quello competitivo: la partita dei diritti, della lotta ad ogni forma di discriminazione, della <em>cittadinanza come crescita culturale<\/em> e viceversa (Balibar, 2012).<\/strong> <strong>Si tratta evidentemente di un\u2019area della prassi che chiama in causa la questione fondante dell\u2019<em>eguaglianza delle opportunit\u00e0 <\/em>e quello che una letteratura scientifica \u2013 peraltro, molto sensibile alle questioni di genere \u2013 ormai piuttosto articolata, oltre che autorevole, definisce \u201capproccio delle capacit\u00e0\u201d (<em>capability approach<\/em>) (Sen, 1992,1999 e 2009; Nussbaum, 1997, 2002 e 2011). Laddove le <em>capacit\u00e0<\/em> sono \u201clibert\u00e0 sostanziali\u201d costituite da opportunit\u00e0 di scegliere e agire, a loro volta definite dalla <em>combinazione di abilit\u00e0 personali e ambiente politico, sociale ed economico (<\/em>Dominici, 2005<em>)<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il tentativo di operare una sintesi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il presupposto fondamentale \u2013 lo ribadiamo \u2013 della nostra analisi consiste in una presa d\u2019atto che, peraltro, non riguarda soltanto l\u2019area di studi e ricerche su genere e pari opportunit\u00e0: i codici deontologici e\/o le vecchie etiche dell\u2019intenzione \u2013 che, in passato, hanno ispirato anche documenti come linee guida e\/o manuali operativi \u2013 non sono pi\u00f9 sufficienti ad abbracciare la complessit\u00e0 della prassi comunicativa e informativa. Sul versante dei (tanti) documenti analizzati in materia di comunicazione istituzionale di <em>genere<\/em>, registriamo senza dubbio numerose analogie ed elementi di continuit\u00e0: tale aspetto coinvolge i molteplici piani di discorso e analisi che vengono descritti nei testi visionati. Anche la comunicazione pubblica deve fare i conti con la <em>dimensione etica<\/em> \u2013 non solo perch\u00e9 le normative e i codici professionali sono condizione necessaria ma non sufficiente \u2013 ma anche perch\u00e9 comunicare significa anche \u201cformare\u201d, creare le condizioni per la costruzione di un consenso sociale relativo ad istanze e problematiche sociali importanti<\/strong>, a maggior ragione nella prospettiva dell\u2019<em>interesse generale <\/em>e della<em> pubblica utilit\u00e0 <\/em>(Rolando, 2004); accompagnare il mutamento sociale e culturale, mediandone i conflitti e le criticit\u00e0. <strong>E il problema non \u00e8 soltanto di \u201ctecnica della comunicazione\u201d.<\/strong> Occorre fornire ai <em>decisori<\/em>, ma anche a tutti i soggetti coinvolti, gli <em>strumenti<\/em> necessari per progettare e valutare sempre meglio forme e modalit\u00e0 del comunicare, tenendo in considerazione valori e principi fondamentali. Nel campo delle tematiche di genere e, pi\u00f9 in generale, delle Pari Opportunit\u00e0 va sottolineato come, pur avendo la discussione pubblica fatto registrare significativi passi avanti, ci sia ancora molto da lavorare e su pi\u00f9 livelli problematici che non riguardano esclusivamente l\u2019utilizzo non sessista della lingua (Europarlamento, 2009), in ogni caso fondamentale ad un primo livello. <strong>Carta stampata e media, con la loro <em>lingua<\/em> (Dardano,1994), per non parlare della pubblicit\u00e0, fanno ancora largo uso di formule retoriche, topiche della narrazione, immagini, luoghi comuni che contribuiscono, talvolta inconsapevolmente, a rafforzare stereotipi non semplici da sradicare dal nostro sistema di orientamento valoriale e conoscitivo.<\/strong> <strong>Come gi\u00e0 accennato, poi, nell\u2019ottica delle pari opportunit\u00e0, qualsiasi azione comunicativa deve far riferimento ad alcuni principi teorici fondamentali: <em>equit\u00e0, trasversalit\u00e0 <\/em>e<em> rappresentativit\u00e0<\/em><\/strong>. Le pari opportunit\u00e0 sono, infatti, un valore assoluto da promuovere che chiama in causa molte altre questioni fondamentali. Tali istanze devono necessariamente avere \u201cvisibilit\u00e0\u201d, ma soprattutto essere realmente rappresentative dei target individuati e analizzati.<\/p>\n<p><strong>La comunicazione pubblica, oltre a farsi leva del mutamento socioculturale (Priulla, 2008; Rolando, 2003 e 2004, Rovinetti 2000) assume, in tal senso, una rilevanza strategica senza precedenti nel tentativo di realizzare un progetto senz\u2019altro ambizioso: promuovere e sviluppare, non soltanto una comunicazione istituzionale attenta al genere, bens\u00ec una <em>cultura attenta al genere<\/em>.<\/strong> Si tratta di realizzare progetti e azioni che vedano gli attori coinvolti (in questo caso, le donne) come attori \u201cprotagonisti\u201d del processo di cambiamento. <strong>Le campagne di comunicazione vanno evidentemente accompagnate, prestando particolare attenzione alla complessit\u00e0 dei processi educativi e di socializzazione e coinvolgendo istituzioni formali e informali, in una logica di network. Le azioni e le strategie di sensibilizzazione e coinvolgimento, funzionali al cambiamento di <em>clima culturale<\/em>, \u00a0non possono pi\u00f9 essere \u201ccalate dall\u2019alto\u201d: vanno, al contrario, costruite sulla conoscenza empirica dei destinatari ma, soprattutto, vanno progettate e realizzate insieme agli stessi (Bertolo, 2005), si potrebbe dire, habermasiamente, in maniera intersoggettiva<\/strong>. E questo aspetto, a nostro avviso, costituisce il vero salto di qualit\u00e0 \u2013 insieme alla questione di una valutazione attenta e rigorosa (<em>ex ante, in itinere <\/em>ed<em> ex post<\/em>) di ogni azione \u2013\u00a0 per una Pubblica Amministrazione (Cammelli, 2004) realmente efficiente e vicina ai cittadini (Mazzoleni,2003; Priulla,2008). <strong>Nulla si pu\u00f2 improvvisare in comunicazione, a maggior ragione in settori cos\u00ec delicati della vita pubblica e delle comunit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il quadro normativo internazionale ed europeo<\/strong><\/p>\n<p>Dunque, una volta considerate la complessit\u00e0 e l\u2019intrinseca dinamicit\u00e0 degli argomenti trattati, possiamo provare a sviluppare il nostro discorso partendo, come detto, dall\u2019analisi e descrizione (sintetica) della documentazione e dei testi normativi raccolti e visionati: lo scopo \u00e8 quello di arrivare, successivamente, ad una lettura razionale e sistematica di questo materiale. Il primo elemento, comune un po\u2019 a tutti i documenti analizzati \u2013 anche a livello di struttura del testo \u2013 \u00e8 costituito dai riferimenti normativi fondamentali che legittimano e supportano l\u2019azione e le strategie intraprese in materia. Si tratta di riferimenti normativi estremamente importanti che testimoniano come queste tematiche vadano ormai \u201clette\u201d, analizzate, interpretate in una prospettiva che non pu\u00f2 che essere quella internazionale, quanto meno europea. In conseguenza di quanto detto, non si pu\u00f2 non ribadire l\u2019importanza di un <em>approccio multidisciplinare<\/em> ad una questione \u2013 la discriminazione di <em>genere<\/em> \u2013 che, quasi paradossalmente rispetto a quanto osserviamo nell\u2019offerta dei media (Capecchi, 2006), della pubblicit\u00e0 e della carta stampata, costituisce tema sensibile e molto trattato in documenti prodotti soprattutto dalle istituzioni comunitarie:<\/p>\n<p>&#8211;<strong>ONU, Convenzione sull\u2019eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna: <\/strong>il testo \u00e8 stato adottato dall\u2019Assemblea generale dell\u2019ONU il 18 dicembre 1979<strong>. <\/strong>Si tratta di un documento di fondamentale importanza che dichiara, come obiettivi cruciali della convenzione, alcuni principi e dichiarazioni d\u2019intenti che saranno successivamente adottati dai Paesi firmatari: 1) la condanna di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna; 2) il garantire alle donne, su una base di piena parit\u00e0 con gli uomini, l\u2019esercizio e il godimento dei diritti dell\u2019uomo (!) e delle libert\u00e0 fondamentali; 3) l\u2019adozione da parte degli Stati di misure speciali, comprese le misure previste dalla presente Convenzione, tendenti a proteggere la maternit\u00e0; 4) la modifica degli <em>schemi e dei modelli di comportamento socioculturale degli uomini e delle donne per giungere ad una eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie <\/em>o di altro genere, che siano basate sulla <em>convinzione dell\u2019inferiorit\u00e0<\/em> o della superiorit\u00e0 dell\u2019uno o dell\u2019altro sesso o sull\u2019idea di <em>ruoli stereotipati degli uomini e delle donne<\/em>; 5) la condanna e repressione del <em>\u00a0traffico <\/em>e dello<em> sfruttamento della prostituzione delle donne<\/em>; 6) l\u2019eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne nella vita politica e pubblica del paese (diritto di voto, di essere eleggibili e di partecipazione alla vita di associazioni etc.); 7) la parit\u00e0 di diritti per quanto concerne l\u2019educazione; 8) la parit\u00e0 di diritti nel lavoro; 8) la definizione di misure, da parte degli Stati, contro la discriminazione in campo sanitario, nella vita economica e sociale; 9) infine, particolarmente significativo l\u2019Art.15 che recita: \u201cGli Stati parte riconoscono alla donna la parit\u00e0 con l\u2019uomo di fronte alla legge\u201d. Si tratta \u2013 come detto \u2013 di un documento strategico e straordinariamente attuale per le problematiche che abbraccia e che, purtroppo, ancora non trovano una soluzione definitiva (anzi!). Tuttavia, resta l\u2019importanza di queste indicazioni e principi approvati e riconosciuti a livello di Nazioni Unite che, in quella sede, ha previsto anche l\u2019istituzione di un Comitato per l\u2019eliminazione della discriminazione nei confronti della donna.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Obiettivo strategico J2 contenuto nella Piattaforma d\u2019azione della IV Conferenza mondiale sulle donne<\/strong>, svoltasi a Pechino nel 1995, in cui l\u2019ONU raccomanda la rappresentazione bilanciata e non stereotipata delle donne nei mass media;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Risoluzione del Parlamento europeo del 14 ottobre 1987 sulla rappresentazione della donna nei mezzi di comunicazione di massa<\/strong>; la risoluzione sottolinea la rilevanza della raffigurazione e posizione della donna nei mezzi di comunicazione di massa<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Risoluzione n.1003 del 1 luglio 1993: approvata dal Consiglio d\u2019Europa, pone l\u2019attenzione sulla funzione del giornalismo e sulla sua attivit\u00e0 etica<\/strong>. Viene sottolineata l\u2019importanza dei seguenti principi: controllo, lealt\u00e0 e correttezza etica<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Risoluzione del Parlamento Europeo (18 gennaio 1994): i<\/strong>l Parlamento Europeo ribadisce l\u2019importanza del diritto alla segretezza delle fonti di informazione e della libert\u00e0 di stampa e segreto professionale.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Risoluzione del Consiglio d\u2019Europa del 5 ottobre 1995 concernente l\u2019immagine dell\u2019uomo e della donna nella pubblicit\u00e0 e nei mezzi di comunicazione <\/strong>(OJ C 296 del 10\/11\/1995); tale risoluzione promuove la parit\u00e0 in tutti i settori della vita sociale, condannando esplicitamente la presenza di stereotipi sul sesso.