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Adesso che lo Statuto è stato approvato, l’Agenzia per l’Italia Digitale entra in piena operatività. Tra le prime incombenze, quella di avviare le attività sul capitolo delle “comunità intelligenti”, con diversi punti ancora da chiarire ed elevati rischi di fallimento.

Smart City, Smart Community e Comunità Intelligenti

Con l’approvazione dello Statuto possono essere avviate le attività di impostazione in carico all’Agenzia per l’Italia Digitale. Tra queste una delle più strategiche e più controverse è quella relativa alle “Comunità Intelligenti” (a cui è dedicato l’art.20 della legge “sull’Agenda Digitale”).

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Credo siano difficili alternative ad un governo che nasca e ottenga il voto di fiducia sulla base di un programma di pochi punti, concreto e in grado

  • di recepire il chiaro messaggio di cambiamento che ha dato l’elettorato;
  • di valorizzare le convergenze che sono presenti sui punti programmatici di più forze politiche e che quindi possono essere sostenuti dalla maggioranza dei parlamentari.

Sui temi dell’innovazione e del digitale, nei mesi di campagna elettorale sono emersi più punti di condivisione, che quindi possono essere (a meno di smentite e passi indietro strumentali a questa fase politica) una base per la definizione di una parte di un programma di governo in grado di accogliere i favori della maggioranza parlamentare.  Si può pretendere che questi punti condivisi siano parte importante del programma del nuovo governo. Si deve pretendere.

Partiamo dalle adesioni formalizzate in campagna elettorale da diversi candidati sulle iniziative della società civile (quelle contro la corruzione, per la trasparenza e per la Carta d’intenti per l’Innovazione). Possiamo proporre che siano questi i punti da inserire, sulla base di una costruzione graduale di una strategia sull’innovazione:

  1. lotta alla corruzione (uno dei principali ostacoli alle politiche dell’innovazione), riformando la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) e quindi migliorando subito dopo la legge anti-corruzione approvata nel 2012;
  2. attuazione della trasparenza nella politica, sia rispetto ai dati dei parlamentari (curriculum vitae professionale, situazione reddituale e patrimoniale, storia giudiziaria personale, potenziali conflitti d’interesse) sia rispetto alle discussioni nelle commissioni e agli atti (agevolando l’utilizzo di strumenti di monitoraggio da parte dei cittadini, come  Open Parlamento);
  3. iniziative per l’innovazione (i punti della Carta d’intenti per l’Innovazione):
  • definizione e avvio di un programma nazionale per l’alfabetizzazione digitale,;
  • politiche per porre la Scuola al centro come luogo di investimento e di creazione di valore;
  • attuazione di pratiche di Open Government nei processi decisionali;
  • promozione del commercio elettronico e sviluppo della cultura digitale delle piccole e medie imprese;
  • accesso in banda larga come servizio universale, garantendo anche l’accesso alla rete come diritto di cittadinanza;
  • riduzione delle barriere all’ingresso del mercato delle telecomunicazioni, rivedendo meccanismi e tariffe che oggi impediscono ai piccoli operatori e alle cooperative di cittadini lo spazio di attività e permettere così anche la realizzazione del  modello della “fibra dei cittadini”.
  • riforma del modello del lavoro, con un adeguamento delle politiche del lavoro rivolte alle nuove forme di produzione del valore cognitivo, ridisegnando un sistema di welfare e di sostegno alla flessibilità e, in ottica più generale, introducendo anche meccanismi come il reddito minimo di cittadinanza;
  • sviluppo del mercato dell’open innovation, partendo dalle Regioni e incentivando le capacità di innovazione;
  • messa in rete l’intera filiera dell’Innovazione, tra Università, Impresa, Credito, Territorio, rivedendo la normativa sulle start-up e prevedendo e incentivando attività di trasferimento tecnologico.
  • promozione di politiche dell’innovazione sensibili alle differenze, a partire da quelle di genere.

Non solo misure a breve, ma anche di respiro più ampio che necessitano di una impostazione e di un avvio rapido, con azioni concrete legislative e amministrative ma anche di indirizzo e strategiche.

