{"id":6424,"date":"2015-03-29T01:24:30","date_gmt":"2015-03-29T00:24:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/?p=6424"},"modified":"2015-04-12T17:33:00","modified_gmt":"2015-04-12T15:33:00","slug":"il-potere-virtuoso-della-reti-sociali-e-il-disagio-della-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.statigeneralinnovazione.it\/en\/il-potere-virtuoso-della-reti-sociali-e-il-disagio-della-democrazia\/","title":{"rendered":"The virtuous power of social networks and the discomfort of democracy"},"content":{"rendered":"<p>In un bel libro del 2011, <strong><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/carlo-galli\/il-disagio-della-democrazia\/978880620430\">Il disagio della democrazia<\/a>, Carlo Galli<\/strong>\u00a0 affronta il tema fondamentale della democrazia, parlando di un doppio tipo di \u201cdisagio\u201d: a) un disagio soggettivo, legato ad un cittadino che, invece di partecipare e interessarsi, mostra disaffezione, indifferenza e accettazione passiva e acritica, quasi un imbarazzo per un regime di potere \u201cmorto\u201d o, comunque, non in un buono stato di salute; 2) un disagio oggettivo, di tipo strutturale, legato all\u2019inadeguatezza della democrazia e dei suoi istituti a mantenere i propri obiettivi umanistici (libert\u00e0, uguale dignit\u00e0, uguali diritti etc.).<\/p>\n<p>Ed \u00e8 servendomi di questa immagine forte (Galli spiega magistralmente il problema), che intendo contestualizzare e argomentare l\u2019iniziativa affascinante, per certi versi folle, ma terribilmente importante di #FOIA4Italy<\/p>\n<p>Ci eravamo lasciati parlando di\u2026 <strong>\u201cgoverno del potere pubblico in pubblico\u201d\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Un percorso evolutivo lungo e complesso, quello della comunicazione pubblica \u00a0e, pi\u00f9 in generale, della Pubblica Amministrazione in Italia (<strong>segnalo al riguardo due interessanti pubblicazioni: <a href=\"http:\/\/www.guerini.it\/index.php\/9788862505444-post-comunicazione.html\">Post-comunicazione<\/a> di Alessandro Papini e <a href=\"http:\/\/www.irpa.eu\/area-bibliografica\/recensioni-segnalazioni\/enrico-carloni-lamministrazione-aperta-regole-strumenti-limiti-dellopen-government\/\">L\u2019Amministrazione aperta<\/a> di Enrico Carloni<\/strong>). Un cammino che, inizialmente, ha portato con s\u00e9 una vera e propria rivoluzione culturale, tutt\u2019altro che completata la cui matrice \u00e8 (tuttora) costituita dalla <strong>Legge 241 del 1990<\/strong> che, nonostante le molteplici criticit\u00e0, ha di fatto costretto le pubbliche amministrazioni ad intraprendere la strada impegnativa (oltre che responsabile) della trasparenza e dell\u2019accesso (prerequisiti fondamentali dei regimi democratici). Una fase che avrebbe dovuto segnare l\u2019inizio della fine dei grandi apparati burocratici chiusi e inespugnabili. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato. <strong>Sono stati anni \u2013 lo ricordiamo \u2013 in cui tali dinamiche hanno ricevuto un\u2019ulteriore accelerazione dai fatti di Tangentopoli: in quel contesto, proprio la perdita di credibilit\u00e0 e di fiducia registrata da parte delle istituzioni e della Politica, ha favorito e reso pi\u00f9 urgente la richiesta di una Pubblica Amministrazione pi\u00f9 trasparente che avesse la forza e l\u2019autorevolezza di uscire dalla \u201ctorre d\u2019avorio\u201d, abbandonando la vecchia cultura burocratica fondata sul segreto e sul silenzio, per presentarsi come \u201csistema aperto\u201d ai cittadini<\/strong>. Ora quei presupposti, non soltanto giuridici, hanno esaurito la loro spinta propulsiva e mostrano quotidianamente segnali di debolezza che si concretizzano in diritti fondamentali non pienamente rispettati o, peggio ancora, non riconosciuti. Ecco perch\u00e9 