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 1997 (A4-0258\/97)<\/strong> sulla discriminazione della donna nella pubblicit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>V Programma comunitario (2000-2005) per la promozione della parit\u00e0 e pari opportunit\u00e0 tra donne e uomini<\/strong>: si auspica il superamento di immagini femminili negative e stereotipate nei messaggi pubblicitari, nelle informazioni e negli spettacoli trasmessi dai mass media;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Direttiva CE 89\/552 Television Without Frontiers Directive (TVWF): <\/strong>l\u2019Unione Europea sottolinea la questione delle rappresentazioni di genere nei media<strong>, <\/strong>principalmente come esigenza di tutela dei minori. Responsabilit\u00e0 dei media nella rappresentazione del genere<strong>;<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Artt. 9 e 10 del Codice di autodisciplina pubblicitaria <\/strong>attualmente in vigore in Italia;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Legge 7 giugno 2000, n. 150 Disciplina delle attivit\u00e0 di informazione e comunicazione delle PP.AA.<\/strong>: disciplina la comunicazione esterna rivolta alle cittadine e ai cittadini, la promozione di conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Obiettivo 3.5 della Strategia Quadro Comunitaria (2001-2005): <\/strong>l\u2019Unione Europea affronta il tema della discriminazione delle donne nella pubblicit\u00e0<strong>, <\/strong>enfatizzando il concetto di parit\u00e0 tra donne e uomini;<strong>\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni: \u201cUna tabella di marcia per la parit\u00e0 tra donne e uomini\u201d (2006), Commissione Europea: <\/strong>documento europeo fondamentale che riconosce ai mezzi di comunicazione un ruolo strategico nella lotta contro gli stereotipi di genere.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>UNICEF, Convenzione sull\u2019eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, Comitato sui diritti dell\u2019infanzia:<\/strong> si tratta della traduzione in lingua italiana della Convenzione adottata dalle Nazioni Unite nel 1979 e firmata dall\u2019Italia l\u2019anno successivo. Obiettivi esplicitati dell\u2019importante documento: l\u2019eliminazione di tutte le \u201cforme di distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere\u00a0 il riconoscimento, o il godimento o l\u2019esercizio, da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali in campo politico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parit\u00e0 tra l\u2019uomo e la donna\u201d.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Risoluzione \u201cHow marketing and advertising affect equality between women and men\u201d (2008), Europarlamento. <\/strong>Documento che invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a produrre azioni contro gli insulti sessisti e le immagini degradanti delle donne e degli uomini nella pubblicit\u00e0; anche in questo caso, il riferimento all\u2019uso di stereotipi \u00e8 esplicito<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Vademecum per evitare un uso sessista delle lingue (Marzo 2009), Europarlamento<\/strong>. Documento definito dall\u2019Europarlamento con l\u2019obiettivo di evitare l\u2019uso sessista delle lingue. Il testo <em>La neutralit\u00e0 di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo<\/em>, distribuito dal Parlamento europeo, pone l\u2019enfasi su \u201corientamenti intesi ad assicurare che in tutti i documenti parlamentari sia utilizzato come norma e non come eccezione un linguaggio neutro dal punto di vista del genere\u201d.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Survey on self-regulation for advertising and the portrayal of women and men in Europe. <\/strong><strong>Documento redatto dall\u2019EASA<\/strong> (European Advertising Standard Alliance).<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Convenzione di Istanbul, del Consiglio d\u2019Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Istanbul, 11.05.2011). <\/strong>La Convenzione in materia di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne, chiamata comunemente Convenzione di Istanbul, \u00e8 stata approvata dal Comitato dei Ministri dei paesi aderenti al Consiglio d\u2019Europa il 7 aprile 2011 e che \u00e8 stata aperta alla firma l\u201911 maggio 2011. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che definisce un quadro giuridico completo finalizzato alla protezione delle donne contro qualsiasi forma di violenza. In particolare, gli obiettivi dichiarati di questo fondamentale documento \u2013 la cui importanza \u00e8 testimoniata anche dal significativo coinvolgimento di paesi come la Turchia \u2013 sono i seguenti: \u00a0a) proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; (b) contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parit\u00e0 tra i sessi, ivi compreso rafforzando l\u2019autonomia e l\u2019autodeterminazione delle donne; (c) predisporre un quadro globale, politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica; (d) promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; (e) sostenere e assistere le organizzazioni e autorit\u00e0 incaricate dell\u2019applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un <em>approccio integrato<\/em> per l\u2019eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica. La Convenzione mira, pertanto, ad individuare una strategia condivisa per il contrasto della violenza sulle donne, ma anche per la prevenzione della stessa, la protezione delle vittime e la perseguibilit\u00e0 penale degli aggressori. Tuttavia, nel quadro complessivo della ricerca di una maggiore uguaglianza tra donne e uomini, va sottolineato come l\u2019aspetto pi\u00f9 innovativo del testo sia rappresentato dal riconoscimento che la violenza sulle donne costituisca di fatto una violazione dei diritti umani, oltre che una forma di discriminazione. Nella Convenzione viene riconosciuta l\u2019urgenza di azioni coordinate, sia a livello nazionale che internazionale, tra tutti gli attori coinvolti nella presa in carico delle vittime e, al tempo stesso, la necessit\u00e0 di finanziare adeguatamente le strategie per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno. Diverse altre le questioni affrontate: la protezione e il supporto ai bambini testimoni di violenza domestica, la penalizzazione dei matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili, l\u2019aborto e la sterilizzazione forzata. Da sottolineare, infine, il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto dalla societ\u00e0 civile e dall\u2019associazionismo: si tratta di un \u201cindicatore\u201d importante di come stia progressivamente aumentando la consapevolezza che il mutamento sociale pu\u00f2 (deve) essere determinato o, per meglio dire, innescato dal cambiamento culturale. Ancora una volta, la repressione e i relativi meccanismi adottati, pur necessari, non risolvono il problema, serve una strategia di lungo periodo! <strong>A tal proposito,\u00a0 la Convenzione di Istanbul attribuisce una funzione strategica alle azioni di sensibilizzazione delle <em>opinioni pubbliche<\/em>, con una particolare attenzione (a) al ruolo dei mass media ed al settore delle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione, anche se \u2013 questo forse \u00e8 un limite del documento \u2013 non viene fatto esplicito riferimento ai social media; (b) alle azioni e alle campagne di educazione nelle scuole e nelle strutture di istruzione non formale; e, per ultima, ma non meno importante, l\u2019enfasi viene posta sulla (c) formazione delle figure professionali<\/strong>. Sullo sfondo, chiarissima \u00e8 l\u2019enfasi posta sulla prevenzione ed ai media \u00e8 richiesta una sensibilit\u00e0 particolare, in tal senso. Come noto, l\u2019immagine delle donne fornita dai mezzi di comunicazione definisce e riproduce numerosi stereotipi di genere, fornendo anche immagini degradanti. In questa prospettiva, si richiede ai governi dei singoli paesi di spingere i media verso la strada dell\u2019autoregolamentazione al fine di promuovere il rispetto e la tutela della dignit\u00e0 delle donne.<\/p>\n<p>Partiamo dal primo documento: la convenzione ONU del 1979 fornisce la definizione di discriminazione nei confronti della donna ma non parla ancora di \u201cgenere\u201d: \u00abAi fini della presente Convenzione, l\u2019espressione \u201cdiscriminazione nei confronti della donna\u201d concerne ogni distinzione esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l\u2019esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parit\u00e0 tra l\u2019uomo e la donna\u00bb(ONU, 1979). Nel documento viene condannata la discriminazione nei confronti della donna in ogni sua forma e si intende promuovere una politica tendente ad eliminare la discriminazione nei suoi confronti; per arrivare all\u2019<em>Obiettivo strategico J2<\/em> \u2013 sempre citato nei documenti su genere e pari opportunit\u00e0 \u2013 contenuto nella Piattaforma d\u2019azione della IV Conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino nel 1995, in cui l\u2019ONU ha raccomandato una rappresentazione bilanciata e non stereotipata delle donne nei mass media; ugualmente significativi i documenti dell\u2019Europarlamento, su tutti la Risoluzione\u00a0 <em>How marketing and advertising affect equality between women and men<\/em> (2008) e il <em>Vademecum per evitare un uso sessista delle lingue<\/em> (Marzo 2009), per arrivare\u00a0 al <em>Survey on self-regulation for advertising and the portrayal of women and men in Europe<\/em>, documento redatto dall\u2019EASA (European Advertising Standard Alliance): possiamo senz\u2019altro affermare come si sia lavorato e prodotto molto nella prospettiva di arrivare all\u2019individuazione e definizione, in primo luogo, delle forme di discriminazione di genere (inizialmente, come visto, il termine non viene neanche citato) e, in secondo luogo, alla realizzazione di una <em>neutralit\u00e0<\/em> di genere nel linguaggio e ad una maggiore attenzione nella scelta delle immagini: attenzioni e precauzioni riprese e sempre pi\u00f9 osservate, in particolar modo, nei documenti del Parlamento europeo. Ai mezzi di comunicazione \u2013 gi\u00e0 protagonisti dei processi di costruzione sociale (Berger-Luckmann, 1966), di <em>etichettamento e di inferiorizzazione sociale della diversit\u00e0<\/em> (Goffman,1961 e 1963) \u2013 viene, evidentemente, riconosciuta una funzione strategica anche nella decostruzione e nella lotta agli <em>stereotipi di genere<\/em>. L\u2019Unione Europea, insomma, affronta la questione della discriminazione delle donne nella pubblicit\u00e0 e nei mezzi di comunicazione (e non soltanto), enfatizzando il concetto di parit\u00e0 tra donne e uomini e mostrando una grande sensibilit\u00e0 ed attenzione\u00a0 alla questione delle <em>rappresentazioni di genere<\/em> nei media, anche come esigenza di tutela nei confronti della nuove generazioni. Si parla esplicitamente di <em>responsabilit\u00e0<\/em> dei media nella rappresentazione del genere (Direttiva CE 89\/552 Television Without Frontiers Directive) e, da ci\u00f2, si evince inequivocabilmente la percezione, oltre che la consapevolezza, da parte delle istituzioni UE, della rilevanza del <em>genere<\/em> come snodo fondamentale del mutamento economico, sociale e culturale in atto. Nello specifico, \u00e8 importante ricordare che, nel 2008, l\u2019Ufficio di Presidenza ha recepito alcune linee guida definite dal Parlamento UE \u2013 specifiche per ogni contesto linguistico \u2013 sulla fondamentale importanza dell\u2019adozione di un linguaggio neutro (?) dal punto di vista del <em>genere<\/em>. Cos\u00ec recita il documento: \u00abUtilizzare un linguaggio neutro dal punto di vista del genere vuol dire evitare l\u2019uso di termini che, in quanto implichino la superiorit\u00e0 di un sesso sull\u2019altro, possono avere una connotazione di parzialit\u00e0, discriminazione