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Il Parlamento alla sfida degli open data

È un tema fondamentale, tanto che molti economisti, il bocconiano Tito Boeri in testa, ne fanno un tema di battaglia da anni: l’accessibilità dei dati, e nel formato giusto. Per gli studiosi un argomento talmente cruciale da indurli ad entrare in polemica anche con i templi dei dati come l’Istat, che si sono adeguati in ritardo all’esigenza di economisti e sociologi di analizzare numeri e statistiche nei dettagli. Adesso l’istituto di statistica si è trasformato in una vera manna di dati “liberi”. Ma negli ultimi anni la cultura dell’open data, in realtà una sfida importante per tutti i cittadini e non solo per gli accademici, ha fatto passi da gigante ovunque ed è entrata anche prepotentemente nella vita quotidiana di molte persone.

Ieri il terzo International Open Data Day è stata l’occasione per un confronto su questo aspetto fondamentale delle nuove frontiere del web.

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23 febbraio: International Open Data Day, anche in Italia

Ci siamo, domani si svolgerà anche in diverse città italiane l’Open Data Day, per la prima volta in un mega-evento correlato a livello nazionale.

A Roma, all’Archivio Centrale dello Stato, si svolgerà l’evento-hub italiano, con i risultati dei lavori dei gruppi che si sono attivati negli ultimi due mesi, racconti di esperienze, interventi degli enti pubblici che si stanno occupando degli Open Data, e naturalmente collegamenti con le altre città sedi di evento.

I dettagli all’indirizzo www.opendataday.it

Il Web? Sparito dai programmi

Nessuna delle liste in corsa per le elezioni ha messo tra le sue priorità la diffusione e la libertà della Rete. E dove la questione compare, sono solo accenni ‘di cortesia’ (Monti) o idee vecchiotte (M5S)

C’è una cosa che farebbe risparmiare 19 miliardi allo Stato in tre anni e 4,6 miliardi alle famiglie ogni anno, eppure è trascurata dai programmi politici dei partiti che si presenteranno alle prossime elezioni.

E’ l’Agenda digitale, quell’insieme di norme e misure che permetterebbero all’Italia di diventare un Paese in linea con l’Europa, quanto a innovazione delle imprese, della pubblica amministrazione e delle abitudini delle famiglie.

A dicembre il Parlamento ha convertito in legge il decreto Crescita 2.0, il primo mattone per l’Agenda digitale italiana, ma la costruzione è ancora debole, incompleta e richiederà il forte appoggio del prossimo governo per realizzarsi. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, c’è da preoccuparsi: «i programmi dei partiti sono lacunosi o, nei casi migliori, generici e poco aggiornati sul fronte delle misure per il digitale», dice Giuseppe Iacono, fondatore dell’associazione Stati Generali dell’Innovazione.

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Leggi la Carta d’Intenti per l’Innovazione.