l\u2019esigenza di un FOIA per l\u2019Italia (per tutti gli approfondimenti, compresi quelli riguardanti la proposta di legge, rinvio al sito http:\/\/www.foia4italy.it\/)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalla societ\u00e0 civile per la societ\u00e0 civile: un aspetto fondamentale, che va senz\u2019altro sottolineato, nell\u2019iniziativa #FOIA4Italy \u00e8 legato alla sua nascita ed evoluzione: un concepimento avvenuto \u201cdentro\u201d la societ\u00e0 civile, senza alcuna affiliazione politica; ben 32 associazioni e oltre 50 esperti che, da anni coinvolti su tali questioni, stanno lavorando per la definizione di: 1) una proposta di legge per un FOIA (<strong><em>Freedom of Information Act<\/em><\/strong>) italiano; 2) un manifesto che spieghi le ragioni profonde di tale proposta, una proposta dalle significative ricadute.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con #FOIA4Italy, la societ\u00e0 civile e, nello specifico, il mondo dell\u2019associazionismo si mettono ancora una volta in gioco \u2013 come spesso accade nei momenti di difficolt\u00e0 e di eccessiva rigidit\u00e0 dei sistemi di potere (e dei modelli culturali egemoni) \u2013 confermandosi preziosi \u201cindicatori\u201d della qualit\u00e0 di una cittadinanza attiva, e non subita, e di una democrazia che attraversa un momento, quanto meno, di difficolt\u00e0. Indicatori importanti sui quali, peraltro, non si registra ancora sufficiente consapevolezza, e non solo da parte della politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, <strong>la resistenza al cambiamento \u00e8 sempre \u201cculturale\u201d (cultura politica e cultura della P.A.). Anche per questa ragione forte, occorre insistere per avere un FOIA italiano: \u00e8 condizione necessaria per il ripensamento di un rapporto meno asimmetrico tra PA e cittadini<\/strong>. Ma, allo stesso tempo \u2013 lo ribadiamo con forza \u2013 \u00e8 necessario lavorare in parallelo sulle risorse umane, sulle competenze, investendo sulla formazione e puntando alla ridefinizione di uno spazio del sapere e dell\u2019agire pubblico, aperto e trasparente che fornisca, sia ai dipendenti della P.A. che ai cittadini, tutti gli strumenti necessari per esercitare i loro diritti e influenzare concretamente le decisioni che li riguardano. Ora, come gi\u00e0 accennato, tutto ci\u00f2 sembra ancora piuttosto lontano dal concretizzarsi, dal momento che <strong>le organizzazioni complesse (pubbliche e private) e le loro architetture, spesso, continuano ad essere progettate e realizzate non come \u201csistemi\u201d (feedback e condivisione di informazioni\/conoscenze\/competenze) ma come \u201cinsiemi\u201d di parti\/settori\/strutture, che si comportano come veri e propri compartimenti stagni, isolati e senza un\u2019efficace strategia di comunicazione (coordinamento e condivisione)<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al contrario, nella nostra prospettiva d\u2019analisi, <strong>comunicazione \u00e8 organizzazione<\/strong> (2005) anche se occorre essere consapevoli e precisare che: <strong>1) la tecnologia \u00e8 certamente una variabile fondamentale ma non risolve da sola i problemi organizzativi se non viene supportata da altre azioni; (2) oltre alle problematiche strutturali del digital divide, occorre fare i conti con il \u201ccultural divide\u201d(e lo ripeteremo sempre\u2026servono politiche di lungo periodo), e con una sfera pubblica costituita da cittadini, in molti casi, poco informati e interessati ai loro diritti e, ancor di pi\u00f9, ai loro doveri; dimensioni sottovalutate nelle loro profonde implicazioni che chiamano in causa educazione e istruzione<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di conseguenza, il <strong>complesso processo di trasformazione in atto delle pubbliche amministrazioni, dell\u2019azione