o deminutio capitis, giacch\u00e9, nella maggior parte dei contesti, il sesso di appartenenza della persona interessata \u00e8 o dovrebbe essere irrilevante\u00bb (Parlamento Europeo,2008,p.5).Tuttavia, il medesimo documento, nella parte intitolata <em>Linee guida specifiche per l\u2019italiano<\/em>, dopo aver fornito precise indicazioni pratiche per la redazione di testi, termina con una formula che, peraltro, sembra richiamare molto da vicino quelle dei codici deontologici dei giornalisti sul diritto\/dovere di cronaca, richiamato sempre a margine di tutti i principi e le tutele previste; una formula che mette in luce, ancora una volta, la complessit\u00e0 e l\u2019ambiguit\u00e0 di tali questioni e la relativa difficolt\u00e0 di individuare delle possibili soluzioni o \u201cbuone pratiche\u201d: \u00abOccorre tenere presente infine che, in assenza di un esplicito pronunciamento ufficiale, come indicato in precedenza, spesso l\u2019uso del genere maschile e femminile \u00e8 il riflesso di una <em>particolare sensibilit\u00e0<\/em> della persona interessata. Vi sono ad esempio donne che preferiscono utilizzare la forma maschile della loro carica o professione. Sar\u00e0 pertanto cura dell\u2019autore o del traduttore attenersi alla loro volont\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Per arrivare all\u2019oggi, cio\u00e8 alla fondamentale Convenzione di Istanbul dell\u201911 maggio 2011, cui peraltro abbiamo gi\u00e0 accennato, che nel capitolo III \u2013 dedicato alla <em>prevenzione<\/em> \u2013 all\u2019Articolo 17 <em>Partecipazione del settore privato e dei mass media<\/em>, recita: \u00ab1)Le Parti incoraggiano il settore privato, il settore delle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione e i mass media, nel rispetto della loro indipendenza e libert\u00e0 di espressione, a partecipare all\u2019elaborazione e all\u2019attuazione di politiche e alla <em>definizione di linee guida<\/em> e di <em>norme di autoregolazione<\/em> per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignit\u00e0; 2) Le Parti sviluppano e promuovono, in collaborazione con i soggetti del settore privato, la capacit\u00e0 dei bambini, dei genitori e degli insegnanti di affrontare un contesto dell\u2019informazione e della comunicazione che permette l\u2019<em>accesso<\/em> a contenuti degradanti potenzialmente nocivi a carattere sessuale o violento\u00bb.<\/p>\n<p>Appare senz\u2019altro evidente come, al di l\u00e0 della sensibilit\u00e0 e della consapevolezza, pi\u00f9 o meno accresciute, rispetto alla complessit\u00e0 del problema, le problematiche che vengono sollevate, nei vari testi analizzati, chiamino ancora una volta in causa una serie di questioni di cruciale importanza, anche per ci\u00f2 che concerne le criticit\u00e0 legate ai temi della cittadinanza e della democrazia (le \u201cpari opportunit\u00e0\u201d sono, da questo punto di vista, variabile decisiva): ci riferiamo, evidentemente, alla libert\u00e0, alla responsabilit\u00e0, alla formazione e alle competenze di chi informa e di chi fa\/produce comunicazione; ma anche, e soprattutto, all\u2019alfabetizzazione e alle competenze dei destinatari e, pi\u00f9 in generale, delle <em>audience<\/em> (sul tema delle asimmetrie informative e conoscitive e sulla relazione tra comunicazione e cittadinanza, cfr. Dominici 1998, 2005 e 2011). Questa \u00e8, allo stesso tempo, la forza e la debolezza, con le relative sfumature, dei testi normativi e giuridici, delle deontologie professionali e degli altri tipi di documenti ispirati, in ogni caso, a principi del \u201cdover essere\u201d: sono importanti perch\u00e9 fissano dei limiti\/confini ma mostrano tutta la loro debolezza nel momento dell\u2019applicazione pratica, essendo la prassi comunicativa, e lo stesso linguaggio, estremamente complessi e riconducibili a pratiche arbitrarie e convenzionali, a loro volta condizionate dal contesto (concetto di <em>ecosistema<\/em> della comunicazione), dal sistema di relazioni e dalle situazioni particolari (Wittgenstein,1953; Jakobson,1966; Searle,1969; Watzlawick <em>et al.<\/em>,1967; Habermas,1981;Bandura,1986) \u2013 come vedremo anche in seguito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le Carte deontologiche dei giornalisti <\/strong><\/p>\n<p>Passeremo ora in rassegna i principali codici deontologici dei giornalisti, anche in questo caso, allo scopo di verificare \u201ccome\u201d e \u201cse\u201d la questione del <em>genere<\/em> venga affrontata e, soprattutto, se sia possibile trarne delle indicazioni utili rispetto ai nostri obiettivi iniziali. Procediamo, come in precedenza, in ordine cronologico evidenziando le caratteristiche salienti della documentazione analizzata:<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta Informazione e Pubblicit\u00e0 (14 aprile 1988):<\/strong> approvata da giornalisti, agenzie di pubblicit\u00e0 e associazioni di pubbliche relazioni (OdG, FNSI, Assorel, Assap, Ferpi,Aisscom, TP), si occupa in modo particolare del ruolo del giornalista e di pubblicit\u00e0. Vengono sanciti i seguenti principi: riconoscibilit\u00e0 messaggi pubblicitari, divieto di far pubblicit\u00e0 con scopi speculativi, obbligo di correttezza.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Treviso (5 ottobre del 1990) \u2013 aggiornata con il Vademecum del 1995 e, successivamente, il 30 marzo del 2006 con osservazioni del Garante protezione dati personali: <\/strong>approvata da FNSI, Ordine dei giornalisti e Telefono Azzurro, costituisce il primo documento di autoregolamentazione deontologica che impegna i giornalisti a norme e comportamenti eticamente corretti nei confronti dei minori. Principi ribaditi: tutela dei minori, rispetto della dignit\u00e0 e della persona umana, dell\u2019ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta dei doveri del giornalista (8 luglio 1993) \u2013 rif. Legge 69 del 1963 \u2013 <\/strong>Testo molto importante, rappresenta lo statuto completo della deontologia professionale. Approvato dall\u2019Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa, fa riferimento esplicito ai seguenti principi\/valori: divieto di pubblicare immagini violente o raccapriccianti, l\u2019obbligo di tutelare la privacy dei cittadini e, in particolare, dei minori e delle persone disabili o malate. Importanti sono il richiamo alla distinzione tra informazione e pubblicit\u00e0 e il concetto di incompatibilit\u00e0 tra il lavoro giornalistico e interessi o incarichi che siano in conflitto con la ricerca rigorosa ed esclusiva della verit\u00e0 dei fatti. Si tratta dell\u2019unico codice deontologico dei giornalisti che, richiamando la Costituzione, invita ad osservare diversi valori fondamentali, tra i quali la non discriminazione per sesso: rispetto della persona, della riservatezza, la non discriminazione per razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche, la correzione degli errori e la rettifica, la presunzione di innocenza. Significativi anche il richiamo al dovere di mantenere il segreto professionale e il diritto dei cittadini a ricevere un\u2019informazione sempre chiaramente distinta dalla pubblicit\u00e0<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Perugia (11 gennaio 1995): <\/strong>approvata dal<strong> Consiglio dell\u2019Ordine regionale dei giornalisti, Federazione regionale dei medici e Ordine regionale degli psicologi, <\/strong>si tratta di una carta deontologica riguardante nello specifico il tema della comunicazione sulla salute. Grande enfasi viene data al concetto di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta Informazione e Sondaggi (7 aprile del 1995): protocollo d\u2019intesa approvato da Ordine dei Giornalisti, Associazione che comprende Istituti di Ricerche di mercato (ASSIRM), <\/strong>si occupa di regole di comportamento per la correttezza delle informazioni sui sondaggi. Il giornalista deve offrire al lettore tutti gli elementi che gli consentano una lettura critica dei risultati del sondaggio.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell\u2019esercizio attivit\u00e0 giornalistica (26 e 27 marzo 1998) \u2013 rif.Testo unico sulla privacy (D. lgs 196\/2003). <\/strong>\u00c9 legge come allegato al 196\/2003 ed \u00e8 stata approvato dal Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti. In questo testo, viene sancito il principio generale che chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano. Affronta in maniera abbastanza ambigua la questione dell\u2019equilibrio nel delicato rapporto tra diritto di cronaca e protezione della sfera di riservatezza dei cittadini. Tra i principi riaffermati: dignit\u00e0 dell\u2019interessato, riservatezza, identit\u00e0 personale, diritto alla protezione dei dati personali.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice di autoregolamentazione TV e minori (29 novembre 2002): emanato con Decreto Ministero Comunicazioni 29 novembre 2002, <\/strong>tale codice tutela il minore nella sua veste di utente e fruitore del messaggio televisivo.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Europa e informazione: la Carta di Gubbio (21 maggio 2004):<\/strong> approvata dall\u2019Ordine dei Giornalisti, sancisce il principio della separazione del potere economico e mediatico da quello politico, a salvaguardia della democrazia; fa riferimento ai concetti di conflitto di interessi e incompatibilit\u00e0<strong>. <\/strong>Vengono inoltre riaffermati i seguenti principi: la libert\u00e0 dell\u2019informazione, la libert\u00e0 della ricerca, la libert\u00e0 della comunicazione, la libert\u00e0 di espressione culturale rappresentano diritti civili insopprimibili per tutti i cittadini dell\u2019Unione europea. Riconosciuto il diritto di accesso alle reti.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta dei doveri dell\u2019informazione economica (8 febbraio 2005):<\/strong> approvata dal<strong> Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti <\/strong>e da<strong> Consob,<\/strong> disciplina le regole di informazione economica e definisce i principi di responsabilit\u00e0 e trasparenza nelle informazioni economiche<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi (25 luglio 2007) \u2013 rif.Decreto del Ministero delle Comunicazioni 21 gennaio 2008 n.36, in G.U. 8 marzo 2008, n. 58. <\/strong>Approvato da Min. delle Comunicazioni, Min. delle Politiche giovanili, Min.Giustizia e Ordine nazionale dei giornalisti, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Unione stampa sportiva italiana, Federazione Italiana<strong> Editori <\/strong>Giornali<strong>. <\/strong>Si tratta di un codice approvato dopo la morte dell\u2019Isp.Raciti e si occupa di autoregolamentazione dell\u2019informazione sportiva<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Roma (12 giugno 2008):<\/strong> approvata dal <strong>Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa, <\/strong>si tratta di una carta deontologica molto importante e significativa avente per oggetto l\u2019informazione su rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti. Nel documento, si invita a prestare particolare attenzione all\u2019adozione di termini giuridicamente appropriati, all\u2019aderenza alla realt\u00e0 dei fatti, evitando termini impropri e la diffusione di informazioni.