Da dove prendere le risorse?

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L’innovazione non è solo un fenomeno cittadino. Ciò è tanto più vero in Italia, paese che ha una storia plurimillenaria di innovazione. Un’esempio molto interessante è il Codice Forestale camaldolese, sintesi di un sapere che si origina nell’XI secolo da una fitta rete di comunicazione tra il mondo monastico europeo e la comunità scientifica araba. Un sapere tanto moderno da essere ripreso prima dall’INRM, poi dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e ora dall’INEA in un progetto volto a dare spunti alle politiche di sostenibilità ambientale ed economica nelle aree montane. Per citare un esempio, le società cooperative non sono un’invenzione contemporanea, ma se ne trovano esempi collegati ai monasteri camaldolesi già secoli fa. Cuore di questo progetto di conservazione e rielaborazione del sapere antico è il Collegium Scriptorium Fontis Avellanae. In questi giorni il Collegium ha pubblicato una lettera aperta, sottoscritta dal Presidente della Regione Marche e praticamente da ogni associazione di rappresentanza delle categorie produttive e delle istituzioni nella regione. La lettera si rivolge ai candidati premier e stimola una visione diversa della “fabbrica più competitiva e non delocalizzabile del paese: la montagna italiana”. || Read more

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Al link http://media.src.cnr.it/direttastreaming/1 è possibile seguire in diretta streaming l’evento “Meglio tardi che mai. L’Agenda dell’Innovazione per il futuro dell’Italia”

Per partecipare hashtag #SGInnovazione (e per i singoli temi degli Open Talk:  #Creatività #Inclusione #Sviluppo #Open).

Siamo stati Twitter Trend Topic (anche in seconda posizione in diversi momenti della giornata, il picco a fine mattina, sull’onda degli open talk).

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L’iniziativa della Carta d’intenti per l’Innovazione sta riscuotendo un consenso eccezionale. A sabato mattina sono 68 i candidati che hanno espresso la loro adesione e affermato il loro impegno a sostenere le dieci priorità della Carta. Altro dato interessante è che,  grazie alla mailing list WISTER, Women for Intelligent and Smart TERritories, si è diffusa la notizia tra le candidate che adesso sono 29 (percentuale di molto maggiore alla percentuale delle donne candidate nelle diverse liste).

Ed è rilevante ed eccezionale che i candidati siano di TUTTE le aree politiche: Centrodestra, Centrosinistra, FARE Fermare il declino, Lista Monti, Movimento Cinque Stelle, Rivoluzione Civile. Certamente alcuni non su tutti i punti, ma è importante che tutti abbiano così voluto condividere la necessità di porre l’innovazione e il digitale al centro della strategia per il futuro dell’Italia.

Il 4 febbraio al Convegno Meglio Tardi che Mai. L’agenda dell’innovazione per il futuro dell’Italia, presso il CNR a Roma, molti di loro (in presenza ma anche collegandosi a distanza) affermeranno e articoleranno il proprio impegno su questo tema.

Ma il 4 febbraio non potrà che essere una tappa di un percorso ambizioso finalizzato a far sì che quelle priorità possano diventare la piattaforma comune sull’innovazione su cui definire l’agenda dei lavori del prossimo parlamento. Il 4 sarà utile per condividere le modalità per continuare a mettere sensibilità, energie e competenze a fattor comune.

Un Convegno fondamentale e che si caratterizzerà anche per il dibattito della mattina sullo stato dell’Agenda Digitale italiana e sui prossimi passi.

Per diffondere le dieci priorità programmatiche della Carta d’Intenti per l’Innovazione abbiamo anche deciso di accettare di intervenire, dove saremo invitati, nei diversi convegni che si terranno da qui alle elezioni, in modo da affermarne la strategicità e ampliarne la condivisione sia tra i futuri parlamentari e consiglieri regionali sia tra tutti gli altri cittadini.

Quindi si parte dal Convegno del 4 febbraio. E non finisce qui.