amministrativa e, soprattutto, delle forme di democrazia, che ha come scopo essenziale quello di un\u2019amministrazione condivisa del Pubblico, non si completer\u00e0 fino a quando non sar\u00e0 stata fatta opera di educazione alla partecipazione ed alla cittadinanza<\/strong>, attraverso azioni mirate che hanno una rilevanza strategica. Ancora una volta, <strong>la questione cruciale concerne le competenze e la formazione anche \u2013 e soprattutto \u2013 dei cittadini, senza i quali il processo comunicativo innescato \u00e8, e rester\u00e0, incompleto e sterile. Anche nella societ\u00e0 delle Reti e del Web 2.0. Anche con un FOIA italiano!<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E qualche tempo fa, sulla scia di studi e ricerche che conduco ormai da anni (ma, non ve lo nascondo, si tratta di passioni che vivo anche, e soprattutto, come persona), sono partito, in un mio contributo sempre per N\u00f2va 24, da questo presupposto che considero \u2013 lo dico senza alcuna presunzione \u2013 un \u201cdato di fatto\u201d. Ve lo ripropongo, dedicandolo a tutt* coloro che hanno deciso di impegnarsi in questa impresa e di sostenerci, anche alimentando le dinamiche e i processi comunicativi in grado di incidere sul clima d\u2019opinione (fuor di ogni retorica sulla democrazia diretta, sulla trasparenza e sulla orizzontalit\u00e0 del web, non possiamo non rilevare come la Rete risulti decisiva in tal senso):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab\u2026la stretta, strettissima, correlazione esistente tra comunicazione (\u00e8 bene chiarirlo, intesa come accesso, condivisione, trasparenza, ascolto, servizio) e cittadinanza (partecipe del bene comune), tra comunicazione e democrazia; ma anche tra democrazia e visibilit\u00e0\/pubblicit\u00e0 del potere. In particolare, non posso non fare riferimento a <strong>Norberto Bobbio (1995, 1*ed.1984) quando definisce il governo della democrazia \u201ccome il governo del potere pubblico in pubblico\u201d, riconoscendo nella \u201cpubblicit\u00e0\u201d \u2013 opposta al \u201csegreto\u201d \u2013 uno dei cardini fondamentali della democrazia<\/strong>. Tuttavia, pur nella loro riconosciuta, oltre che basilare, importanza, i <strong>principi di visibilit\u00e0 e pubblicit\u00e0 servono a garantire (almeno dovrebbero\u2026) \u201cinformazione\u201d da parte della Pubblica Amministrazione verso i cittadini, ma non contemplano l\u2019opportunit\u00e0 della \u201ccomunicazione\u201d per\/con i medesimi (reciprocit\u00e0 \u2013 partecipazione \u2013 coinvolgimento); dal momento che la comunicazione \u2013 come proveremo ad argomentare \u2013 \u00e8 un processo sociale complesso che implica accesso, trasparenza, condivisione, coinvolgimento, partecipazione (uno dei concetti-chiave \u00e8 engagement). <\/strong>Tuttavia, non \u00e8 inutile ribadirlo, affinch\u00e9 si verifichino (almeno) le condizioni dei principi\/valori appena elencati (la loro traduzione operativa risulta ancora pi\u00f9 complicata), \u00e8 necessario che il processo comunicativo \u2013 sia a livello di comunicazione interpersonale che di comunicazione organizzativa e dei sistemi sociali (in questa caso dallo Stato ai cittadini -&gt; sfera pubblica) \u2013 coinvolga <strong>cittadini (soprattutto) consapevoli con teste ben fatte (-&gt;ruolo strategico di scuola e istruzione), informati e competenti (non soltanto dal punto di vista \u201ctecnico\u201d) perch\u00e9 \u2013 mi si passi quello che pu\u00f2 sembrare uno slogan ma, almeno per chi scrive, non lo \u00e8 \u2013 si pu\u00f2 essere \u201csudditi\u201d anche in democrazia\u2026non conoscendo i propri diritti\/doveri (la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza \u00e8 estremamente sottile); non conoscendo gli strumenti e i canali; non essendo sufficientemente