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Decalogo del giornalismo sportivo (31 marzo 2009): <\/strong>approvato dal Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti, affronta il tema del confronto che i giornalisti hanno con societ\u00e0 e organizzazioni sportive e con le autorit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice di autoregolamentazione per i processi in tv (22 maggio 2009):<\/strong> approvato da Autorit\u00e0 per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom, Rai, Mediaset, RTI, Telecom Italia Media, FRT, Associazione Aeranti-Corallo, Fnsi, Cnog<strong>, <\/strong>critica apertamente i processi-show trasferiti dalle aule di giustizia in televisione e pone l\u2019enfasi sui seguenti principi: richiamo alla differenza fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, sempre nel pieno rispetto dei diritti inviolabili della persona.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Firenze (8 novembre 2011) \u2013 <\/strong>dedicata a Pierpaolo Faggiano, giornalista precario suicida e approvata dal Consiglio nazionale Ordine dei Giornalisti. Richiama tutti i principi deontologici fondamentali, ponendo l\u2019accento su: riconoscimento e rispetto della dignit\u00e0 e della qualit\u00e0 professionale di tutti i giornalisti, dipendenti o collaboratori esterni e freelance. Il tema cruciale \u00e8 quello della precariet\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta dei doveri del giornalista degli uffici stampa (10 novembre 2011): <\/strong>documento che disciplina le attivit\u00e0 degli uffici stampa degli enti pubblici e privati e richiama, in particolare, il seguenti principio: autonomia dell\u2019informazione indipendentemente dalla collocazione dell\u2019Ufficio Stampa nell\u2019ambito della struttura pubblica o privata.<\/p>\n<p>Dalla rilettura delle carte deontologiche elaborate dalla categoria giornalistica, emerge chiaramente come la questione del \u201cgenere\u201d o, comunque, dell\u2019<em>ottica di genere <\/em>non venga minimamente affrontata: solo in qualche caso (cfr. Carta dei doveri del giornalista dell\u20198 luglio 1993) abbiamo potuto registrare un esplicito, ma generico, riferimento alla <em>non discriminazione per sesso<\/em> riconosciuta come valore fondamentale (anche nella Costituzione) \u00a0o il riferimento alla tutela della sfera sessuale delle persone (cfr. art.11 del Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell\u2019esercizio attivit\u00e0 giornalistica); per il resto tutti i codici deontologici (in molti casi, lo si evince anche dalla titolazione del documento) non si occupano della prospettiva di genere e delle relative problematiche, e ci riferiamo anche a quelli elaborati e approvati pi\u00f9 di recente; logicamente, i documenti pi\u00f9 datati non avrebbero potuto considerare il <em>genere<\/em> \u2013 o essere redatti nell\u2019ottica di genere \u2013 essendo una tematica, in quel momento, ancora poco discussa e\/o assente dalla copertura mediatica, oltre che dal dibattito pubblico italiano. Nelle Carte esaminate, il riferimento \u00e8 sempre a principi e valori fondamentali \u2013 anche da un punto di vista etico, oltre che deontologico-professionale \u2013 e l\u2019enfasi viene posta su diverse tutele previste, che vanno dalla \u201cpersona\u201d al minore, all\u2019immigrato, alla tutela delle vittime di tratta, della salute mentale e fisica etc., con una rilevanza particolare assegnata al concetto di <em>dignit\u00e0<\/em>. Tutele e principi che vanno puntualmente a scontrarsi, non solo nei codici, con il diritto\/dovere di cronaca. Dimensioni, queste, assolutamente fondamentali ma \u2013 lo ribadiamo \u2013 le carte deontologiche non entrano mai nel merito della cruciale questione di cui ci stiamo occupando, anzi tendono ad utilizzare spesso un linguaggio che alcune linee guida per la comunicazione di genere (lo vedremo in seguito) non avrebbero difficolt\u00e0 a definire \u201csessista\u201d o, quanto meno, costruito al maschile.<\/p>\n<p>Va sottolineata, tuttavia, l\u2019attenzione e la sensibilit\u00e0 della categoria giornalistica alle problematiche sociali che, di volta in volta, diventano centrali in virt\u00f9 della copertura mediatica ricevuta: singolare, in tal senso, l\u2019assenza di un testo specifico sulle discriminazioni di genere che rappresenterebbe un ulteriore passo avanti nella costruzione di una consapevolezza condivisa di <em>genere<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il contributo dell\u2019autodisciplina pubblicitaria e le carte dei comunicatori<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il settore dell\u2019autodisciplina e dei codici deontologici dei pubblicitari \u00e8 quello che, senza dubbio, presta maggior attenzione al problema del genere, mostrandosi particolarmente sensibile alle relative problematiche. Non possiamo, tuttavia, non sottolineare come tale aspetto costituisca quanto meno un paradosso: infatti, pur evidenziando consapevolezza del problema ed essendo diversi i codici di autodisciplina del settore riferibili all\u2019ottica di genere, non possiamo non registrare come l\u2019universo anche simbolico della pubblicit\u00e0 continui ad utilizzare ed a promuovere stereotipi, luoghi comuni, immagini strumentali di figure femminili costantemente rappresentate come \u201crichiamo sessuale\u201d, oggetto del desiderio, spesso sottomesse all\u2019altro sesso, altrettanto spesso in situazioni che richiamano i peggiori <em>clich\u00e9<\/em> riguardanti anche il mondo del lavoro e i ruoli istituzionali<\/strong>. Tuttavia, le norme di autodisciplina pubblicitaria, promosse anche da organismi internazionali, hanno avuto il merito indiscutibile di evidenziare come i messaggi pubblicitari potessero, in maniera pi\u00f9 o meno corretta e\/o subliminale, veicolare immagini lesive della dignit\u00e0 delle persone, e non soltanto delle donne. Numerose, in tal senso, le istituzioni che vigilano sulla effettiva applicazione delle norme di autodisciplina, anche se, spesso, si ha l\u2019impressione che ci si sia talmente assuefatti ad un certo tipo di messaggi pubblicitari che la soglia di accettabilit\u00e0 sociale si sia notevolmente abbassata. Riportiamo di seguito alcuni documenti importanti in merito:<\/p>\n<p>&#8211;<strong>European Advertising Standard Alliance, 1996, Survey on Self-Regulation for Advertising and the Portrayal of Women and Men in Europe, EASA Report, Bruxelles: <\/strong>nel 1996 l\u2019EASA ha prodotto uno studio comparativo sulle raffigurazioni di uomini e donne che ha coinvolto 21 Stati membri<\/p>\n<p><strong>-Codice deontologico tecnici pubblicitari \u2013 Ass.Tecnici pubblicitari (23 marzo 1996):<\/strong> documento che promuove il valore della professionalit\u00e0 e della correttezza;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice della Camera di Commercio Internazionale (ICC Code 1997): <\/strong>segnalo, in particolare, art. 4 \u201cla pubblicit\u00e0 non dovrebbe permettere alcuna forma di discriminazione, inclusa quella basata sul sesso\u201d;<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Reccomandation \u201cImage de la Personne Humaine\u201d \u2013 Bureau de V\u00e9rification de la Publicit\u00e9, Francia (2001)<\/strong>. Il documento promuove apertamente la lotta agli stereotipi sessisti e propone il concetto di \u201ccosificazione\u201d (riduzione della donna a funzione di oggetto);<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice dell\u2019Autodisciplina pubblicitaria Italiana (56\u00b0 ed. 2012) \u2013 a cura dell\u2019Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP)<\/strong>, il quale verifica l\u2019applicazione di regole che sono ispirate al Codice della Camera di Commercio Internazionale. Principi fondamentali promossi: no a violenza, volgarit\u00e0 e indecenza, rispetto credenze morali, civili e religiose; in particolare, l\u2019art. 10 afferma anche che \u201cla pubblicit\u00e0 deve rispettare la dignit\u00e0 della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni\u201d.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>La rappresentazione della donna in televisione \u2013 Autorit\u00e0 per le Garanzie nelle Comunicazioni, Comitato Nazionale degli Utenti (2 marzo 2004).<\/strong> Il documento promuove una diversa rappresentazione femminile nei media e invita le emittenti a prestare attenzione alla figure femminili, soprattutto nei messaggi pubblicitari e nei programmi di intrattenimento.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice deontologico e di buona condotta dei comunicatori pubblici \u2013 Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale: <\/strong>il documento sottolinea in particolare il principio di uguaglianza dei cittadini, assicurando \u201cimparzialit\u00e0 e indipendenza nell\u2019esercizio dei compiti e delle funzioni affidate, anche al fine di garantire la piena attuazione del principio della parit\u00e0 di trattamento dei cittadini\u201d. Si parla di perseguimento dell\u2019interesse pubblico e la comunicazione prodotta deve essere finalizzata a questo.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Protocollo globale sull\u2019etica nelle relazioni pubbliche \u2013 Global Alliance (febbraio 2003): <\/strong>si tratta di un codice etico e di comportamento professionale, in cui vengono riconosciute l\u2019importanza della formazione professionale e della consapevolezza della responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Principi professionali e codici di comportamento delle relazioni pubbliche in Italia \u2013 Assorel (27 febbraio 2003): <\/strong>il documento si occupa di ruoli, funzioni e responsabilit\u00e0 dei consulenti e delle agenzie di Relazioni Pubbliche. Tra i principi deontologici promossi c\u2019\u00e8 il rispetto delle regole e delle leggi della comunicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Linee guida e documenti sulla comunicazione di genere: il \u201ccaso Italia\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Sempre a proposito dell\u2019<em>uso non sessista della lingua<\/em> (Sabatini, 1986 e 1987; Lepschy,1989), va sottolineato come nel nostro paese la questione sia ancora tutta da sviluppare e lo si comprende bene da come i media e la stampa, nonostante numerosi documenti (istituzionali e non) siano stati prodotti in merito, tendano ancora a produrre <em>stereotipi<\/em> e luoghi comuni sul genere femminile e ad utilizzare il maschile con funzione neutra (come noto, la lingua italiana non prevede il genere neutro). Sotto questo aspetto, nel campo della comunicazione istituzionale, la declinazione delle cariche al femminile \u00e8 gi\u00e0 ampiamente utilizzata in altri paesi europei, mentre in Italia \u00e8 poco regolamentata e, come abbiamo visto, \u00e8 lasciata alla responsabilit\u00e0 individuale delle pubbliche amministrazioni. Soltanto nel 2007, il Ministero per le riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione e la Ministra per le Pari opportunit\u00e0 hanno emanato una <em>Direttiva sulle misure per attuare parit\u00e0 e pari opportunit\u00e0 tra uomini e donne nelle Amministrazione pubbliche<\/em>, nella quale si definiscono proposte per un uso non discriminatorio della lingua. Tutte le linee guida analizzate sono riconducibili ai medesimi testi e documenti prodotti a livello di Unione Europea e di ordini e associazioni professionali (giornalisti, comunicatori, pubblicitari etc.). \u00a0Anche se \u00e8 doveroso ricordare che nel 1987, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri \u2013 Dipartimento per l\u2019informazione e l\u2019editoria \u2013 venne pubblicato <em>Il sessismo nella lingua italiana <\/em>di Alma Sabatini, testo che provoc\u00f2 un importante dibattito nel mondo dell\u2019informazione e in quello accademico, fornendo una discreta visibilit\u00e0 e pubblicit\u00e0 all\u2019interno della sfera pubblica: si trattava di un\u2019analisi che metteva bene in luce il legame tra discriminazioni culturali e discriminazioni semantiche. Venne anche ripubblicato in seguito a cura della Commissione nazionale per la Parit\u00e0 e le Pari opportunit\u00e0 tra uomo e donna ed \u00e8 certamente uno dei contributi pi\u00f9 citati e tuttora adottati. Passeremo ora in rassegna i documenti pi\u00f9 significativi in materia di linee guida per una comunicazione di genere, provando a fornire una chiave di lettura razionale e sistematica che ci permetta di individuarne punti di forza e criticit\u00e0, elementi ricorrenti e differenze:<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Comunicazione istituzionale e pari opportunit\u00e0. Linee guida per orientarsi \u2013 rif. \u00a0Progetto Comunico Donna n. 157568 \u2013 Progetto finanziato dalla Regione Lombardia con il contribuito del Fondo Sociale Europeo e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (<\/strong><a href=\"http:\/\/bit.ly\/1MFdc4D\"><strong>http:\/\/bit.ly\/1MFdc4D<\/strong><\/a><strong>): <\/strong>Si tratta di una sorta di rapporto di ricerca, che presenta anche alcuni dati, dichiarando di voler essere anche una guida per orientarsi. Tra i valori promossi e la parole-chiave ricordiamo: superamento degli stereotipi, cambiamento culturale, trasversalit\u00e0 di genere, equit\u00e0,\u00a0 rappresentativit\u00e0 dei target, linguaggio inclusivo e rispettoso dei due generi, coinvolgimento donne nelle azioni.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Studio finalizzato all\u2019analisi di best practices e alla redazione di Linee Guida per la comunicazione istituzionale in chiave di genere, in attuazione della L.R. 7\/2007 della Regione Puglia: <\/strong>si tratta di un Report finale di ricerca (2009), completo e ben articolato, che parte dalle definizioni di comunicazione pubblica per arrivare alle azioni intraprese con riferimento alla comunicazione istituzionale di genere. Obiettivi dichiarati: rappresentare e dare visibilit\u00e0 a entrambi i sessi; utilizzare, nell\u2019elaborazione dei testi, un linguaggio inclusivo dei due generi; superare l\u2019uso strumentale, offensivo e oltraggioso dell\u2019immagine femminile; introdurre nei progetti di comunicazione elementi che diano visibilit\u00e0 ai flussi migratori; stimolare il contributo e la partecipazione di donne professioniste al progetto di comunicazione.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Raccomandazioni per lo sviluppo di una comunicazione istituzionale attenta al genere, Koin\u00e9tica, maggio 2008 a cura di R.E.P. (Rete Elette Pugliesi): <\/strong>si tratta di Linee guida agili ed estremamente sintetiche. I principi promossi sono: trasversalit\u00e0, equit\u00e0, rappresentativit\u00e0. Indicazioni pratiche: usare <em>multicanalit\u00e0<\/em>, chiarezza dei messaggi e, soprattutto, non diffondere e\/o promuovere un\u2019immagine strumentale della donna, facendo attenzione alle donne migranti. Nel documento si parla di fornire \u201cocchiali di genere\u201d.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Linee guida per la valorizzazione dell\u2019identit\u00e0 di genere e dell\u2019immagine femminile nella comunicazione istituzionale \u2013 Regione Piemonte (<\/strong><a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Awg5gz\"><strong>http:\/\/bit.ly\/1Awg5gz<\/strong><\/a><strong>): <\/strong>anche in questo caso sono Linee guida articolate in punti, il documento risulta sintetico ed efficace; viene promosso un linguaggio inclusivo dei due generi; declinazione del linguaggio al femminile e nessuna discriminazione, prestando attenzione alla multietnicit\u00e0; urgenza di superare l\u2019uso strumentale, offensivo e oltraggioso dell\u2019immagine femminile, intesa come richiamo sessuale: passivo oggetto di desiderio. Richiamo anche sull\u2019importanza di evitare termini offensivi dell\u2019identit\u00e0 di genere<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Vademecum per l\u2019uso del linguaggio non sessista \u2013 Provincia di Milano (<\/strong><a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Ge2ePQ\"><strong>http:\/\/bit.ly\/1Ge2ePQ<\/strong><\/a><strong>): <\/strong>nel documento viene posta particolare enfasi sul linguaggio, vengono perfino indicate \u201cparole da evitare\u201d; inoltre si forniscono consigli su come indicare le professioni al femminile.\u00a0 Il linguaggio deve risultare ampio e flessibile.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>M\u00eccomun\u00ecco. Comunicazione attenta al genere \u2013 Provincia di Milano (<\/strong><a href=\"http:\/\/bit.ly\/1FsvJz9\"><strong>http:\/\/bit.ly\/1FsvJz9<\/strong><\/a><strong>): <\/strong>altro testo a cura della Provincia di Milano, scritto con linguaggio chiaro, il testo \u00e8 estremamente sintetico anche nel dichiarare gli obiettivi: superare gli stereotipi, promuovere il cambiamento culturale; trasversalit\u00e0 di genere, equit\u00e0,\u00a0 rappresentativit\u00e0 dei target; utilizzo di un linguaggio inclusivo e rispettoso dei due generi.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Linee guida sulla Comunicazione orientata al genere. Consigliera Provinciale di Parit\u00e0 di Lodi\u00a0<\/strong> (<a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Ljvtrc\">http:\/\/bit.ly\/1Ljvtrc<\/a><strong>): <\/strong>va sottolineato che questo testo \u00e8 stato adottato dalla Rete Nazionale delle Consigliere di Parit\u00e0. Anche queste linee guida ritornano sulle stesse argomentazioni e principi: no all\u2019uso strumentale di immagini femminili, evitare ogni richiamo di tipo sessuale; rendere visibile soggettivit\u00e0 e presenza femminile nella realt\u00e0; utilizzare linguaggio inclusivo dei due generi; agevolare inserimento di donne di provenienza e cultura non italiane nel tessuto sociale; stimolare il contributo e la partecipazione di donne professioniste al progetto di comunicazione.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Linee-Guida per la valorizzazione dell\u2019identit\u00e0 di genere e dell\u2019immagine femminile nella comunicazione istituzionale \u2013 Comune di Macerata (<\/strong><a href=\"http:\/\/bit.ly\/1CnQwob\"><strong>http:\/\/bit.ly\/1CnQwob<\/strong><\/a><strong>): <\/strong>Linee guida presentate in forma di elenco. Essenziali e pratiche, promuovono la valorizzazione dell\u2019identit\u00e0 di genere e dell\u2019immagine femminile nella comunicazione istituzionale, superando l\u2019uso strumentale, offensivo e oltraggioso dell\u2019immagine femminile. Tra le indicazioni: offrire visibilit\u00e0 a entrambi i sessi e utilizzare linguaggio inclusivo dei due generi.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Brevi cenni sul linguaggio non sessista \u2013 Commissione per le Pari Opportunit\u00e0 \u2013 Comune di Sassari (25 maggio 2009): <\/strong>si tratta di linee guida che ricalcano, in tutto e per tutto, anche i riferimenti bibliografici dei documenti descritti in precedenza<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le Linee guida e il tentativo di operare una sintesi: caratteristiche essenziali e analogie <\/strong><\/p>\n<p>La catalogazione e l\u2019analisi dei materiali fin qui elencati e descritti, relativi alla comunicazione istituzionale di genere, ci ha permesso di individuare analogie, differenze e criticit\u00e0 dei documenti stessi. Intanto, tre gli ambiti problematici particolarmente evidenti e significativi, sulla cui base abbiamo tentato di operare un\u2019analisi pi\u00f9 sistematica: (a) Linguaggio e contenuti (b) Canali e strumenti (c) Destinatari.<\/p>\n<p>Sul <strong>piano del linguaggio e dei contenuti<\/strong>, le Linee guida e i vari testi analizzati (sulla comunicazione di genere) hanno evidenziato diversi elementi di continuit\u00e0, aspetti ricorrenti, formule ripetute e, per certi versi, esse stesse stereotipate. Abbiamo potuto rilevare un costante e ripetuto richiamo a particolari accorgimenti, molto simili anche nella scelta dei termini e, perfino, degli aggettivi. Riportiamo di seguito le indicazioni e i suggerimenti pi\u00f9 ricorrenti, vere e proprie \u201cformule\u201d caratterizzate da categorie concettuali anch\u2019esse ripetute pi\u00f9 volte:<\/p>\n<p>-utilizzare un linguaggio chiaro e diretto, coerente con il target di riferimento;<\/p>\n<p>-utilizzare un linguaggio inclusivo, evitando espressioni che potrebbero essere (involontariamente) anche offensive, e non soltanto dell\u2019identit\u00e0 di genere (considerare etnia, cultura etc.);<\/p>\n<p>-evitare scorrettezze terminologiche, facendo attenzione al significato esatto delle parole;<\/p>\n<p>-fare attenzione all\u2019uso monotono e ripetitivo di forme cristallizzate e della solita terminologia;<\/p>\n<p>-limitare l\u2019uso di figure retoriche e di perifrasi;<\/p>\n<p>-limitare l\u2019uso di termini eccessivamente tecnici e, in ogni caso, spiegarli;<\/p>\n<p>-fare attenzione all\u2019eccessiva emotivit\u00e0 nella scelta dei termini, degli slogan, nella titolazione e nei commenti;<\/p>\n<p>-la struttura delle argomentazioni deve essere chiara e logica;<\/p>\n<p>-fare attenzione nella scelta e nell\u2019uso delle immagini (foto e video).<\/p>\n<p>-fare attenzione nella scelta e nell\u2019uso di disegni e colori (spesso, sono sempre i medesimi, p.e. rosa, viola etc.);<\/p>\n<p>-la figura femminile va presentata e raffigurata non soltanto nei ruoli tradizionali (interscambiabilit\u00e0 dei ruoli) e occorre prestare attenzione anche alla scelta dell\u2019abbigliamento e dei colori;<\/p>\n<p>-non presentare pi\u00f9 la figura femminile come \u201crichiamo sessuale\u201d o come \u201coggetto del desiderio\u201d \u00a0\u2013 evitare la \u201c<em>cosificazione<\/em>\u201d della donna;<\/p>\n<p>-le figure femminili presenti nei testi non devono avere una funzione \u201cdecorativa\u201d: \u00e8 consigliabile fare riferimento a persone, ruoli, professioni, situazioni concrete, reali.<\/p>\n<p>-Costante anche il richiamo alla valorizzazione delle figure femminili come \u201csoggettivit\u00e0\u00a0 autonome\u201d, con un ruolo attivo nella societ\u00e0: occorre evitare ruoli stereotipati e situazioni di segregazione;<\/p>\n<p>-rendere visibile la presenza delle donne nell\u2019area delle decisioni, valorizzandone competenze ed esperienze<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rispetto ai canali di comunicazione ed agli strumenti<\/strong>, abbiamo riscontrato, ancora una volta, numerose analogie e corrispondenze anche nel lessico adottato. Anche in questo caso, ne riportiamo i punti pi\u00f9 frequentemente rilevati e significativi:<\/p>\n<p>-la scelta dei canali di comunicazione \u00e8 fondamentale e va effettuata nella prospettiva della multicanalit\u00e0;<\/p>\n<p>-la scelta dei canali e degli strumenti di comunicazione va effettuata conoscendo i comportamenti e i consumi culturali dei target di riferimento;<\/p>\n<p>-le azioni di comunicazione devono utilizzare old e new media, materiali on line e materiali off line;<\/p>\n<p>-occorre essere consapevoli della molteplicit\u00e0 degli strumenti comunicativi utilizzabili; dare la precedenza all\u2019utilizzo di quelli pi\u00f9 accessibili a tutti i tipi di target;<\/p>\n<p>-fondamentale il ruolo della Rete e, in particolar modo, del Web 2.0;<\/p>\n<p>-considerare e sfruttare le opportunit\u00e0 e le potenzialit\u00e0 dei nuovi social network (gi\u00e0 utilizzati da molte PP.AA. per fare <em>customer satisfaction<\/em> e coinvolgere i cittadini nelle decisioni \u2013 per ora, soprattutto a livello locale);<\/p>\n<p>-in ogni caso, utilizzare canali di comunicazione in grado di raggiungere tutte le donne, prestando attenzione alla fasce pi\u00f9 deboli (donne anziane, immigrate etc.