alfabetizzati e (appunto) competenti per partecipare attivamente alla costruzione di una sfera pubblica autonoma, in grado di fare pressione sulla politica e sul \u201cSovrano\u201d(potere) e di incidere sui processi decisionali. <\/strong>Sull\u2019importanza, in tal senso, del tessuto sociale, della qualit\u00e0 del capitale sociale, delle reti e dei movimenti, delle forme di cooperazione e associazionismo, che oggi trovano, nella Rete, l\u2019infrastruttura e l\u2019ecosistema fondamentale per autoriprodursi e intensificare i legami (-&gt; mi viene in mente anche il concetto di autopoiesi) \u2013 rimando ad un post precedente. Da sottolineare, inoltre, <strong>come il riconoscimento del valore della trasparenza avvenuto, ormai definitivamente, non soltanto a livello legislativo, spinga sempre pi\u00f9 le organizzazioni complesse (pubbliche e private) a ricercare una configurazione come \u201csistemi aperti\u201d, in grado di gestire al meglio la complessit\u00e0, appunto aprendosi all\u2019ambiente: una complessit\u00e0 sempre legata ad una carenza o, comunque, ad una cattiva gestione della conoscenza.<\/strong> Di conseguenza, tali processi implicano un <strong>ripensamento complessivo dei modelli organizzativi<\/strong>, del concetto stesso di comunicazione e, pi\u00f9 in generale, l\u2019esigenza forte di quella che, pi\u00f9 volte in passato, abbiamo evocato come <strong>\u201c<a href=\"http:\/\/blog.debiase.com\/2014\/02\/dominici-la-comunicazione-e-condivisione-di-conoscenza-il-resto-e-discussione\/\">new culture of communication<\/a><\/strong><strong>\u201d<\/strong>. Allo stesso tempo,<strong> \u00e8 urgente che cresca, sempre pi\u00f9 rapidamente, la consapevolezza che il cambiamento, sociale e organizzativo, non viene e non pu\u00f2 essere realizzato soltanto dall\u2019innovazione tecnologica e\/o da una migliore, e sempre pi\u00f9 specifica, definizione del quadro normativo. Molto banalmente (anche se spesso, proprio per la sua apparente banalit\u00e0, tale \u201cprincipio\u201d viene poco considerato), le persone, i gruppi, le comunit\u00e0 possono ostacolare \u2013 pi\u00f9 o meno volontariamente \u2013 il cambiamento (si pensi al concetto di clima organizzativo)\u00bb<\/strong>.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un bel libro del 2011, Il disagio della democrazia, Carlo Galli\u00a0 affronta il tema fondamentale della democrazia, parlando di un doppio tipo di \u201cdisagio\u201d: a) un disagio soggettivo, legato ad un cittadino che, invece [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2498,"featured_media":6426,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[292,293,284,278,296,294,172,297,303,302,300,299,210,12,31,295,301,298,153],"class_list":["post-6424","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinioni","tag-accesso","tag-cittadinanza","tag-complessita","tag-comunicazione","tag-comunicazione-pubblica","tag-democrazia","tag-foia","tag-freedom-of-information-act","tag-il-sovrano","tag-legislatore","tag-norberto-bobbio","tag-norme","tag-pa","tag-partecipazione","tag-pubblica-amministrazione","tag-reti-sociali","tag-sistemi-aperti","tag-tecnologia","tag-trasparenza"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v21.1 (Yoast SEO v27.6) - 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Formatore professionista, \u00e8 Visiting Professor presso l\u2019Universidad Complutense di Madrid e ha tenuto lezioni e conferenze in numerosi atenei nazionali e internazionali. Scientific Director del Complexity Education Project e Director (Scientific Listening) presso il Global Listening Centre. \u00c8 Membro dell\u2019Albo dei Revisori MIUR e del WCSA (World Complexity Science Academy), fa parte di Comitati scientifici nazionali e internazionali. 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