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Con riferimento ai destinatari<\/strong>, i documenti analizzati e prodotti dalle pubbliche amministrazioni convergono anche sulla definizione delle strategie di medio e lungo periodo:<\/p>\n<p>-stimolare una conoscenza pi\u00f9 approfondita ed una condivisione delle informazioni, dei temi, delle azioni intraprese tra tutte le istituzioni e i servizi coinvolti (logica di network);<\/p>\n<p>-stimolare una conoscenza pi\u00f9 approfondita dei fenomeni, anche da parte delle <em>audience;<\/em><\/p>\n<p>-promuovere l\u2019<em>accesso<\/em> delle donne ai mezzi di informazione sia come fruitori che come operatori;<\/p>\n<p>-coinvolgere le protagoniste delle azioni di comunicazione e\/o delle campagne nella loro progettazione, realizzazione e valutazione;<\/p>\n<p>-coinvolgere i soggetti responsabili nei processi decisionali, in una logica di sistema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Oltre<\/em> la deontologia. La centralit\u00e0 della dimensione etica<\/strong><\/p>\n<p>La descrizione e l\u2019analisi della documentazione raccolta ci mette senz\u2019altro nelle condizioni di provare a fornire una lettura critica di quanto emerso; una ri-lettura funzionale, perch\u00e9 no, anche ad un approccio alla complessit\u00e0 che intende fornire elementi per una possibile valutazione dei numerosi testi raccolti e catalogati. Quando, in una ricerca di questo tipo e con queste finalit\u00e0, si affronta la questione dell\u2019individuazione di possibili linee-guida per la comunicazione su un tema (il <em>genere<\/em>) cos\u00ec storicamente controverso, si entra evidentemente in un\u2019area della prassi \u2013 non soltanto comunicativa \u2013 i cui confini appaiono sempre meno definiti e riconoscibili. L\u2019ambito problematico \u2013 come abbiamo visto \u2013 diviene ancor pi\u00f9 complesso nel momento della comparazione e del confronto con i codici deontologici di giornalisti, pubblicitari e comunicatori. Si tratta di una complessit\u00e0 legata a molteplici dimensioni che richiede, in ogni caso, un <em>approccio alla complessit\u00e0<\/em> e una logica che non pu\u00f2 che essere di sistema. Perch\u00e9, l\u2019oggetto \u201ccomunicazione di genere\u201d \u00e8 multidimensionale e chiama in causa pi\u00f9 livelli di discorso: richiede, in altre parole, una nuova prospettiva epistemologica e una capacit\u00e0 di analisi pi\u00f9 centrata sul sistema di relazioni tra le variabili coinvolte che sulle variabili stesse (Bateson, 1972). Inoltre, al di l\u00e0 della comunicazione di genere, quello dell\u2019etica e dell<em>e<\/em> deontologi<em>e<\/em> (intenzione vs responsabilit\u00e0), \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un terreno estremamente scivoloso e sconnesso che non si presta in alcun modo a ricette\u00a0 o soluzioni valide una volta per tutte<strong>. <\/strong>Tuttavia, ci\u00f2 non deve impedire la ricerca di un <em>innalzamento qualitativo del livello di consapevolezza<\/em> \u2013 da parte di operatori e destinatari delle azioni \u2013 rispetto alla complessit\u00e0 e alle criticit\u00e0 che la prassi informativa e comunicativa comporta e che richiede urgentemente una formazione di pi\u00f9 ampio respiro<strong>. <\/strong>Non \u00e8 semplice, ancor di pi\u00f9 quando si affrontano le problematiche di <em>genere<\/em> e, pi\u00f9 in generale, le implicazioni di una <em>democrazia paritaria<\/em> tuttora incompiuta: esiste il rischio concreto, oltre che di non considerare tutte le variabili intervenienti, di <em>confondere le regole in senso tecnico con le regole in senso etico dell\u2019informare e del comunicare<\/em> (Dominici, 1998); d\u2019altra parte, l\u2019innovazione tecnologica tende a condizionare sempre di pi\u00f9 la progettazione e la realizzazione di qualsiasi azione comunicativa, non solo all\u2019interno della prospettiva di genere<strong>.<\/strong> Anche su questo punto, occorre prestare attenzione: esiste il rischio di confondere il <em>mezzo<\/em> con il <em>fine<\/em>, di credere che le tecnologie della comunicazione siano, non solo l\u2019infrastruttura organizzativa fondamentale, ma la comunicazione stessa, perdendo di vista il problema delle competenze e dei rapporti di potere.<\/p>\n<p>In altri termini, la questione cruciale di una <em>comunicazione responsabile<\/em> attenta al <em>genere<\/em> si \u00e8 resa ancor pi\u00f9 urgente ma, allo stesso tempo \u2013 ce ne siamo resi conto nel nostro percorso \u2013 \u00e8 aumentato il rischio di ridurre una questione cos\u00ec complessa e articolata ad un problema puramente linguistico o di <em>tecnicalit\u00e0<\/em> nell\u2019uso delle parole (Holmes \u2013 Meyerhoff,2003) anche se l\u2019urgenza di individuare termini e categorie concettuali pi\u00f9 adeguati e pertinenti all\u2019oggetto considerato \u2013 con le relative definizioni operative \u2013 \u00e8 reale<a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/03\/16\/per-una-comunicazione-attenta-al-genereun-percorso-complesso-tra-quadro-normativo-linee-guida-deontologia-e-questioni-etiche\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno degli elementi pi\u00f9 ricorrenti non soltanto nelle linee guida analizzate. Peraltro, alcuni manuali operativi sembrano, quasi paradossalmente, in un certo senso favorire la proliferazione di stereotipi e pregiudizi sul <em>genere<\/em>, o comunque il loro rafforzamento e la loro capacit\u00e0 di mediazione simbolica e culturale. La soluzione \u2013 a nostro avviso \u2013 non pu\u00f2 certamente essere nella definizione di una comunicazione \u201cneutra\u201d (che svuoterebbe il significato stesso del comunicare), nell\u2019adozione di un linguaggio politicamente corretto o, peggio ancora, nell\u2019individuazione di nuove forme di censura o magari \u201cpatenti\u201d (Popper, Condry 1994) da assegnare a comunicatori, operatori e\/o giornalisti \u201ccorretti\u201d; soluzioni di questo tipo, al contrario, risulterebbero quanto meno fuorvianti e potrebbero configurarsi come un preoccupante ridimensionamento delle fondamentali libert\u00e0 di informare ed essere informati. Non esistono \u2013 a nostro avviso \u2013 altre vie di uscita o scorciatoie: il nodo cruciale \u00e8 la formazione rigorosa e multidisciplinare che deve andare ad integrare le tradizionali competenze tecniche e tecnico-linguistiche, che dovrebbero essere gi\u00e0 in possesso delle suddette figure professionali.Fatte queste considerazioni e valutata la delicatezza del tema, non \u00e8 certamente impresa semplice \u2013 come detto \u2013 ragionare sulla complessit\u00e0 dell\u2019informare e del comunicare, a maggior ragione, in una prospettiva di genere partendo da un tipo di analisi che, in prima istanza, ha proprio l\u2019obiettivo di ridurre tale complessit\u00e0, fornendo anche alcune indicazioni operative per un esercizio pi\u00f9 professionale e concretamente responsabile dell\u2019attivit\u00e0 informativa e comunicativa. Si tratta, in fondo, di individuare i \u201cconfini\u201d di quella comunicazione che, oltre ad essere chiara ed efficace, deve essere in grado di <em>emanciparci<\/em>, allontanando i rischi di una comunicazione fondata sulla <em>dissimulazione<\/em>, orientata cio\u00e8 verso una visione particolare e parziale della realt\u00e0.<\/p>\n<p>I piani di discorso e i livelli di analisi da tenere insieme sono molteplici, come confermato dall\u2019analisi dei materiali raccolti; cos\u00ec come molteplici sono gli approcci disciplinari che consentono di mantenere quella prospettiva sistemica necessaria proprio in virt\u00f9 della natura sfuggente e ambigua dell\u2019oggetto di studio. Come noto, i complessi processi di <em>percezione<\/em> (individuale e collettiva) e di <em>costruzione\/rappresentazione sociale<\/em> del reale \u2013 nel nostro caso del \u201cgenere\u201d \u2013 sono mediati simbolicamente dal linguaggio e dalla comunicazione.<\/p>\n<p><strong>Dunque, per poter arrivare a riflettere sul tema dell\u2019etica dell\u2019informazione e della comunicazione (Apel, 1973, 1992, 1997), fornendo poi indicazioni di carattere operativo\u00a0 \u00e8 assolutamente necessario, per non dire propedeutico, tentare prima di chiarire alcune questioni riguardanti il rapporto tra linguaggio e realt\u00e0 e, in secondo luogo, le funzioni che linguaggio e comunicazione assolvono all\u2019interno dei sistemi sociali: riduzione della complessit\u00e0, mediazione dei conflitti, gestione del rischio\/incertezza (Dominici, 2011). Per entrare nel merito dell\u2019analisi, \u00e8 possibile sostanziare da subito tali questioni, ponendoci dei quesiti che \u2013 teniamo a precisare \u2013 non vogliono rappresentare, e di fatto non rappresentano, la semplice riformulazione delle ben note <em>apor\u00ece<\/em> dell\u2019etica della comunicazione (Fabris, 2004) e, pi\u00f9 in generale, degli studi su linguaggio e comunicazione. Si tratta di domande le cui possibili risposte si rivelano, a nostro avviso, oltre che funzionali, assolutamente fondamentali per il tipo di <em>lettura critica<\/em> che intendiamo proporre. Altrimenti, la nostra analisi rischierebbe di rimanere ancorata su un piano puramente descrittivo, legato inevitabilmente soltanto ad una (presunta) <em>correttezza tecnica <\/em>e <em>formale<\/em>. Anche se \u2013 \u00e8 bene chiarire \u2013 non si tratter\u00e0 di risposte esaustive, quanto di suggestioni e spunti che avrebbero meritato ben altro approfondimento.<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>comunicazione pubblica<\/strong>, non solo rispetto alle questioni di genere, non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di trascurare la dimensione etica relativa alle azioni ed alle strategie comunicative che si vogliono intraprendere. Senza calcolare la valenza strategica della <em>valutazione<\/em> della comunicazione che, di fatto, costituisce il vero salto qualitativo verso una Pubblica Amministrazione pi\u00f9 vicina alle cittadine ed ai cittadini. Si tratta \u2013 lo ribadiamo con forza \u2013 di un livello di analisi che va oltre i codici e\/o le carte deontologiche dei giornalisti (Viali, 2001) e dei comunicatori (Scandaletti, 2003). Le variabili da considerare sono numerose: proviamo a richiamarle attraverso un elenco di domande \u2013 assolutamente trasversali rispetto ai diversi settori della comunicazione \u2013 formulate non in via teorico-astratta bens\u00ec sulla base dell\u2019analisi dei testi effettuata. Si tratta di quesiti che hanno l\u2019obiettivo di mettere in luce dove si annida l\u2019ambiguit\u00e0 e l\u2019ambivalenza, l\u2019estrema difficolt\u00e0 delle proposte deontologiche e delle linee guida di definire un quadro di riferimento concettuale, teorico e metodologico inevitabilmente complesso:<\/p>\n<p>&#8211; \u00e8 il linguaggio che prende forma a partire dagli oggetti a cui si riferisce oppure \u00e8 il linguaggio a far esistere i propri oggetti, definendoli e rendendoli \u201cargomenti del sapere\u201d?<\/p>\n<p>&#8211; Qual \u00e8 il rapporto tra linguaggio, parole e oggetti denominati (genere, forme e modalit\u00e0 della discriminazione etc.)?<\/p>\n<p>&#8211; E a seguire: qual \u00e8 la relazione tra parole, oggetti e significati?<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 possibile, alla luce di una natura intrinsecamente complessa e sfaccettata, arrivare alla <em>definizione di un linguaggio e di una comunicazione \u201cneutri\u201d ed equidistanti<\/em>, assolutamente \u201coggettivi\u201d e in grado di preservare i principi della correttezza, dell\u2019obiettivit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 ?<\/p>\n<p>&#8211; Come possiamo garantire \u2013 nello specifico, rispetto alle questioni di genere e delle pari opportunit\u00e0 \u2013 i valori della rappresentativit\u00e0, della trasversalit\u00e0 e dell\u2019equit\u00e0 ?<\/p>\n<p>-E quale pu\u00f2 essere il contributo (valore aggiunto) della prospettiva etica e, in particolare, dell\u2019etica della responsabilit\u00e0?<\/p>\n<p>-Ed ancora: \u00e8 possibile trovare un accordo sulle dimensioni non soltanto semantiche ma pragmatiche del comunicare il <em>genere <\/em>?<\/p>\n<p>-Infine, e la questione \u00e8 strategica: esiste una correlazione \u2013 noi ne siamo convinti \u2013 tra formazione\/possesso delle competenze\/aggiornamento continuo e il comunicare in maniera eticamente responsabile, oltre che efficace ?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per una comunicazione attenta al <em>genere<\/em>: tra arbitrariet\u00e0 e ambiguit\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>Come noto, la realt\u00e0 in cui viviamo e agiamo \u00e8 una realt\u00e0 che tendiamo a percepire come \u201cnaturale\u201d, cos\u00ec come spesso identifichiamo come \u201cnaturali\u201d processi che, al contrario, sono \u201cculturali\u201d \u2013 esiti di un processo di <em>costruzione sociale <\/em>(Berger \u2013 Luckmann, 1966) \u2013 e scaturiscono da complesse dinamiche di <em>produzione sociale<\/em> dei codici e dei simboli condivisi. Possiamo senz\u2019altro affermare che questa realt\u00e0 empirica \u00e8 la risultante di un processo di <em>semiosi illimitata<\/em> in cui questa viene totalmente e completamente \u201cetichettata\u201d: in altri termini, il mondo intorno a noi viene <em>ricoperto<\/em> di etichette cariche di <em>significato<\/em> che di fatto attivano continui ed incessanti processi interpretativi anche in assenza di un interlocutore. Potremmo dire, richiamando una famosa metafora di Baudelaire, di trovarci proiettati, quasi gettati, all\u2019interno di un\u2019immensa <em>foresta di simboli<\/em>, nella quale la <em>decodifica<\/em> (interpretazione) dei significati semplici e complessi, manifesti e latenti, \u00e8 operazione tutt\u2019altro che scontata. Quando tentiamo di <em>interpretare<\/em> un comportamento, una situazione, un\u2019immagine o un testo di qualsiasi genere, forse non siamo mai sufficientemente consapevoli delle numerose implicazioni e passaggi (logici, cognitivi, semantici e sociali) che questa operazione comporta. Sembra diventare un processo quasi istintivo che, tuttavia, segue modalit\u00e0 pre-codificate all\u2019interno dei modelli culturali <em>egemoni (<\/em>Dominici).<\/strong> <strong>Ci\u00f2 avviene gi\u00e0 ad un primo livello di base in cui le parole e i concetti, nel dare un \u201cnome\u201d agli oggetti ed ai processi, ne rendono possibile la definizione in loro assenza. Gli <em>enunciati<\/em>, invece, svolgono la funzione di mettere in relazione tali denominazioni, creando tra queste delle connessioni che accrescono la complessit\u00e0 interpretativa: infatti, le parole non possono essere pensate e decodificate che all\u2019interno delle frasi, dei testi e delle situazioni concrete in cui vengono utilizzate. Pertanto, non \u00e8 possibile pensare di isolare e <em>decontestualizzare<\/em> le parole e i termini al fine di individuarne un\u2019interpretazione pi\u00f9 corretta e\/o dimensioni semantiche pi\u00f9 convincenti. Allo stesso modo, dobbiamo essere consapevoli che, nel momento in cui si condivide un <em>codice linguistico<\/em>, qualsiasi parola, qualsiasi significato della parola costituisce di fatto un \u201cprodotto sociale\u201d.<\/strong> Viceversa, il <em>significato testuale<\/em> tende a configurarsi come preciso e concreto, anche se definito all\u2019interno del sistema di regole e valori condiviso in un contesto storico-sociale. <strong>Altro aspetto importante riguarda il diverso valore informativo contenuto in ogni <em>enunciato<\/em>: cio\u00e8 il rapporto tra parola e oggetto \u201cetichettato\u201d (denominato) non esaurisce mai la questione fondamentale del suo significato.<\/strong> Inoltre, le singole parole non hanno soltanto un rapporto di <em>denotazione<\/em> (denominazione) o riferimento con gli oggetti che designano, esse in maniera molto pi\u00f9 articolata esprimono un <em>senso<\/em>. Tali variabili non possono essere sottovalutate (De Beaugrande \u2013Dressler, 1994; De Mauro, 2000<sup>6<\/sup>).<strong> Linguaggio e comunicazione, dunque, permettendo la condivisione delle risorse informative e conoscitive, rappresentano il vero valore aggiunto dell\u2019azione sociale che si caratterizza essenzialmente come un problema di conoscenza e di gestione delle informazioni. Si avverte, in tal senso, l\u2019esistenza di un <em>vuoto etico<\/em> (Jonas, 1979) che va necessariamente colmato con \u201cnuove\u201d responsabilit\u00e0 e con una rinnovata <em>consapevolezza<\/em> del potere e delle funzioni assolte dalla comunicazione e dall\u2019informazione all\u2019interno dei sistemi sociali e delle organizzazioni complesse (Invernizzi, 2000).<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel caso della nostra ricerca, si tratta, in sostanza, di una sfida che le PP.AA. non possono permettersi di perdere, magari trascurando il loro ruolo<\/strong><em> educativo<\/em> e di a<em>ccompagnamento al mutamento sociale<\/em>. La comunicazione \u2013 insieme all\u2019affermazione di una cultura della comunicazione \u2013 pu\u00f2 contribuire in maniera decisiva a promuovere una cultura attenta al <em>genere<\/em> ed alla valorizzazione delle differenze che potrebbe aprire ulteriori scenari e prospettive (Bimbi, 2003); ma pu\u00f2 anche determinare il rafforzamento di quegli stessi stereotipi e luoghi comuni, non considerando le specifiche caratteristiche di destinatari, strumenti, situazioni, contesti etc.<\/p>\n<p>Prima di addentrarci in considerazioni e indicazioni di carattere pi\u00f9 specifico, ci sia permessa una considerazione di carattere generale: <strong>rispetto all\u2019analisi condotta sulla comunicazione pubblica al femminile prodotta dalle PP.AA. \u2013 ma il discorso potrebbe essere allargato, tranquillamente, ad altri ambiti problematici \u2013 sembrano mancare ancora sia una vera e propria \u201ccultura della comunicazione\u201d, intesa come <em>servizio<\/em> e come <em>condivisione<\/em> di informazioni e conoscenze, che, dal punto di vista del modello organizzativo, la capacit\u00e0 di <em>fare rete<\/em>, di <em>fare sistema<\/em>. Nonostante alcuni segnali incoraggianti, legati alle innovazioni ed alle normative in materia di <em>trasparenza<\/em> e <em>accesso<\/em>, diversi sono i rapporti\u00a0 e gli studi che testimoniano un ritardo perfino nell\u2019applicazione della 150\/2000. Nello specifico, la percezione, con riferimento ai materiali analizzati, \u00e8 ancora una volta quello di una <em>sostanziale debolezza<\/em> o, quanto meno, di un\u2019inefficienza delle strategie di comunicazione con riferimento al <em>genere<\/em>. Sullo sfondo, risulta evidente la mancanza di una riflessione pi\u00f9 generale e sistematica sulla comunicazione istituzionale, che costituisce un\u2019ulteriore\u00a0 conferma del ritardo culturale del sistema-Paese rispetto a queste tematiche. Non \u00e8 soltanto un \u201cproblema di comunicazione\u201d, la questione \u00e8 <em>culturale<\/em> !<\/strong>\u00a0 <strong>Con riferimento particolare alle istituzioni, alle organizzazioni complesse, perfino alla Politica, si rende necessaria una riflessione sul <em>senso<\/em> profondo del comunicare, un discorso che chiama direttamente in causa i principi-guida della comunicazione pubblica (Faccioli, 2000; Grandi, 2001): ascolto, semplificazione (Fioritto, 1997), trasparenza, accesso, partecipazione, condivisione (Arena, 1999), inclusione (Bobbio, 2004), cittadinanza (democrazia).<\/strong> Di conseguenza, un\u2019analisi critica va fatta anche su un tipo di comunicazione che, troppo spesso, sembra improvvisata (a tutti i livelli, istituzionali e non) e inscrivibile nella ben nota (purtroppo) <strong><em>logica dell\u2019emergenza<\/em><\/strong>, che segna da sempre il nostro sistema-Paese. Ci\u00f2 dipende, essenzialmente, dal fatto <strong>che la comunicazione, in generale, e, nel nostro caso, la comunicazione pubblica (istituzionale, interna ed esterna, politica, sociale etc.) continua ancora ad essere vista, riconosciuta e, soprattutto, <em>percepita<\/em> \u2013 da operatori e non \u2013 come uno <em>strumento per l\u2019emergenza e per la gestione della crisi<\/em>: uno strumento fondamentale, magari indispensabile, ma per \u201cfare\/farsi pubblicit\u00e0\u201d, per promuovere la propria immagine o, peggio ancora, come uno strumento per coprire le inefficienze dei sistemi organizzativi e\/o delle strategie adottate. Siamo ancora lontani dalla <em>presa di coscienza<\/em> che \u201ccomunicazione \u00e8 organizzazione\u201d (Dominici\u00a01998 e sgg.)<\/strong>\u00a0e che qualsiasi azione comunicativa deve essere mirata, calibrata, continua nel tempo (soprattutto) e che deve essere sottoposta a <strong>valutazione<\/strong> <em>ex ante<\/em> ed <em>ex post<\/em>. <strong>Siamo ancora\u00a0 lontani dalla consapevolezza, di conseguenza, che la comunicazione pubblica pu\u00f2 e deve senz\u2019altro informare, educare, sensibilizzare, determinare comportamenti pi\u00f9 corretti: ma pu\u00f2 anche \u2013 ed \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 complesso e affascinante &#8211; accrescere la capacit\u00e0 di mobilitazione dei soggetti deboli\/discriminati (donne, immigrati, omosessuali, disabili, precari, lavoratori etc.), fornendo loro informazioni, conoscenze e, pi\u00f9 in generale, strumenti per essere cittadini fino in fondo; questo, evidentemente, incrementando il <em>capitale sociale<\/em> e l\u2019<em>empowerment<\/em> di tutti i soggetti coinvolti (Dominici 1998 e sgg.).<\/strong><\/p>\n<p>In conclusione, <strong>l\u2019auspicio \u00e8 che comunicazione e <em>formazione<\/em> (il Legislatore ha fornito, anche di recente, alcune risposte\/ indicazioni importanti in merito) possano rappresentare sempre pi\u00f9, nel prossimo futuro, le risorse e i <em>beni intangibili<\/em> che consentono, in generale, alle istituzioni, ai sistemi sociali ed alle organizzazioni complesse e, caso della nostra ricerca, alle pubbliche amministrazioni \u00a0di affrontare le problematiche sociali, politiche e culturali svolgendo quelle funzioni vitali di <em>mediazione\/gestione <\/em>delle<em> forme di conflittualit\u00e0 <\/em>e di<em> \u00a0discriminazione<\/em><\/strong>. A tutela del principio delle pari opportunit\u00e0, riconosciuto anche a livello costituzionale, e per la <em>concreta realizzazione di una cultura attenta e sensibile al \u00a0genere<\/em>. A maggior ragione, in un contesto storico-culturale come il nostro, dove le norme e le varie forme di tutela giuridica non sono state in grado di eliminare \u2013 probabilmente, non lo saranno mai \u2013 o, quanto meno, di ridimensionare le varie forme di discriminazione e, soprattutto, di violenza contro le donne (i \u201cdiversi\u201d, i soggetti deboli etc.), la comunicazione e la formazione rimangono quelle dimensioni assolutamente strategiche per la vita sociale, la Politica, <strong>per il risveglio di un <em>civismo<\/em> in grado di incidere sulla percezione (individuale e collettiva) e sui fenomeni di rappresentazione e autorappresentazione. Tre i livelli su cui incidere con strategie altrettanto specifiche: opinioni, atteggiamenti e comportamenti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>-K.O. Apel (1973), <em>Transformation der Philosophie (2 voll.),<\/em> Vol.1: <em>Sprachanalytik, Semiotik, Hermeneutik<\/em>, Vol.2: <em>Das Apriori der Kommunikationsgemeinschaft<\/em>, trad.it., <em>Comunit\u00e0 e comunicazione<\/em>, (ed.it. parziale, con intr. di G.Vattimo), Torino, Rosenberg &amp; Sellier, 1977.<\/p>\n<p>-K.O.Apel, <em>Discorso, verit\u00e0, responsabilit\u00e0. Le ragioni della fondazione: con Habermas contro Habermas<\/em>, (a cura di\u00a0 V. 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A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes<\/em>, trad.it., <em>Pragmatica della comunicazione umana. <\/em><em>Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi<\/em>, Roma, Astrolabio, 1971.<\/p>\n<p>-L.Wittgenstein (1953), <em>Philosophical Investigations<\/em>, trad.it., <em>Ricerche filosofiche<\/em>, Torino, Einaudi, 1967.<\/p>\n<p><strong>Linee guida e documenti sulla comunicazione di genere<\/strong><\/p>\n<p>-Comune di Macerata, <em>Linee-Guida per la valorizzazione dell\u2019identit\u00e0 di genere e dell\u2019immagine femminile nella comunicazione istituzionale <\/em>&#8211; <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1CnQwob\">http:\/\/bit.ly\/1CnQwob<\/a><\/p>\n<p>-Comune di Sassari, Brevi cenni sul linguaggio non sessista \u2013 Commissione per le Pari Opportunit\u00e0 (25 maggio 2009) <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1BpQ9SV\">http:\/\/bit.ly\/1BpQ9SV<\/a><\/p>\n<p>-Consigliera Provinciale di Parit\u00e0 di Lodi, <em>Linee guida sulla Comunicazione orientata al genere.<\/em> <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Ljvtrc\">http:\/\/bit.ly\/1Ljvtrc<\/a><\/p>\n<p>-Provincia di Milano, <em>M\u00eccomun\u00ecco. Comunicazione attenta al genere<\/em> <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1FsvJz9\">http:\/\/bit.ly\/1FsvJz9<\/a><\/p>\n<p>-Provincia di Milano, <em>Vademecum per l\u2019uso del linguaggio non sessista<\/em> \u2013 <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Ge2ePQ\">http:\/\/bit.ly\/1Ge2ePQ<\/a><\/p>\n<p>-Regione Lombardia, <em>Comunicazione istituzionale e pari opportunit\u00e0. Linee guida per orientarsi\u00a0 <\/em>\u2013 Progetto Comunico Donna n. 157568 \u2013 Fondo Sociale Europeo, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1MFdc4D\"><strong>http:\/\/bit.ly\/1MFdc4D<\/strong><\/a><\/p>\n<p>-Regione Piemonte, <em>Linee guida per la valorizzazione dell\u2019identit\u00e0 di genere e dell\u2019immagine femminile nella comunicazione istituzionale<\/em> <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Awg5gz\">http:\/\/bit.ly\/1Awg5gz<\/a><\/p>\n<p>-Regione Puglia, <em>Studio finalizzato all\u2019analisi di best practices e alla redazione di Linee Guida per la comunicazione istituzionale in chiave di genere<\/em>, in attuazione della L.R. 7\/2007<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>-Rete Elette Pugliesi (a cura di), <em>Raccomandazioni per lo sviluppo di una comunicazione istituzionale attenta al genere<\/em>, Koin\u00e9tica, maggio 2008 <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1Ekbj7i\">http:\/\/bit.ly\/1Ekbj7i<\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quadro normativo internazionale ed europeo<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>ONU,<\/strong> <strong><em>Convenzione sull\u2019eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna<\/em><\/strong>: testo adottato dall\u2019Assemblea generale il 18 dicembre 1979.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>ONU, <em>Obiettivo strategico J2 contenuto nella Piattaforma d\u2019azione della IV Conferenza mondiale sulle donne<\/em>, Pechino 1995.<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Risoluzione del Parlamento europeo del 14 ottobre 1987 sulla rappresentazione della donna nei mezzi di comunicazione di massa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Risoluzione n.1003 del 1 luglio 1993: approvata dal Consiglio d\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Risoluzione del Parlamento Europeo (18 gennaio 1994) su diritto alla segretezza delle fonti di informazione e della libert\u00e0 di stampa e segreto professionale<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Risoluzione del Consiglio d\u2019Europa del 5 ottobre 1995 sull\u2019immagine dell\u2019uomo e della donna nella pubblicit\u00e0 e nei mezzi di comunicazione (OJ C 296 del 10\/11\/1995).<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 1997 (A4-0258\/97) sulla discriminazione della donna nella pubblicit\u00e0;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211;<em>V Programma comunitario<\/em> (2000-2005) per la promozione della parit\u00e0 e pari opportunit\u00e0 tra donne e uomini.<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Unione Europea, Direttiva CE 89\/552 <em>Television Without Frontiers Directive (TVWF): <\/em>sottolinea la questione delle rappresentazioni di genere nei media.<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Legge 7 giugno 2000, n. 150 Disciplina delle attivit\u00e0 di informazione e comunicazione delle PP.AA.<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Unione Europea, Obiettivo 3.5 della Strategia Quadro Comunitaria (2001-2005): su \u00a0discriminazione delle donne nella pubblicit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Commissione Europea, Comunicazione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni: \u201c<em>Una tabella di marcia per la parit\u00e0 tra donne e uomini<\/em>\u201d (2006).<\/strong><\/p>\n<p><strong>-UNICEF, <em>Convenzione sull\u2019eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna<\/em>, Comitato sui diritti dell\u2019infanzia, 2006. (traduzione in lingua italiana della Convenzione adottata dalle Nazioni Unite nel 1979)<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Europarlamento, Risoluzione <em>How marketing and advertising affect equality between women and men (<\/em>2008),<\/strong><\/p>\n<p><strong>-Europarlamento, <em>Vademecum per evitare un uso sessista delle lingue<\/em> (Marzo 2009),<\/strong><\/p>\n<p><strong>-European Advertising Standard Alliance, <em>Survey on self-regulation for advertising and the portrayal of women and men in Europe<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le Carte deontologiche dei giornalisti<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta Informazione e Pubblicit\u00e0 (14 aprile 1988): approvata da OdG, FNSI, Assorel, Assap, Ferpi,Aisscom, TP<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Treviso (5 ottobre del 1990)<\/strong> \u2013 aggiornata con il Vademecum del 1995 e, successivamente, il 30 marzo del 2006 con osservazioni\u00a0 del Garante protezione dati personali: approvata da FNSI, Ordine dei giornalisti e Telefono Azzurro.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta dei doveri del giornalista (8 luglio 1993) \u2013 rif. Legge 69 del 1963<\/strong> \u2013 Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della stampa<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Perugia (11 gennaio 1995),<\/strong> approvata dal Consiglio dell\u2019Ordine regionale dei giornalisti, Federazione regionale dei medici e Ordine regionale degli psicologi.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta Informazione e Sondaggi (7 aprile del 1995<\/strong>): protocollo d\u2019intesa approvato da Ordine dei Giornalisti, Associazione che comprende Istituti di Ricerche di mercato (ASSIRM).<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell\u2019esercizio attivit\u00e0 giornalistica (26 e 27 marzo 1998<\/strong>) \u2013 rif.Testo unico sulla privacy (D. lgs 196\/2003).<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice di autoregolamentazione TV e minori (29 novembre 2002<\/strong>): emanato con Decreto Ministero Comunicazioni 29 novembre 2002.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Europa e informazione: la Carta di Gubbio (21 maggio 2004<\/strong>): approvata da Ordine dei Giornalisti.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta dei doveri dell\u2019informazione economica (8 febbraio 2005<\/strong>): approvata dal Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti e da Consob.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi (25 luglio 2007) \u2013 rif.Decreto del Ministero delle Comunicazioni 21 gennaio 2008 n.36, in G.U. 8 marzo 2008, n. 58<\/strong>. Approvato da Min. delle Comunicazioni, Min. delle Politiche giovanili, Min.Giustizia e Ordine nazionale dei giornalisti, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Unione stampa sportiva italiana, Federazione Italiana Editori Giornali.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Roma (12 giugno 2008):<\/strong> approvata dal Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Decalogo del giornalismo sportivo (31 marzo 2009):<\/strong> approvato dal Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice di autoregolamentazione per i processi in tv (22 maggio 2009):<\/strong> approvato da Autorit\u00e0 per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom, Rai, Mediaset, RTI, Telecom Italia Media, FRT, Associazione Aeranti-Corallo, Fnsi, Cnog.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta di Firenze (8 novembre 2011)<\/strong> \u2013 dedicata a Pierpaolo Faggiano, giornalista precario suicida e approvata dal Consiglio nazionale Ordine dei Giornalisti.<\/p>\n<p>&#8211;<strong>Carta dei doveri del giornalista degli uffici stampa (10 novembre 2011),<\/strong> approvata da OdG e FNSI.<\/p>\n<p><strong>Documenti autodisciplina pubblicitaria e carte dei comunicatori<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>European Advertising Standard Alliance, 1996, <em>Survey on Self-Regulation for Advertising and the Portrayal of Women and Men in Europe<\/em>, EASA Report, Bruxelles 1996.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice deontologico tecnici pubblicitari \u2013 Ass.Tecnici pubblicitari (23 marzo 1996):<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice della Camera di Commercio Internazionale (ICC Code 1997)<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Reccomandation <em>Image de la Personne Humaine<\/em> \u2013 Bureau de V\u00e9rification de la Publicit\u00e9, Francia (2001).<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong>Codice dell\u2019Autodisciplina pubblicitaria Italiana (56\u00b0 ed. 2012) \u2013 a cura dell\u2019Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP)<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong><em>La rappresentazione della donna in televisione<\/em> \u2013 Autorit\u00e0 per le Garanzie nelle Comunicazioni, Comitato Nazionale degli Utenti (2 marzo 2004).<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<strong><em>Codice deontologico e di buona condotta dei comunicatori pubblici<\/em> \u2013 Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211;<em>Protocollo globale sull\u2019etica nelle relazioni pubbliche<\/em> \u2013 Global Alliance (febbraio 2003).<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8211;<em>Principi professionali e codici di comportamento delle relazioni pubbliche in Italia<\/em> \u2013 Assorel, 27 febbraio 2003.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/pierodominici.nova100.ilsole24ore.com\/2015\/03\/16\/per-una-comunicazione-attenta-al-genereun-percorso-complesso-tra-quadro-normativo-linee-guida-deontologia-e-questioni-etiche\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Si veda in proposito il glossario della Commissione Europea, <em>100 Parole per la Parit\u00e0<\/em>, Lussenburgo (1998), che ha tradotto il vocabolario delle pari opportunit\u00e0 in tutte le lingue comunitarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stimolato dalla riflessione di Isa Maggi su La 27esimaora del Corriere della sera e, pi\u00f9 generale, dall\u2019articolarsi del dibattito pubblico \u2013 che, purtroppo, non pu\u00f2 non seguire ed adeguarsi alle fiammate emotive del sistema mediatico 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